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Pianeta scuola

La scuola che traballa

E anche queste vacanze estive sono terminate, la scuola è ricominciata per i nostri ragazzi. Come sempre, in questi periodi con il motore che sta ripartendo, si fanno riflessioni su quello che dovrà essere il prossimo anno, su quello che non è stato fatto nell’anno precedente e che dovrà necessariamente essere fatto in questo. E, soprattutto, su quello che avrebbe dovuto essere già stato fatto da tempo e, visto l’andazzo, si ha l’impressione che non ci si pensi nemmeno di fare né l’anno prossimo né mai. In questo numero si parla di edilizia scolastica nel territorio, segnata dalla paura per il crollo del tetto di un aula dell’ ITI di Fermo, verso la fine del passato anno scolastico, che ha innescato la necessità di verifiche statiche di tutte le strutture scolastiche “storiche” poste nel centro di Fermo, Liceo Classico “Annibal Caro” in testa che, come si sa, è oggetto di polemiche infinite ed ha visto il nascere di partiti pro o contro il suo spostamento con polemiche davvero feroci. E se quello della sicurezza di mura e tetti è un aspetto spinoso da affrontare, non di meno lo sarà quello didattico segnato, da anni a questa parte, da episodi poco edificanti, a voler essere buoni a definirli in questa maniera: vere e proprie vessazioni di giovani studenti nei confronti di professori. Ora, il problema della disciplina e della correttezza dei rapporti all’interno del mondo della scuola è un problema delicato, visto che di solito rispecchia il grado di civiltà e di cultura della Nazione, tuttavia si può dire che, tolti isolati episodi, nella nostra Italia tutto sommato possiamo dirci fortunati dal momento che questa dei rapporti professori/ alunni non è un’emergenza, o comunque si tratta di episodi sporadici che, però, la dicono lunga sulla tendenza sciagurata di tanti giovani a non saper riconoscere e rispettare l’autorevolezza di chi è preposto alla loro educazione, scolastica e di vita. Colpa solo loro? O è anche il sintomo di uno sgretolamento dei rapporti interni alle famiglie che certi valori non sanno trasmetterli più? Perché, e questo è ancora più grave, troppo spesso si assiste al fenomeno di genitori che, lungi dallo stigmatizzare il comportamento dei propri figli, addirittura li sostengono. Altro pericolo dilagante e consistente è invece il bullismo, fenomeno spregevole nei confronti del quale non bisogna mai abbassare la guardia. Possibile che i nostri figli crescano all’insegna della violenza e della vigliaccheria? Possibile che gli venga inculcato fin da piccoli la vigliacca violenza verso i più deboli? E da chi, o cosa, succhiano questo “latte” venefico? Ce la vogliamo prendere con le famiglie? Con i media? Con un sistema perverso che insegna che il più furbo e il più forte è il padrone del mondo? E qui il discorso potrebbe allargarsi ad altri argomenti, altre situazioni tragiche: vedi un passato di colonialismo selvaggio ai danni dei popoli del Terzo Mondo, che adesso sono condannati a crepare affogati in fondo al Mediterraneo. Ma questa è un’altra storia. Torniamo alla scuola. Ci sono i fenomeni mai venuti a galla che interessano la scuola in generale e che pesano, ad esempio, in maniera gravosa, sulle spalle delle famiglie: ad esempio, i libri di testo che furbescamente le case editrici ogni anno cambiano anche di poco, come i libri di matematica o di altre materie scientifiche i cui esercizi di anno in anno vengono spostati di pagina e cambiati di numero per impedire che le famiglie ricorrano al mercato sempre più fiorente del libro usato, che consente di vendere ed acquistare a prezzi più compatibili con le sempre più scarse disponibilità economiche delle famiglie. Stendiamo un velo pietoso poi su quello che da anni sta diventando molto più che un sospetto anche tra chi indaga per far rispettare le leggi: parliamo delle “ripetizioni”, rese quasi obbligatorie in certe situazioni per gli alunni con più difficoltà; ma è un’ancora di salvezza solo per pochi, dato che gli “aiutini” esterni costano un botto e chi se li può permettere si salva, gli altri sono praticamente condannati alla bocciatura. A poco o a nulla valgono gli ausili forniti dalle scuole per coloro che rimangono un po’ indietro: letteralmente presi d’assalto durante l’anno e i cui posti disponibili si esauriscono in un attimo. Non bisogna essere filosofi per capire che una società è giusta e viene amata dai suoi membri quando tutti possono partire e competere alla pari e quando il denaro non può e non deve essere una discriminante nell’apprendimento. Nella scuola si studia ma, cosa altrettanto importante, si diventa cittadini: si imparano i doveri, ma si è anche titolari di diritti e tra questi c’è il diritto all’Istruzione o, meglio, alla Cultura. Diritti teoricamente tutelati dall’articolo 9 dalla nostra Costituzione ma, si sa, la Costituzione, ormai, è solo un vecchio libraccio…

