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Piste ciclabili, quale futuro?

Il tempo delle piste ciclabili

Si inizia con il triciclo, poi si tolgono le rotelle e si parte, come i grandi, magari prima tentennando e cadendo, sbucciandosi il ginocchio, poi sempre più sicuri, pigiando sui pedali, sentendo l’aria che accarezza i capelli. Il rapporto tra macchina e essere umano non è mai stato più bello, gratificante, intenso. Parliamo della bicicletta, quel magico strumento che assomiglia alla vita: devi metterci del tuo, pedalare (nel senso letterale), affrontare le salite, le discese (a volte altrettanto impegnative), rifiatando in pianura. Si impara pian piano, un po’ come si impara a camminare, e poi non la si abbandona più: da corsa, da passeggio, mountain bike. Quello che serve è la strada davanti, si ma quale strada? In questa inchiesta parliamo delle piste ciclabili, percorsi che permettono di mantenere e amplificare questo rapporto “buono” tra essere umano e “mezzo”, un mezzo che fa bene, alla salute, all’umore, all’ambiente. Piste da realizzare, piste da mantenere, piste che collegano persone, paesi, città. Abbiamo l’esempio del nord Europa dove la bici è un “must” e le piste ciclabili, belle e comode, si ramificano dovunque invitando giovani e anziani, per svago o per lavoro, a frequentarle. In Danimarca, per fare un esempio, il mezzo di trasporto per eccellenza è la bici: oltre 3.000 Km di piste ciclabili segnalate, Copenaghen è stata eletta città più ciclabile nel 2015. Tanti i bambini che vanno a scuola sulle due ruote con positive ricadute sulla salute, sull’umore, sulla crescita. Ne beneficiano tutti: meno inquinamento da auto, miglioramento delle condizioni di salute dei cittadini le cui conseguenti ricadute positive sono la maggiore efficienza del sistema sanitario nazionale (meno pazienti da curare), e la minor spesa sanitaria per incidentalità stradale. Fatta questa premessa analizziamo la situazione nella nostra regione, ascoltando le parole della vice presidente della Regione Marche con delega alla piste ciclabili Anna Casini, per poi focalizzare l’attenzione sul Fermano. Cosa si sta facendo per favorire la creazione di piste ciclabili? Quanto si investe, o si investirà? E una volta realizzate queste necessarie infrastrutture, saremo pronti ad abbandonare l’auto o lo scooter per la bicicletta? Tutte domande alle quali proviamo a dare una risposta. Buona lettura.

