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A quattrocento chilometri dal sogno. Posto fisso a distanza, la storia di un'insegnante del Fermano

Immagine di archivio

FERMANO - Un enorme punto interrogativo. Sintetizza così il suo futuro M. C., insegnante di sostegno, tra gli oltre 71 mila precari della scuola che quest'anno hanno presentato domanda per l'assunzione in ruolo. Una novità introdotta dal governo Renzi, che più o meno suona così: ci sono posti per tutti, ma sono sparpagliati un po' in tutta Italia. Dove sarà la tua stabilità, in pratica, lo decide il Ministero dell'Istruzione.

Perché ha presentato domanda? “Perché era l'unica possibilità che avevo per entrare di ruolo velocemente. Non è stata una scelta facile. Ho scritto e cancellato la domanda non so quante volte, ma alla fine mi sono decisa a spedirla. E' stato l'aspetto economico la leva più grande, l'idea di avere uno stipendio tutto l'anno e non solo fino a giugno come succede ai precari. Sono sposata e ho un figlio di nove anni a cui pensare, ho dovuto per forza fare i conti”.

Dove è stata destinata? “A Verona. E pensare che delle 101 province che dovevamo indicare nella domanda, Verona l'avevo messa al trentunesimo posto. Mai avrei pensato di finire lassù. Quest'anno però resto qui nel Fermano. Questo è un anno di prova, un'opportunità data a chi è riuscito ad ottenere una supplenza annuale nella sua provincia. Ma dal prossimo settembre dovrò partire, altrimenti addio ruolo”.

Un anno “cuscinetto”, insomma, per abituarsi all'idea di andarsene. “Nelle province di Fermo e Ascoli, almeno per il sostegno, tranne un paio di casi, siamo tutti riusciti ad evitare la partenza immediata. E' stata una specie di solidarietà tra colleghi che ci ha spinti ad aiutarci l'un l'altro, anche rinunciando ad incarichi di più ore, pur di dare la possibilità a tutti di restare. Il prossimo anno proveremo a chiedere il riavvicinamento, ma se non sarà accettato, dovremo partire”.

Un ricatto o cosa? “Sì, un ricatto. Il ruolo non è un regalo che ci viene fatto, ci spetta di diritto, ma è un diritto che, dopo anni di studio e sacrifici, abbiamo dovuto mercanteggiare. Che qualità di insegnamento offriremo lavorando a centinaia di chilometri da casa, con la testa piena di preoccupazioni e lo stipendio che se ne va via in spese? Ci hanno pensato a questo?”.

Qual è il suo attuale stato d'animo? “Penso ai colleghi con situazioni anche peggiori della mia. Penso a quelli che non hanno fatto domanda per paura di non riuscire a partire. In questo momento non sono padrona della mia vita, il mio destino è in mano ad altri. Ciononostante cerco di non farmi sopraffare dallo sconforto, spero nel riavvicinamento e, se devo guardare il lato positivo, penso che lavorare in una città sia comunque una grande opportunità, un arricchimento professionale straordinario”.

Come vivrà quest'anno? “Sono abbastanza serena. Per ora non voglio pensare a quello che sarà; vivo nel qui ed ora e cerco di fare bene il mio lavoro di ogni giorno. Non nego che la mia famiglia è stata destabilizzata da questa situazione. L'idea di sradicare mio figlio, che è nato e cresciuto qui, dalla sua vita mi preoccupa molto, ma quale sarebbe stata l'alternativa? Continuare a vivere nell'incertezza. Allora preferisco fare questo sacrificio e ottenere una garanzia per il futuro”.


Francesca Pasquali

Ultima modifica il Lunedì, 05 Ottobre 2015 15:22

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