Daniele Maiani



Operazione scuole sicure, aspettando il nuovo Liceo Classico

Quel crollo del tetto dell’aula 32 dell’ITT “Montani” ha solo in parte rimescolato le carte - è proprio il caso di dirlo - della Provincia di Fermo. Perché vanno avanti gli iter per la realizzazione del nuovo Liceo Classico “Annibal Caro” e dei nuovi laboratori dell’ITT “Montani”, entrambi nell’area del Polo scolastico che attualmente ospita il Liceo Artistico “Preziotti-Licini”, parte dell’Itet “Carducci-Galilei”, gli studenti della “Betti” (la cui sede è stata chiusa dopo il sisma del 2016) e gli stessi uffici provinciali. Di certo - oltre alla presa di coscienza di una serie di questioni strutturali che toccano direttamente oltre al Convitto ed al Triennio del “Montani” anche il Classico, il “Tarantelli” di Sant’Elpidio a Mare e la sede di Porto San Giorgio del Liceo Artistico - c’è la grande quantità di finanziamenti che negli anni si è tramutata in lavori ed interventi (anche da un punto di vista antisismico) in numerosi edifici scolastici del territorio. A questi si sono aggiunti i 4 milioni di euro promessi da Dipartimento della Protezione Civile e Miur al termine di un incontro a Roma, al quale aveva preso parte anche la presidente della Provincia Moira Canigola. Sono stati mesi a dir poco complessi, come ha più volte sottolineato la Canigola, che hanno visto un serrato confronto con tutte le istituzioni del territorio, con le scuole e anche con studenti e genitori, in particolare quelli del Classico, oggetto di un’aspra diatriba legata al suo spostamento dal centro storico del capoluogo. Spostamento che, ha ribadito la presidente, si è reso necessario per l’impossibilità di garantire un alto livello di sicurezza nell’attuale sede, al punto da spingere l’Ente provinciale a mettere nero su bianco la propria intenzione di costruire nuovi spazi. Il fatto che la mattina del 14 maggio ha colpito il “Montani” ha spinto la Provincia ad ulteriori verifiche sugli stabili di proprietà (“Ma molti controlli erano stati effettuati subito dopo i terremoti che hanno colpito il nostro territorio” ha ricordato la Canigola), fino alla decisione di far ripartire l’anno scolastico di “Montani” e “Annibal Caro” senza utilizzare gli ultimi piani - quindi quelli dove insistono i tetti -, mentre su Sant’Elpidio a Mare e Porto San Giorgio ci si è mossi in maniera diversa: spostamento di tutto il plesso (tranne i laboratori) nei locali in via Prati per quanto riguarda il primo caso; trasferimento nell’altra ala dello stabile nel secondo. Scelte necessarie ed inevitabili per la Provincia che, nonostante qualche rimostranza da parte dei vari comitati costituitisi in questi mesi, punta dritta verso il completamento del proprio progetto di messa in sicurezza dell’esistente e di realizzazione di nuove strutture, sicuramente più adeguate alle attuali esigenze del corpo studentesco, di quello docente e del personale Ata.