Alessandro Sabbatini



Piste ciclabili tra progetti corali e comunali

Non può esserci mobilità dolce senza collegamenti e senza un territorio fruibile che valorizzi ciò che abbiamo, potenziando la qualità della vita. Ogni realtà comunale mette sul tavolo le sue specificità e quando possibile si aggrega agli altri, tutti d’accordo sul metodo che deve essere corale. Campofilone pensa alla pista ciclabile che arriverà prima dell’estate, grazie al mutuo contratto lo scorso anno con il CONI ICS per l’importo complessivo di 90 mila euro; gli interessi saranno a carico del credito sportivo, dopo essere stati ammessi ad un bando dell’ANCI per progetti a missione sport. All’avviso pubblico hanno risposto 43 ditte dalle quali ne sono state estratte a sorte 10 e per la vincitrice che in aprile dovrebbe aprire il cantiere. Il primo stralcio è previsto da Casa de Mar a Baja Long Island, quello successivo, da Baja Long Island al Nina, verrà realizzato con il bando regionale nel progetto unitario con Pedaso e Altidona. L’Amministrazione sembra avere idee abbastanza chiare sul lungomare, dal prossimo anno ci saranno due concessioni balneari in più (di cui una aggiudicata a gennaio) con ombrelloni e bar (ma senza ristorazione). La pista ciclabile sarà finanziata con intervento nel settore dello sport per il settore bike, mettendo a corredo anche impianto d’illuminazione e verde. Verrà realizzata una pista di 2,50 metri sul lato mare, da percorrere in tutta sicurezza, con verde, arredi e docce per la riqualificazione completa di quel tratto. “Si tratta di un investimento strategico importante per il settore turistico che è uno dei pochi che regge ancora - commenta il sindaco Ercole D’Ercoli -. Dobbiamo mantenere servizi qualitativi alti. Il collegamento con Altidona e Pedaso è strategico, parliamo di tasselli di un quadro d’insieme che abbiamo ben chiaro”. Altidona, con un nuovo piano spiaggia approvato nel 2017, attualmente è concentrata su due fronti: scogliere e ponte sul fiume Aso. L’appalto dei lavori è atteso per la primavera, per questo si è già provveduto al taglio della vegetazione lungo gli argini, in vista delle indagini preliminari propedeutiche anche a lavori in fatto di dissesto idrogeologico che prevede un finanziamento di 700 mila euro per lavori su messa in sicurezza degli argini e prevenzione erosione delle sponde. Per quanto riguarda la ciclabile di Marina di Altidona, per un tratto estremamente esposto alle correnti, ci sarà da spettare ancora un po’, in quanto la vecchia pista è stata portata via, assieme all’impianto elettrico, dalle crescenti mareggiate. “Premesso che c’è una delibera Regionale che dice che la scogliera verrà finanziata - spiega il sindaco Enrico Lanciotti - sulla pista ciclabile stiamo lavorando per un progetto che presenteremo con gli altri due Comuni, per il quale Pedaso è capofila. Si tratta di due progetti che s’innestano con il progetto del ponte e un progetto di mobilità dolce lungo la costa”. Il suddetto progetto di pista ciclabile, assieme ad Altidona e Campofilone, rappresenta dunque un tentativo per partecipare ad un bando regionale. Per Pedaso la nuova ciclabile riguarda il tratto mancante dalla Centrale Idroelettrica fino al fosso di Campofilone, circa 700 metri di pista per un importo di circa 200 mila euro, al quale Pedaso vorrebbe anche aggiungere il rifacimento del tratto antistante gli chalet ampliandolo fino a 3 metri di larghezza. Nel bando, qualora avvenisse l’aggiudicamento, l’Amministrazione vorrebbe far rientrare anche il collegamento a mare, con una strada che costeggi il fiume e arrivi al Porticciolo, con quello che sarà il nuovo Ponte sull’Aso. “Il ponte è una parte fondamentale e integrante - dichiara il sindaco Vincenzo Berdini - ci consentirà di avere 6 chilometri di pista, unendoci anche a Campofilone”. C’è da incrociare le dita per interecettare il finanziamento, visto che il bando pluriennale uscito a fine anno premia i Comuni che condividono lo stesso progetto, e a presentarlo saranno in tutto 23 Comuni.

