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Spazi di memoria

I luoghi dove è conservata la Memoria

Non è facile parlare di come riuscire a conservare la propria identità culturale, i percorsi che ci hanno portato ad essere quello che siamo, sia come individui sia come membri della società in cui viviamo. E’ difficile già farlo solo se riflettiamo su noi stessi: scavare negli angoli della nostra memoria, spesso volutamente poco illuminati, è un’operazione faticosa e talvolta dolorosa che riporta a galla, oltre che ricordi piacevoli, anche cose che proprio piacevoli non sono state e fanno ancora male. Figuriamoci poi cosa succede quando dobbiamo scavare, portare alla luce, catalogare e cercare di salvare per i posteri quello che una intera società, con tanto di correlato inconscio collettivo, ha fatto e prodotto anche solo in un territorio, figuriamoci nell’intero mondo. L’impresa sarà tanto ardua e difficile che, o per una sorta di scoraggiamento o per una operazione di rimozione psicanalitica vera e propria, la cura per i luoghi, e gli studi relativi a queste operazioni di conservazione (lèggi: musei, biblioteche, pinacoteche, archivi…) vanno sempre a rilento se tutto va bene, o non si fanno per niente nella pluralità dei casi. Anzi, più la crisi, non solo quella economica, ma anche quella culturale, è grande, più viene la tentazione di passare un colpo di spugna su quello che i nostri avi hanno prodotto, pensato e conservato per le generazioni future. Perché accade questo? Perché viviamo in una società dove i valori fondanti sono cambiati radicalmente: il denaro, il guadagno e il potere inteso come possibilità di prevaricare il prossimo in maniera quasi illimitata, sono i fondamenti di una società che sembra votata a una commistione di popoli quasi a volerli rendere privi di una storia senza una storia, di una identità senza identità, in modo che quando non sapremo più chi siamo e da dove veniamo, la nostra civiltà sarà finita e il vivere sociale sarà una cosa diversa da come la conosciamo ora. Ancora ci sono qua e là delle lucine accese nella notte imminente che ricordano alla gente dove bisognerebbe camminare in maniera sicura: sono i pochi custodi, estimatori, studiosi della nostra cultura millenaria; sono gli insegnanti di musica dei conservatori, delle scuole di musica, delle bande che infondono cultura nonostante tutto nei giovani e li spingono a ricercare il bello; sono gli amanti della pittura e i curatori delle pinacoteche che con pochi mezzi e molti sacrifici permettono a chi vuole di stare qualche ora a contatto con il bello e rigenerare attraverso la vista l’animo. E infine sono gli amanti dei libri e i bibliotecari che custodiscono e curano il sapere e i supporti su cui questo viene tramandato, generazione dopo generazione. Nella speranza che tutto questo non abbia una fine, certo che farete tutti voi del vostro meglio perché tutto il bello e quanto serve a custodirlo non vada perduto o non sia sommerso dalla sabbia dell’incuria e dell’ignoranza, mi è gradita l’occasione per augurarvi un nuovo radioso anno all’insegna del sapere e privo di avidità.

