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Un piano per una maggiore sicurezza degli edifici pubblici

Aronne Perugini

FERMANO - Non immaginava di chiudere il suo mandato come presidente della Provincia affrontando una situazione così drammatica e complessa. Ma sin dalle scosse del 24 agosto scorso, Aronne Perugini, insieme ai consiglieri e al personale dell'Ente, ha giocato un ruolo fondamentale supportando le Amministrazioni comunali duramente colpite da una imponente (per numero e per intensità) sequenza di terremoti.

Perugini, nonostante il quadro sia costantemente in evoluzione, proviamo a fare il punto per quanto concerne il Fermano. “Mentre il 24 agosto eravamo stati colpiti e i danni maggiori erano limitati a pochi Comuni, come Amandola e Montefortino, i fenomeni successivi del 26 e del 30 ottobre hanno interessato quasi l'intera provincia. Non tutto il territorio è stato colpito alla stessa maniera, ma dando un dato complessivo parliamo ad oggi di oltre 2.000 sfollati. Abbiamo Comuni con situazioni molto critiche, come Monsampietro Morico, Falerone, Santa Vittoria in Matenano e Montelparo”.

La Provincia si è fatta subito portavoce delle istanze di ogni singola comunità. “Nell'immediatezza ho lanciato anche un appello perché venisse tenuto in considerazione il Fermano nella sua interezza, non per criticare qualcuno ma perché il rischio è che come l'altra volta tutta l'attenzione si è concentrata su Amatrice, oggi arrivi a concentrarsi sui Comuni del Maceratese, che sono sicuramente i più colpiti. Purtroppo, però, queste ulteriori scosse hanno compromesso anche noi in maniera seria”.

Qual è lo stato delle strutture pubbliche? “Basti dire che ci sono almeno sei municipi inagibili e anche per quanto riguarda le scuole, dove all'inizio la situazione sembrava essere sotto controllo, oggi riscontriamo forti criticità. Per le Superiori abbiamo problemi al Classico di Fermo, che sarà chiuso e sul quale faremo una somma urgenza. All'Iti dovremmo chiudere alcune classi che dovranno essere riassorbite, poi faremo somme urgenze anche all'Ipsia di Fermo e ad Amandola. Ci sono poi le molteplici zone rosse nei centri storici dei nostri Comuni, che mostrano chiaramente i segni”.

Fondamentale sarà il lavoro sviluppato con la Regione. “Durante la sua recente visita, il presidente Ceriscioli ci ha rassicurato sia sullo snellimento di tutte le procedure tramite il nuovo decreto legge, completamente rivisto rispetto all'altro con un superamento della questione cratere, sia sulle risorse disponibili per somme urgenze, prime abitazioni e interventi sugli edifici pubblici. Il problema, però, è che ad ogni scossa dobbiamo ricominciare da capo, dobbiamo rifare i controlli. Ad esempio, i 22.000 sopralluoghi sui 76.000 complessivi molto probabilmente dovranno essere rifatti”.

Che insegnamento lascia questa fase? “Questa riflessione dovrà essere aperta passata la fase emergenziale, ma sicuramente la prima cosa che ci dice è che gli edifici pubblici, che dovrebbero essere nevralgici, i luoghi da cui ripartire per affrontare un'emergenza, non possono essere i primi a venire danneggiati. Faccio riferimento non solo alle scuole, ma anche ai municipi. Dovrà essere fatto un piano per rendere sicure queste strutture, così come quelle che prestano assistenza sanitaria. Il secondo punto è che dovranno esserci nuovi piani di Protezione Civile adeguati ad una situazione come questa, con un'emergenza continua e che si protrae nel tempo. Questo ha cambiato radicalmente lo scenario ed è proprio il motivo per il quale occorre ragionare in maniera diversa. Dobbiamo cercare di fare rete e vedo anche su questo una prospettiva per l'Ente di Area Vasta, che dovrà essere anche nell'emergenza una struttura di supporto ai Comuni, soprattutto ai più piccoli che non hanno personale in quantità sufficiente”.


Andrea Braconi

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