Serena Murri



La Regione scommette sulle due ruote

Da Trieste fino a Santa Maria di Leuca: è questo il percorso definito della Ciclovia Adriatica che vede le Marche rivestire un ruolo di primo piano. Insieme all’Abruzzo e alla Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta Onlus), dallo scorso gennaio - a seguito di un incontro tenutosi a Martinsicuro - sono capofila del progetto che vede un tracciato che si snoderà lungo Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia. “Scopo dell’incontro era quello di arrivare a predisporre, per poi firmare, il Protocollo d’Intesa per la realizzazione della Ciclovia. Le altre Regioni coinvolte hanno condiviso la proposta di Marche e Abruzzo come capofila del protocollo d’Intesa. La decisione sarà ufficializzata con la sottoscrizione del Protocollo gli altri territori coinvolti il MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) e il MIBACT (Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo” spiega Anna Casini (foto), vice presidente della Regione Marche con delega alla piste ciclabili. Quale impegno comporta l’essere capofila? “Relazionarsi con il MIT (anche per il trasferimento dei fondi e rendicontazione della spesa) e coordinare le attività nelle diverse fasi come: individuare il “soggetto attuatore” degli interventi (preferibilmente unico per l’intera ciclovia o al massimo uno per regione), che risulterà beneficiario del finanziamento che si occuperà del “progetto di fattibilità” dell’intera ciclovia da trasmettere al MIT entro 180 giorni; coordinare il tavolo tecnico tra Regioni; trasmettere al MIT, entro 90 giorni dalla stipula, una stima dei costi del progetto di fattibilità tecnico economica e i successivi livelli di progettazione Marche e Abruzzo si divideranno i compiti. I due territori confinanti, inoltre, si occuperanno della costruzione del ponte ciclopedonale sul fiume Tronto”. Quali sono i vantaggi di un’opera come la Ciclovia Adriatica? “Per il turismo, creando un’infrastruttura che permetta di percorrere l’intera penisola da nord a sud in sicurezza su percorsi protetti, dedicati e ben segnalati, generando un nuovo indotto economico per gli operatori turistici; nell’ambito della mobilità sostenibile mettendo in rete gli abitati dei Comuni rivieraschi che potranno effettuare gli spostamenti in maniera sostenibile ed ecologica muovendosi in bicicletta; della multimodalità, permettendo l’integrazione tra autobici- autobus-ferro a tutti i cittadini. In particolare diventerà possibile e soprattutto più facile attuare la valorizzazione del patrimonio storico, artistico, culturale, paesaggistico e naturalistico; l’interconnessione con altri itinerari cicloturistici ed escursionistici a totale beneficio dell’ambiente e della popolazione residente;la valorizzazione delle identità e delle eccellenze dei territori;la valorizzazione del patrimonio agricolo, enogastronomico e delle tradizioni popolari;lo sviluppo di ricettività e di servizi turistici ecosostenibili. Importante è, quindi, fare squadra e accelerarne la realizzazione”. È già attivo un bando della Regione Marche per il completamento della ciclovia, la cui scadenza è stata prorogata al 21 marzo. La dotazione finanziaria proviene dai finanziamenti europei Por Fesr 2014/2020. Dopo i 4 milioni stanziati per questo bando, si parla, per il futuro, dell’eventuale utilizzo delle risorse aggiuntive Fesr per le aree terremotate. Potranno quindi anche queste proporre dei tracciati con un bando ad hoc? “Non è ancora stabilito se con bando o altra modalità”. Chi può partecipare al bando in scadenza? Le realtà con un territorio “maggiormente pianeggiante” o con piste ciclabili già presenti saranno avvantaggiate? “I Comuni interessati dal tracciato della Ciclovia Adriatica, ovvero tutti quelli che si affacciano sulla costa e tutti quelli che, pur non direttamente facenti parte del litorale, vi confinano e i cui progetti dimostrino di essere collocati lungo la direttrice adriatica.Il Bando prevede una premialità per le proposte progettuali che dimostreranno di avere una minore pendenza media. Non sono previste priorità nel caso di realizzazioni di collegamenti, ma verrà assegnato un maggior punteggio rispetto all’estensione del progetto proposto, all’incremento potenziale dell’utenza, ecc...” Si vuole dare spazio a una nuova mobilità ecosostenibile, preferendola all’uso di mezzi privati, non solo incentivando i turisti ma anche i residenti cambiando magari le abitudini quotidiane di questi ultimi. Pensa che saranno necessarie delle campagne di sensibilizzazione in questo senso? “Tra gli obiettivi del bando vi è la miglior fruizione dei territori attraverso il potenziamento delle infrastrutture necessarie all’utilizzo dei mezzi a basso impatto ambientale, garantendo l’accessibilità e la mobilità di residenti, pendolari e turisti. La Regione è intenzionata a fare campagne di sensibilizzazione per incentivare il trasporto multimodale bici-autobus e bici treno prevedendo anche incentivi all’utilizzo dei mezzi di trasporto sostenibili. Dal 30 dicembre 2016 è possibile trasportare gratuitamente le biciclette nei treni della tratta marchigiana”.