Daniele Maiani



La storia a portata di un click

Creare una community per la promozione collettiva della storia e della cultura della città di Fermo, è questo l’obiettivo del progetto ‘Fermo Loves Wiki’, ideato dalla Biblioteca Civica di Fermo in collaborazione con Wikipedia, mirato a creare una diade fra due realtà che potrebbero sembrare a prima vista inconciliabili. Attraverso le risorse informative e dalla raccolta della biblioteca cittadina sarà infatti possibile d’ora in avanti creare contenuti ad accesso libero sulle piattaforme wiki online, coinvolgendo chiunque sia interessato alla storia e alla cultura della città di Fermo e del suo territorio di riferimento. “La nostra è una biblioteca al passo con i tempi – afferma l’assessore alla cultura Francesco Trasatti -. Al di là del valore della struttura bibliotecaria come patrimonio, ogni qual volta essa mette in campo nuove iniziative sa essere moderna, incredibilmente moderna”. Del resto, riuscire con un progetto del genere a legare il mondo di wikipedia con il mondo della biblioteca per così passare dal testuale al reale, non potrà che creare un legame di approfondimento innovativo. “So già che il gruppo di lavoro creatosi sta aumentando – prosegue l’assessore - segno evidente che l’esperimento interessa. Quest’ultimo, in aggiunta, spazia dall’alternanza scuola lavoro ai corsi di formazione gratuiti, dai laboratori agli incontri di formazione, il tutto per creare un nucleo che possa aggiornare wikipedia attraverso i libri e il patrimonio della biblioteca”. Quale valore aggiunto apporterà alla città? “La biblioteca è un luogo che diventerà sempre più luogo dinamico e di cultura. Non si tratterà più soltanto di uno spazio dove i ragazzi si recheranno per studiare, preparare gli esami o consultare i libri. Inoltre Wikipedia ed il suo gruppo di lavoro, non sono le uniche iniziative volte alla promozione culturale. Abbiamo dato vita al lavoro sul software libero, a quello di formazione ed invito alla lettura, agli incontri con le case editrici come Zefiro, ai laboratori con i ragazzi e alla collaborazione con il Comune di Macerata, essendo Fermo divenuta Centro di Coordinamento per le Marche Sud per ciò che concerne il discorso di rapporto librario”. Il progetto ha richiesto molto tempo? “No, non parlerei di lavoro duro. “Fermo Loves Wiki” non ha richiesto molto tempo, ma le difficoltà si insidiano ogni qualvolta si desideri essere al passo con i tempi, mantenere l’efficienza dei servizi standard affiancando loro nuove progettualità ed il saper intendere il possibile successo delle iniziative da parte del pubblico o di chi vi partecipi. ‘Fermo Loves Wiki’ giunge dopo che quest’anno la biblioteca ragazzi ha azzerato le liste d’attesa, potenziando le aperture mattutine per le scuole e potenziando di conseguenza l’orario per la biblioteca ragazzi. La mia intenzione per il 2018 è quella dare il via all’orario continuato al fine di consentire un accesso libero alla biblioteca senza intervalli ed intermezzi”. Progetti futuri? “Progetto molto interessante, e che renderemo pubblico a gennaio tramite una conferenza stampa, riguarda l’erbario storico della biblioteca – conclude Trasatti -. Un ulteriore utilizzo del patrimonio della biblioteca, in un’altra declinazione. Ciò che mi preme è di veicolare la capacità della biblioteca di sapersi modernizzare, di saper far capire che può mettere a disposizione il proprio patrimonio in tanti modi diversi.”

Federica Balestrini



Dentro il Museo del Paesaggio tutto il fascino dei Sibillini

Sarà pure una sede temporanea quella della Collegiata di Amandola, ma l’allestimento del Museo del Paesaggio (conosciuto anche come Museo Antropogeografico) colpisce con ancora più forza, tra immagini, oggetti e rilievi dell’area del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Il terremoto, in questa città come nelle altre affacciate su questo autentico paradiso naturalistico, ha danneggiato tantissime strutture. Tra queste il Chiostro e la Chiesa di San Francesco, che ospitavano un museo che sin dalla nascita nel 2005, voluta anche da Legambiente e dall’ente Parco, si è subito caratterizzato per il suo essere “toccato” e non soltanto guardato. “Era quella la sua concezione - spiega il responsabile Giorgio Tassi - e anche se inizia ad avere una certa età con l’Amministrazione comunale abbiamo di aggiungere nuovi elementi, per andare verso quella che definiamo modernità: da qui la parte relativa all’esperienza con video, canti degli animali, erbario, osservazione dei punti e una macchina degli odori e del tatto, realizzata lo scorso anno”. All’ingresso spiccano gli elementi della civiltà contadina ma, soprattutto, le foto scattate negli anni dallo stesso Tassi, “un corredo di immagini di paesaggi per dare valore alla parola” come rimarca lo stesso autore. Nonostante il sisma, le strutture del museo originale sono state conservate. Tra queste il famoso plastico dei Sibillini. “Finalmente lo abbiamo posizionato nel giusto verso, precedentemente era messo in orizzontale a causa della mancanza di spazi. Inoltre, abbiamo aggiunto anche i nomi delle montagne principali, per aiutare i visitatori nel riconoscere cime, gole, laghi e percorsi”. Girare dentro il Museo del Paesaggio significa anche cogliere tutto il racconto geologico, vegetazionale e degli animali, con le varie descrizioni e gli elementi inseriti nelle bacheche. Di grande interesse anche le parti relative agli aspetti antropologici, come i mestieri, le tradizioni, la tessitura e l’arte della lana, quest’ultima preponderante per lo sviluppo dell’area; poi quelle delle tradizioni della cucina, della pastorizia con la presenza di suppellettili ed arnesi, quella agricola e l’altra sulla produzione di carbone. Anche qui risulta perfetto il connubio con le immagini di Tassi, utilizzate “per descrivere i differenti paesaggi e dare un’idea di cosa sia effettivamente un paesaggio”. Ma la zona che sembra più colpire i bambini (e anche gli adulti) è quella delle grandi schede ruotabili, che raccontano la storia dei Sibillini e le sue peculiarità sotto l’aspetto storico, naturalistico e geologico. Schede che custodiscono la memoria e anche il futuro di un’area straordinaria in ogni sua sfumatura. E perfettamente raccontata in un gioiello come la Collegiata, sicuramente tra i motori dell’economia culturale e turistica da valorizzare al meglio in questa ancora complessa fase post terremoto.