Andrea Braconi



EUF: I corsi di laurea pronti ad accogliere gli studenti

Giorni di test attitudinali per chi ha fatto la preiscrizione e di orientamento nella sede universitaria fermana di Via Brunforte. Giorni che vedono la presenza di studenti e di famiglie prima del vero e proprio inizio dell’anno accademico nella sede che ospita i corsi di laurea in ingegneria gestionale (triennale e biennale magistrale) e di primo livello (triennale) in infermieristica, afferenti all’Università Politecnica delle Marche. Immobile che per accogliere al meglio la popolazione studentesca che qui ascolterà lezioni, parteciperà a corsi, sosterrà esami e discuterà la tesi dell’agognata laurea, è oggetto di lavori di manutenzione che vedono, in particolare considerati i crescenti numeri degli studenti, l’ampliamento di un’aula al terzo piano, in grado di contenere 137 posti, il trasferimento del corso di infermieristica al primo piano e l’ampliamento di altre aule esistenti, che verranno dotate di nuovi arredi. Una progettualità seguita dall’Euf (Ente Universitario del Fermano) e dal Comune di Fermo, in accordo con l’Università proprio per venire incontro e soddisfare le esigenze legate alla sempre migliore accoglienza degli studenti e dunque creare le migliori condizioni per la didattica. “Questi lavori vengono effettuati ogni anno per far diventare Fermo sempre più Polo universitario: dobbiamo essere consapevoli tutti, noi fermani – ha dichiarato il Sindaco di Fermo e Presidente dell’Euf Paolo Calcinaro - che ormai grazie all’Università di Ancona ma anche alle altre realtà presenti in città come il Conservatorio e come la Scuola San Domenico, arrivano a Fermo oltre mille universitari, di cui più della metà vengono da fuori e prendono casa qui a Fermo, portando energia nella città ma anche costituendone una vera e propria economia di rilancio: questo è un fattore che si sta dimostrando sempre più evidente in questi ultimi tre anni, allorquando le iscrizioni, ad esempio, a ingegneria gestionale sono in vertiginoso aumento visto che è una facoltà che dà prospettive lavorative pressoché certe a chi conclude i cinque anni di studi che tra l’altro sono tutti qui a Fermo. I lavori per un’ottimizzazione dell’Università dunque sono necessari per accogliere al meglio questi studenti”. Lavori che si aggiungono a quanto fatto già prima dell’estate con la riqualificazione anche degli spazi esterni, arredati con tavolini, panchine, fioriere, spazi molto frequentati e apprezzati dagli studenti che in questi mesi hanno utilizzato la nuova area. Per consentire l’accesso al riqualificato giardino già da maggio era in uso anche un servoscala, che permette così di raggiungere l’area verde ai diversamente abili, con panchine e tavolini appositamente attrezzati. Lavori di riqualificazione esterna del giardino che hanno così completato il progetto di intervento che aveva interessato, al termine dello scorso anno, il tratto di “mura castellane” che costeggia via Monteverde con la loro ristrutturazione, il consolidamento del muro di accesso al giardino dell’ex sede dei Geometri, oggi appunto Facoltà di Ingegneria, e la sistemazione di un cancello. Gli iscritti al corso di ingegneria gestionale di Fermo sono in totale 497 (379 alla triennale, 118 al corso magistrale), trend in crescita considerando che gli iscritti a questo corso di laurea erano 304 nell’a.a. 2012-2013; per il corso di laurea in Infermieristica gli iscritti sono complessivamente 158 (per entrambi i corsi di laurea si tratta comunque di dati aggiornati al 31 luglio 2018, in attesa delle nuove immatricolazioni).