Silvia Ilari



Italia Nostra e quella mare-monti alternativa

Il fermano Lorenzo Trentuno è uno dei soci della sezione provinciale “Valeriano Vallerani” di Italia Nostra ma è soprattutto autore di una tesi in architettura sulla stazione di Fermo Santa Lucia. Un progetto di grande interesse, diviso in due parti. “Una è la pista ciclabile tra Porto San Giorgio e la stazione dove adesso c’è la sede della contrada Molini. L’altra è un approfondimento sull’area della stazione di Fermo Santa Lucia, sul deposito dei locomotori, sulla direzione e sulla vecchia rimessa dei filobus”. Una breve introduzione, la sua, prima di toccare il punto centrale della nostra inchiesta: il recupero di un’asse fondamentale, come rimarcato dal presidente Gioacchino Fasino, per creare quel percorso di mobilità dolce (quindi anche ciclabile) da Porto San Giorgio ad Amandola che vada a congiungersi attraverso i Sibillini con il vecchio tracciato della ferrovia dismessa Spoleto-Norcia, oggi quasi interamente recuperato. Riflessioni, quelle di Fasino, che si legano agli obiettivi della legge De Caro-Gandolfi, approvata lo scorso dicembre, e che assegna al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ben 5 miliardi di euro proprio sulla mobilità ciclo-pedonale. Un sogno, quindi, questo collegamento Mare-Monti “alternativo”, che però Italia Nostra persegue ostinatamente da anni. “Il tracciato della ferrovia - commenta Trentuno - deve essere un valore aggiunto, che torni ad unire quello che un tempo univa ma soprattutto per le enormi potenzialità turistiche e culturali che ci sono. Diventerebbe una sorta di filo conduttore, che metterebbe insieme una serie di realtà oggi divise anche per questioni campanilistiche. La nostra linea, spinta molto dal presidente Fasino, è quella che Italia Nostra dovrebbe cercare di essere il tramite attraverso il quale fare quel passo in più. In vent’anni, grazie all’impegno di Elvezio Serena (nella foto sul tracciato della vecchia ferrovia), abbiamo lavorato tanto su questo fronte e tanto ci siamo spesi, in ogni sede. Ci dispiace che non sia stato ancora sposato in pieno questo progetto, ma puntiamo comunque a fare un salto di qualità”. Sono numerose le proposte che l’associazione sta portando avanti, con l’obiettivo di discuterle intorno ad un tavolo per condividerne gli obiettivi. “Parliamo anche di carte di intenti, che impegnino maggiormente le Amministrazioni pubbliche e che le spingano a dare un segnale forte. Perché l’immobilismo e le chiacchiere non aiutano il territorio”.

Andrea Braconi



Ciò che divide, a volte unisce

Uno da 965 metri a sud di porto San Giorgio ed uno di 416 metri a nord di Marina Palmense. Sarà questo uno degli interventi inglobati nella realizzazione del progetto del ponte ciclo pedonale sul fiume Ete, lungo 120 metri e con una sola campata di 60 m che assomiglierà alla chiglia di una nave. Un intervento che si svilupperà su 1500 metri. La pista sarà a doppio senso e ben delimitata da un cordolo rispetto al camminamento. “Abbiamo costituito un gruppo di lavoro con il Comune di Fermo – ha spiegato il Sindaco di Porto San Giorgio, Nicola Loira - che ha elaborato un progetto per il ponte ciclo pedonale e un primo tratto di pista ciclabile sia nel Comune sangiorgese, che in quello fermano. La conclusione dell’accordo e la firma sul programma, del mese di febbraio e presso la sede della Provincia di Fermo, contiene anche tutte quelle varianti urbanistiche e le normative che servono per prevedere i fondi della collocazione. Dopodiché la partecipazione al bando regionale per poter accedere al finanziamento. Quest’ultimo è di fondamentale importanza per il ciclo della via adriatica e per la Provincia di Fermo che senza il collegamento in questione rimarrebbe spezzata dal punto di vista ciclo pedonale.” Costo dell’opera 1.333.333 euro. Se l’esito del bando sarà positivo la Regione contribuirà con 1 milione di euro. Occorrono 399 giorni per completare il tutto. “Si tratta del coronamento del lavoro svolto – ha proseguito dicendo il primo cittadino -. La politica è in colpevole ritardo su questa iniziativa. Venti anni fa l’opportunità non venne colta, il lavoro fu portato avanti, ma non fu completato e oggi quello in questione è uno dei pochi tratti della costa nella nostra regione a non essere ancora collegati. L’importante è non fare del 2018 il nuovo 1966, ovvero l’anno in cui si è iniziato a parlare del ponte di collegamento tra le due sponde del fiume che rappresentano un limite importante anche allo sviluppo turistico. Si tratta di un’opera attesa da decenni. Già affrontato da tempo con la precedente amministrazione fermana.” Il ponte sarà bianco e in acciaio non riflettente, fuori da lì ci sarà una pista ciclabile di 7,5 metri, il che significherà per Porto San Giorgio la perdita di alcuni posti auto in zona porto. “La questione dei parcheggi è davvero marginale – ha concluso Loira -. In questo caso la nostra attenzione è rivolta al miglioramento dei servizi dedicato ai turisti e sulla qualità di vita dei concittadini sangiorgesi e fermani.”

