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Una storia parte di un'evoluzione naturale

Un'immagine dei Monti Sibillini

TERREMOTO - Con Pietro Paolo Pierantoni, ricercatore della sezione di Geologia dell'Università di Camerino, c'eravamo incontrati lo scorso 16 ottobre al Rifugio del Fargno, ad oltre 1.800 metri di altezza. Attraverso alcune slide di un lavoro fatto nel 2013 (recentemente ripreso dall'INGV), mi aveva raccontato una storia geologica, quella dei Sibillini, datata circa 200 milioni di anni fa.

A distanza di qualche settimana - e con tre forti scosse che hanno mutato radicalmente il quadro post 24 agosto - Pierantoni continua la propria attività di geologo nell'area, nonostante viva, come tantissimi cittadini, la condizione di sfollato. La sua casa, infatti, è all'interno della zona rossa di Camerino e questo l'ha costretto a trasferirsi a Corridonia.

Lo ritrovo dopo un sopralluogo a Castelluccio, uno dei simboli di questa drammatica fase. “Tutte le strade per arrivare qui sono chiuse, entra solo gente autorizzata ed è molto pericoloso andare in giro, sia per le rocce presenti lungo le varie arterie sia per le continue frane. Ci vorranno settimane per riavere una viabilità più o meno normale, ma oggi va detto chiaramente che non si può andare in quelle zone. L'evoluzione di questa situazione è in termini di mesi, non di settimane”.

Che tipo di fenomeno stiamo vivendo? “É un qualcosa che è già stato vissuto negli ultimi 2 milioni di anni. La storia geologica più recente dell'Appennino è fatta di situazioni come questa. Ogni 200/250 anni si ripete una sequenza di eventi sismici. Tra 1703 e 1799 tra Colfiorito, Norcia, L'Aquila e Sulmona c'è stata una serie di sequenze come quelle che dal 1979 a Norcia stiamo vivendo. Abbiamo avuto Colfiorito nel 1997, L'Aquila nel 2009, per arrivare ad oggi. Sono eventi che fanno parte di quel gruppo di terremoti che, con una certa ciclicità, si ripetono nell'area appenninica. É un periodo che esorto tutti a non perdere la testa e non inseguire migliaia di ipotesi che si trovano in rete o in altri mezzi di comunicazione. Chi non sa che questa è una storia che fa parte di un'evoluzione naturale da millenni, lo associa a quanto di più disparato e fantasioso”.

In questi casi, la figura del geologo diviene strategica anche sotto il profilo comunicativo. “Il geologo quando va sul terreno vede e osserva le faglie, una superficie abbastanza liscia lungo la quale scorre un blocco roccioso. Tutte quelle che si stanno riattivando sono nella carta che nel 2013 avevo rappresentato. Hanno una storia abbastanza lunga e da quelle informazioni capisci quanti movimenti ci sono stati e per quanti metri. Ma noi, ovviamente, andiamo molto più indietro rispetto agli anni '70”.

Basandovi sempre su dati storici. “Utilizziamo il dato storico che ci viene dato, soprattutto nelle nostre aree, dagli archivi della Curia. Fermo, come altre realtà, ha una documentazione storica importante. In base a questi testi, si ricavano le informazioni geologiche. Per tempi più lontani c'è il documento geologico vero e proprio che è la faglia”.

Ma queste informazioni, una volta messe insieme, non possono dare una previsione. “Lo studio geologico ti dice che in una determinata area ci sono molte faglie che possono dare terremoti. Alcune lo hanno fatto, altre no ma potrebbero provocarli. Quando? Non abbiamo la sfera di cristallo, ma possiamo dire che con un certa ciclicità questi processi si ripetono. Noi ci siamo dentro da una trentina di anni. È finito? Ci sono altre faglie che potrebbero provocare terremoti, quindi è bene rimanere in allerta”.

Questione magnitudo. “Anche qui si sentono sparare cose assurde. La magnitudo viene misurata in diversi modi. L'INGV usa dei metodi di calcolo, li dichiara ed i dati sono quelli, compatibili con tutti gli altri calcoli che vengono fatti. Faccio l'esempio di una zona dove non c'è stato un terremoto forte: si studia la geologia dell'area e in base alle misure e alle dimensioni delle faglie si fanno delle ipotesi, che vengono sempre confermate e rispettate. Quando sento parlare di terremoto di magnitudo 7.5 sull'Appennino, quando storicamente non c'è stato mai, per me significa fare terrorismo psicologico”.

Cosa si può dire alle comunità così duramente interessate da questi eventi sismici? “Ripeto quanto detto in questi giorni in mezzo alla gente, con la quale da sfollato condivido la necessità di recuperare le cose personali. A Colfiorito la sequenza è iniziata a settembre 1997 ed è finita ad aprile 1998 con una magnitudo superiore a 5. A L'Aquila è iniziata ad aprile 2009 ed è finita a settembre dello stesso anno. Il messaggio, quindi, è chiaro: sono sequenze che durano mesi ed il periodo di attenzione deve essere questo. Se tra una settimana non c'è più un terremoto non significa che è finita. Ce lo dicono i documenti storici, perciò, senza cadere inutilmente nel panico, dobbiamo tenere la soglia di attenzione alta”.


Andrea Braconi

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