Montegranaro, anno scolastico a San Liborio e variante al traffico

Con la riapertura delle scuole Montegranaro punta sulla sicurezza con il primo intervento di adeguamento sismico all’istituto di Santa Maria che sarà ospitata nel plesso di San Liborio, di proprietà del Comune. Qualche disguido in meno rispetto al previsto, non ci saranno infatti orari di ingresso e di uscita diversificati, i bambini entreranno ed usciranno tutti alla stessa ora ed è stata predisposta una variante al piano viabilità per evitare l’aumento dei flussi di traffico. Qualche disguido ma, spiega il Sindaco Ediana Mancini: “Siamo il primo paese in cui si è partiti con i lavori di adeguamento sismico della scuola a soli due anni dal terremoto” grazie ad uno studio precedente al sisma che aveva rivelato una certa fragilità dell’indice, per cui il primo finanziamento è stato chiesto proprio per Santa Maria. I lavori di adeguamento sismico sono iniziati a fine agosto, grazie all’ottenimento di due diversi finanziamenti, uno dal MIUR prima del terremoto di 580 mila euro, un altro a seguito del sisma dal Commissario per la ricostruzione da 300 mila, quindi mettendo insieme questi due finanziamenti eseguiranno i lavori importanti per un totale di 880 mila euro. Oltre al plesso di San Liborio, la Provincia ha messo a disposizione l’edificio della Ragioneria, che ospiterà i quasi 300 bambini della Scuola Primaria. ”I lavori comporteranno ovviamente dei disagi che cercheremo di contenere sia nel tempo che nella modalità – continua la Mancini -, per questo abbiamo chiesto la collaborazione della comunità perché si va verso un miglioramento delle condizioni di sicurezza”. Preoccupava infatti il trasferimento di più di 400 alunni nel polo scolastico di San Liborio ma per far fronte al maggiore intasamento dell’area, anziché adottare l’orario differito di entrata e di uscita che non è stato accettato dalla scuola, è stato predisposto un piano di viabilità eccezionale che illustra gli ingressi, le aree di parcheggio riservate a scuolabus, famiglie e insegnanti. Inoltre, spiega il Sindaco: “Abbiamo affittato un pullman scolastico in più con un autista in più e quindi altri 50 posti, per favorire il trasporto tramite servizio pubblico piuttosto che con le autovetture private”. Poi un po’ come in tutti i Comuni “Stiamo incaricando tecnici per gli studi di vulnerabilità sismica sui restanti edifici scolastici (scuole medie e scuole del capoluogo e di San Liborio) che abbiamo più o meno quantificato con un costo di 190 mila euro, ai quali si aggiunge il finanziamento ottenuto di circa 75 mila euro e a carico del Comune dovrebbe essere la cifra che si aggira attorno ai 120 mila euro. Li vorremmo concludere per il 31 dicembre, termine ultimo stabilito dalla legge per rendere noti gli studi di vulnerabilità sismica. In base ai risultati, si metteranno in campo eventuali altre azioni di miglioramento e adeguamento sismico”.