Federica Balestrini



Piste ciclabili e ciclovie turistiche? Manca la cultura

Pedalare con lentezza per godersi tragitto e territorio. La bicicletta e il contatto con la natura ha un vantaggio diretto e positivo sullo stile di vita, lo sa bene l’associazione ASD Blacksheep, costola dell’ASD SC di Villa Sant’Antonio, che a partire dalla sua fondazione ha sempre puntato sui più piccoli, offrendogli un’alternativa agli altri sport, partiti con il progetto del Bike Park a Rubbianello, per loro inizia ora una nuova avventura a Monterubbiano. Le piste ciclabili vere e proprie ci sono, hanno il nome ma in molti casi sono dismesse. L’unica definibile come tale è quella della vicina Grottammare, mentre la fermana mostra l’evidenza di un territorio ancora carente in fatto di piste ciclabili. “Serve cultura. Le piste sul lungomare sono esempi di itinerari in sicurezza, mancano i collegamenti con il fondo valle, come ad esempio quelli della Valdaso e della Valtenna per evitare strade pericolose” ci dice Fabio Marziali, il quale dalla sua passione per la bici ha fondato un blog (http://pedalareconlentezza. com) che descrive le ciclovie turistiche tra le province di Fermo, Macerata e Ascoli Piceno, alla scoperta di borghi e paesaggi percorrendo quelle che non sono le strade principali ma stradine secondarie. Per tornare al concetto di cultura, per educare la società attraverso l’uso della bici ad una vita sana dagli inenumerabili vantaggi sulla qualità della vita, bisogna puntare sui bambini e sulle nuove generazioni, andare nelle scuole a far conoscere i tratti di uno sport all’aria aperta che conta un movimento di bikers in fermento che ogni weekend percorrono il territorio. Suona come una bella “pensata” il Bike Village La Cava a Monterubbiano, subito sotto il centro storico. Il terreno sorge in una zona che si affaccia sulla vallata e di particolare pregio storico in corrispondenza dei resti delle antiche mura e di una delle porte storiche del paese, è vincolato a uso pubblico. A partire da febbraio, ogni sabato una trentina di ragazzini muniti di mountain bike vengono ad allenarsi in un circuito, su e giù da pendii e rampe. All’orizzonte c’è infatti un progetto per la sentieristica con tanto che tabelle che mostrino le rotte da percorrere, gli itinerari sono i seguenti: uno dei sentieri è a ridosso delle mura, il secondo dalla Vecchia Mulattiera porta fino a Contrada Molino (località Rubbianello), il terzo è la vecchia ciclo turistica di Lapedona di sentieri piceni. Così Monterubbiano diventa Polo logistico e la bici diventa un mezzo come un altro per dare linfa vitale ad un paese. Qui sta il punto chiave: le piste ciclabili potrebbero essere mezzi per unire fra loro paesi, attraverso itinerari turistici da pubblicare su blog e siti istituzionali. Possono servire a rilanciare interi territori, come la cicloturistica di Montegallo, paese seriamente danneggiato dal terremoto, dove i sentieri sono stati ripristinati proprio con l’obiettivo di riportare turisti in quelle zone. Idem per Monfalcone Appenino e Smerillo, dove l’ASD Full Metal Bikers fa la manutenzione dei sentieri in supporto ai Comuni. Sembra invece arenata la questione del ripristino del sentiero sull’argine del fiume Aso, per il quale, dopo il monitoraggio degli argini ci si è fermati. Un terra di mezzo, divenuta negli anni discarica a cielo aperto, come finisce per tutte quelle zone non controllate. Anche questa volta, gli ostacoli burocratici sembrano aver avuto la meglio sulle ambizioni più che giustificate di un territorio che avrebbe ancora molto da raccontare.