Serena Murri



Anche all'Agraria di Montegiorgio è tempo di tornare sui banchi

Quando si pensa alla scuola storica di Montegiorgio viene in mente il Liceo Scientifico “E.Medi”. Negli ultimi anni il complesso che ospita l’Istituto si è arricchito di altre realtà, prima con l’Istituto Tecnico Economico e l’Istituto Agrario. Quest’ultimo, diversamente dalle altre due scuole, fa capo all’Itis “Montani” di Fermo. Il più giovane tra i tre, l’indirizzo di Agraria, Agroalimentare e Agroindustria anche quest’anno avrà la sua prima classe. Tenuto a battesimo nel 2011, inizialmente era stato al centro di polemiche per la mancanza di spazi laboratoriali e per i problemi in merito al trasporto pubblico che affliggevano gli studenti: ma la situazione com’è attualmente? Qual è il ruolo dell’Istituto Agrario all’interno della media Valtenna e nel paese che lo ospita? Abbiamo cercato di rispondere a queste e altre domande, parlandone con Emidio Collina, docente di Biotecnologie Agrarie Produzione Vegetali. Professore cosa si prospetta all’inizio di questo nuovo anno scolastico? “Quest’anno formeremo una prima classe, così come abbiamo sempre fatto. Il nostro obiettivo è quello di aumentare il numero degli studenti, perché questo è un settore che sta “andando forte” e la nostra scuola opera in un territorio “vergine” per quanto riguarda le figure che formiamo. La provincia di Fermo è caratterizzata dalla presenza di realtà agricole non grandi ma di qualità eccellente. Realtà aziendali che però hanno bisogno di aprirsi al resto d’Italia e all’estero. Per questo sono necessarie figure competenti anche da un punto di vista manageriale e commerciale”. Continuiamo a parlare di aziende. I ragazzi hanno modo di rapportarsi con quelle del territorio? “Assolutamente sì. Innanzitutto per le attività didattiche più ampie c’è una convenzione con l’“Officina del Sole” e spesso programmiamo delle uscite presso questa azienda. Sempre seguendo le varie fasi logiche della stagioni, quindi se abbiamo il vigneto facendo esercitazione di potatura. Stessa nel caso dell’ulivo. Seguiamo anche le varie operazioni in cantina. A questo proposito, è importante l’azione del Comune di Montegiorgio che per questa trasferta ci mette a disposizione un autobus. Inoltre, abbiamo diverse convenzioni con realtà aziendali grandi o piccole soprattutto dell’entroterra, ma qualcuna anche sulla costa. Con queste aziende abbiamo delle collaborazioni che prevedono delle visite aziendali, ma soprattutto per ciò che riguarda l’“alternanza scuola lavoro”. La gran parte dei nostri studenti, infatti, svolge le 400 ore di stage previste presso queste realtà. Si tratta principalmente di aziende agrituristiche, zootecniche, di trasformazione della carne, vivai, aziende private di consulenza agronomica. Sono tanti gli imprenditori della provincia che mi hanno chiamato per avere i contatti di periti agrari. I nostri ragazzi però o si iscrivono all’università oppure aspettano l’occasione nel loro paese, perché poco propensi alla mobilità anche se si tratta di pochi chilometri, è un peccato. Per gli stati all’estero abbiamo mandato i ragazzi a Derry, in Irlanda del Nord e a Viseu, in Portogallo. In futuro, sto pensando di proporre l’area di Valencia”. Avete risolto il problema dei trasporti degli studenti di cui si era tanto parlato qualche anno fa? “Parzialmente. Oggi gli studenti che provengono dai paesi con meno collegamenti sono autorizzati a entrare con un leggero ritardo. I nostri studenti provengono da paesi limitrofi come Massa Fermana, Montappone, ma anche da Porto San Giorgio e Altidona. I problemi non sono legati però alla disponibilità dei mezzi di trasporto, quanto al fatto che gran parte degli studenti deve cambiare almeno due autobus. Anni fa era nata l’ipotesi di ottimizzare il tutto, anche per l’utilizzo dei laboratori del “Montani”, spostando la sede a Fermo. Quest’ultimo problema è stato risolto creando l’anno scorso, grazie alla nostra dirigente scolastica (la professoressa Bonanni n.d.r.) un laboratorio di agronomia con strumenti all’avanguardia. Sicuramente il mio auspicio è quello di veder aumentare il numero di studenti”. Come? Pensa possa servire un convitto? “Il Comune si è speso molto per promuovere questo indirizzo, ma la sede di Montegiorgio in sé non è facilmente fruibile ed è più difficile apportare benefici in termini di iscrizioni. Sicuramente Fermo è collegata in maniera migliore, però io ritengo che la realtà di Montegiorgio sia l’ideale per far crescere i ragazzi: siamo vicini alle aziende agricole e ci sono belle realtà Inoltre, lavorare con gruppi più piccoli di studenti permette di seguire bene i ragazzi e quindi migliorare il livello qualitativo delle figure che escono dalla scuola. Un convitto per 100 studenti credo sia superfluo, ma credo si possa valutare, in concerto con le altre due scuole del plesso; l’idea è quella di una settimana corta per agevolare gli spostamenti e poi, eventualmente, di una mensa, più che di un convitto”. Con il progetto “La piccola azienda agraria” insieme al professor Mascitti volete recuperare le aree non edificabili del plesso di Montegiorgio. “Sì, il progetto ha durata pluriennale e si pone l’obiettivo di convertire queste aree in una piccola azienda con giardino botanico pensile, in modo da essere fruibile quotidianamente dai ragazzi per le attività pratiche. Vogliamo creare una vera e propria aula didattica. Stiamo già dividendo le aree: al momento abbiamo 12 piante di ulivo, con le varietà tipiche del territorio dal Piantone di Falerone a quello di Mogliano, fino alla Tenera Ascolana. Abbiamo anche una trentina di piante di vite e infine una zona per le coltivazioni erbacee. Con il professor Mascitti, che è anche architetto oltre che insegnante di Disegno Tecnico, è stato fatto un progetto di rilievo topografico per definire meglio le aree da recuperare. Quest’anno vogliamo realizzare un’aula di pergolato a mo’ di gazebo, dopo aver creato un’area pianeggiante per le lezioni all’aperto. Il Comune si occupa della parte burocratica e delle opere principali di messa in sicurezza idrogeologica delle aree”.

Silvia Ilari

A Sant'Elpidio si riparte con la grana di Casette d'Ete

L’avvio del nuovo anno scolastico coinvolge 1438 alunne ed alunni di Sant’Elpidio a Mare che popolano le sedi scolastiche del Capoluogo, Castellano, Cascinare, Piane Tenna tra scuole per l’Infanzia, Primaria e Secondaria. Sessantasei le sezioni attivate di cui 34 per la scuola Primaria, 19 per la scuola Secondaria e 13 per la scuola dell’Infanzia. La novità dell’ultima ora è rappresentata dal trasferimento delle tre sezioni della scuola per l’Infanzia di Casette d’Ete in due diversi plessi nei quali sono disponibili delle aule, scelta non semplice ma necessaria alla luce della presa d’atto della mancanza di documentazione attestante la sicurezza della struttura di Casette d’Ete, documentazione che la proprietà non è stata in grado di produrre. A ciò si somma anche la comunicazione effettuata da parte dell’Avendo Srl che gestisce il servizio mensa nella scuola di Casette con la quale comunica l’assenza di alcune attrezzature necessarie per il regolare svolgimento del servizio e che in precedenza erano invece presenti. L’Ati formata da Avendo e Grill Cross ha comunicato, pertanto, la decisione di interrompere il servizio di somministrazione pasti in multiporzione presso la mensa di Casette d’Ete a causa di tali problematiche. “Alla luce di tutto ciò, la Giunta ha valutato la situazione e per garantire la massima sicurezza delle bambine e dei bambini, disponendo per quest’anno di spazi di nostra proprietà, abbiamo optato per il trasferimento della sezione dei treenni presso la scuola per l’infanzia di Castellano mentre le sezioni successive saranno spostate presso la scuola per l’Infanzia del Capoluogo – dice il Sindaco, Alessio Terrenzi - Il tutto garantendo il mantenimento del gruppo classe così come già organizzato a seguito delle iscrizioni. Riteniamo questa una soluzione percorribile sia per una riduzione del rischio che direttamente produce una maggiore sicurezza, che per economicità. Per attenuare disagi alle famiglie questa Amministrazione Comunale intende garantire il servizio di trasporto scuolabus gratuito per coloro che, rimanendo a Casette d’Ete, non avrebbero comunque fruito del servizio mentre restano invariate le condizioni per quanti, invece, del servizio scuolabus avrebbero comunque fruito per gli spostamenti a Casette d’Ete. Si tratta di una scelta momentanea dell’anno scolastico 2018/2019, motivata dalle necessità come sopra emerse e soggetta a rivalutazione nel momento in cui sarà prodotta dalla proprietà la documentazione richiesta”.