Serena Murri

Pedalare, meglio che curare

L’umore è la condizione psicologica ed emotiva che fa da sfondo a qualunque attività umana. Se si effettua una pedalata in linea con il proprio livello di allenamento è certo che non appena rientrati saremmo pronti a dedicarci al nostro lavoro e agli impegni quotidiani in maniera più energica e positiva. Non ci credete? La parola all’esperto. Pedalare aiuta davvero ad alleviare le tensioni e aumenta la produttività dell’uomo? “Mi piace definire l’andare in bicicletta una disciplina più che uno sport - ha spiegato il Dottor Marco Brandi, Psicologo Sportivo-. Insegna infatti a conoscere sé stessi e ad apprendere l’impegno come obiettivo nell’attività sportiva e nella vita in generale. Pedalare è utile per alleviare le tensioni, ad eliminare tossine con la sudorazione e a bruciare i grassi. Dopo una sessione di soli 30 minuti corpo e mente traggono giovamento dal movimento e dalla conseguente sensazione di benessere. In un’ora e mezza vengono bruciate più di 500 calorie; ciò permette di sentirci anche meno in colpa quando ci sediamo a tavola.” Può l’esercizio fisico, in questo caso quello del pedalare, ‘curare’ la depressione? “La depressione vera e propria è un disturbo complesso con radici profonde che necessita di una presa in carico guidata da specialisti – ha proseguito dicendo Brandi -. Tuttavia lo sport, in questo caso il ciclismo, è indubbiamente un potente antidepressivo naturale. Numerosi studi hanno provato che dopo mesi di utilizzo della bici in maniera regolare molte persone che avevano manifestato sintomatologie depressive erano migliorate sensibilmente. Soprattutto nel periodo invernale si moltiplicano i casi di quella che viene chiamata “depressione stagionale”, una condizione di abbassamento del tono dell’umore causata in maggior modo dalla diminuzione delle ore di luce naturale. Pedalando aumenta la produzione di dopamina, l’ormone del piacere, che aumenta il senso di soddisfazione e appagamento personale. Ciò fa diminuire il senso di stanchezza e aumenta quello di benessere. Durante l’attività fisica si producono anche altri ormoni: le endorfine. Queste sostanze una volta liberate nell’organismo provocano effetti simili a quelli della morfina, inibendo la percezione del dolore e generando una sensazione generale di piacevole euforia”. Nel bambino andare in bici è particolarmente importante. Perché? “Scegliere il ciclismo come sport ha innumerevoli vantaggi per i più piccoli. Permette di sperimentare e migliorare il senso dell’equilibrio; insegna a misurarsi con i propri limiti e a superarli un po’ alla volta; contribuisce a combattere il problema dell’obesità infantile, situazione di enorme rischio anche per la vulnerabilità conseguente ad altre patologie. Dai 7 ai 10 anni è importante lavorare sull’apprendimento delle capacità coordinative generali come il controllo motorio. Dopo questa fase si possono mettere alla prova meccanismi più complessi come la capacità di equilibrio, la capacità di reazione motoria allo stimolo e di orientamento spazio temporale. Insomma, non solo compiti e tablet: i bambini per formarsi e crescere sani hanno bisogno di uscire dalla propria area di comfort guidati da adulti formati e responsabili.” Un maggiore incremento dell’uso della bicicletta può determinare anche una riduzione dell’uso dei farmaci e della spesa sanitaria? “L’uso della bicicletta in alternativa ai mezzi di trasporto a motore è già una realtà stabile in molti paesi del nord Europa, come l’Olanda – conclude l’esperto -. Tuttavia le abitudini sedentarie a volte ci fanno preferire diete severe e inconciliabili con il nostro stile di vita ad una pratica sportiva che di certo sarebbe maggiormente efficace sotto il profilo dei benefici su corpo e mente”.

Federica Balestrini

Ultima modifica il Mercoledì, 07 Marzo 2018 10:05

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