Caro Prof...insegnare nel terzo millennio

La scuola sembra rifletter oggi l’immagine diretta delle dinamiche più generali della società, uno spaccato di cambiamento ricco di crepe difficili da risanare. Le faglie sono ovunque: nei rapporti fra studenti, in quello fra docenti e genitori, fra dirigenti scolastici e personale scolastico. Insomma chi più ne ha, più ne metta. Ai margini più estremi del cambiamento c’è la figura dell’insegnante usurpato dal suo rispettabile ruolo di figura guida. Sarà interessante passare in rassegna le storie dei tanti indignati dal processo di decadenza dell’educazione dei posteri, tanto quanto affrontare il tortuoso percorso di reclutamento che gli stessi professori affrontano annualmente per non gettare al vento anni di studi e sacrifici. “Ho fatto di tutto pur di inseguire il mio sogno, quello di divenire docente. Ad oggi lo sono, ma precaria e con molti km da fare. Ho 35 anni e sono originaria di Fermo. Da più di 5 anni però giro per le regioni l’Italia per poter assumere almeno una supplenza annuale. Sono 2 anni consecutivi che vengo riconfermata a Milano. Di questo sono molto contenta, ma a quale prezzo! Non ho figli ed ho rinviato la maternità anche per la precarietà del lavoro; ho un compagno con un lavoro fisso a Porto Sant’Elpidio senza possibilità di trasferimento. Tornare a casa richiede un costo notevole e in più lo stipendio non copre le spese che implicano la mia permanenza in Lombardia, inoltre, scegliere la professione di docente ha implicato il dover rinunciare a una fetta importante della mia vita e a coltivare una mia grande passione, quella per la musica”. Le cifre provenienti dall’Osservatorio sulle graduatorie permanenti dell’Anief, l’Associazione nazionale degli insegnanti e degli educatori in formazione sono impietose: la maggior parte degli insegnanti iscritti è di origine meridionale: sono 160.157, a fronte di 28.286 docenti provenienti dal centro e 42.239 dal nord Italia. Tra le regioni del sud spiccano la Campania con 49.810 insegnanti e la Sicilia con 46.901. E del ruolo del docente che cos’è mutato? “Il ruolo dei professori è stato svilito, non ha più l’autorevolezza di un tempo – racconta un professore di ruolo di un istituto superiore della provincia fermana -. A seguito delle innumerevoli riforme della scuola, le istituzioni hanno messo in discussione il ruolo e il valore sociale dei professori, la violenza dilania fra i banchi sotto forme diverse e a volta taciute. Ormai da diversi anni le famiglie son divenute molto più protettive nei confronti dei propri figli e chiedono alle scuole di adattarsi alle esigenze degli alunni, ma in classi pollaio non è sempre facile. Noi insegnanti, il più delle volte, viviamo l’ambiente scolastico come un campo da battaglia dove dover esser continuamente sul chi va là. Dobbiamo prestare massima attenzione a come parliamo, a come ci muoviamo, al voto che assegniamo, alla decisione da prendere per una punizione o per una bocciatura. Sono dell’opinione che così facendo si delegittimi la funzione istituzionale delle scuole e si ostacoli la crescita serena e consapevole dei ragazzi. Negli ultimi anni ho partecipato a collegi docenti straordinari nel cui ordine del giorno era in ballo una o più sospensioni. Queste ultime, il più delle volte, non venivano assegnate, anche se in molti casi sarebbero state necessarie ed educative per lo studente.” Se potesse tornar indietro, intraprenderebbe la carriera di docente? “Posso dire di aver iniziato ad insegnare in un’altra epoca – conclude il professore - Se oggi fossi ragazzo, proverei ad affacciarmi a nuovi mondi più gratificanti e rispettosi.”

Federica Balestrini

Ultima modifica il Martedì, 18 Settembre 2018 11:07

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