Andrea Braconi



L'Archivio di Stato, la base dei beni culturali

Spazi finiti adibiti a contenere documenti e materiali potenzialmente infiniti. Questo è l’Archivio di Stato di Fermo, la Direttrice è Francesca Mercatili che da due mesi sostituisce Maria Vittoria Solero. “Il bene archivistico è la fonte primaria di ricostruzione di tutti gli altri beni culturali, intesi come monumenti e biblioteche ed è quello di più difficile accesso. Da quelle fonti è possibile ricavare la storia - spiega la Direttrice - ma spesso ci ricordiamo dell’esistenza dell’archivio solo quando diventa necessario andare a reperirvi dei documenti. Purtroppo per quanto riguarda la gestione documentale c’è poca attenzione: l’archivio viene considerato all’ultimo posto tra i beni culturali”. Grazie a collaborazioni con ditte esterne, l’archivio si avvale di personale qualificato per il reperimento di ogni documento presso il deposito in zona Molini, mentre in via Saffi si trovano la sala di consultazione e l’ufficio amministrativo. Come ogni archivio di stato contiene i documenti degli organi periferici dello Stato e conserva quasi in toto il fondo dell’archivio storico comunale. La quantità di materiale presente è misurabile in metri lineari, sono circa 2 chilometri di estensione di documentazione tra faldoni, registri e documentazione pergamenacea. L’ultimo aggiornamento risale al 2005 quando vi erano 2645 pergamene, 37405 documenti tra faldoni, pacchi, registri e mappe, da quell’anno le cifre saranno state sicuramente modificate con ulteriori versamenti. L’arco cronologico che copre l’Archivio di Stato va dall’anno Mille fino agli ultimi documenti versati nel 1970, qualsiasi archivio storico dovrebbe conservare i documenti fino al compimento dei 40 anni di vita (dalla conclusione di una pratica) quando vengono o versati presso l’archivio o gestiti come patrimonio documentale storico. Non tutti gli enti lo gestiscono allo stesso modo, la differenza nella gestione dipende dagli spazi a disposizione e dalla quantità di carta che viene prodotta dalle Amministrazioni. Nonostante l’epoca in cui viviamo e le tecnologie che ci sono a disposizione, la percentuale di materiale digitalizzato è ancora irrisoria. “La gestione della digitalizzazione è una problematica a sé - commenta la direttrice Mercatili - tutti gli archivi dovranno confrontarsi con questo tipo di formato, dal quale siamo ancora molto lontani. Per un nuovo approccio occorre fare una riflessione su costi di formazione e conservazione che non tutti gli enti si possono permettere. Si rivelano utili le realtà private in grado di gestire grandi quantità di dati che garantiscano il reperimento del documento. Per ogni fondo ci sono degli elenchi (come il fondo notarile, comunale, apostolico) dai quali riuscire a capire cosa c’è nel deposito. La situazione negli archivi di stato è ancora prevalentemente cartacea, al momento solo il fondo del catasto Gregoriano è digitalizzato. Serve più formazione e poi servono strumentazioni nuove. L’archivista non è uno storico ma dovrebbe avere gli strumenti per accedere ai fondi, poi lo studioso con gli elementi forniti ne ricava le informazioni per le pubblicazioni”. Qual è l’utenza dell’archivio di stato? “Studiosi e ricercatori che richiedono l’accesso alle fonti, studenti di architettura o storia dell’arte che intendono risalire ad un’opera e a chi la conserva, storici e ricercatori stranieri per lo studio su artisti locali di rilevanza internazionale. Poi ci sono le ricerche da parte dei cittadini: è possibile effettuare ricerche su anagrafe e stato civile dal 1815 in poi, mentre prima del 1815 sono possibili ricostruzioni demografiche grazie a documenti ecclesiastici o archivi religiosi. Le ricerche catastali sono all’ordine del giorno per costruttori di immobili, anche post sisma, per migliorie o valutazioni di danni legati al terremoto, effettuate da tecnici come architetti, ingegneri, geometri”. Quali potrebbero essere le esigenze di cui tener conto dal punto di vista degli addetti ai lavori? “Bisognerebbe ragionare sull’accrescimento degli spazi da destinare ai versamenti, sono pochi gli Archivi di Stato realizzati con concezione archivistica pura, uno di questi è quello di Ascoli, realizzato pensando ai fondi del momento ma anche agli spazi per versamenti successivi”.

Serena Murri



Tra passato e futuro: la nuova vita dell'ex Cineteatro Gigli

“Nella nostra città c’è sempre stata una divisione sul valore da attribuire all’ex Cine-Teatro “Beniamino Gigli”, una sorta di spaccatura della popolazione: c’è chi lo considera “memoria”, chi un semplice manufatto”. A parlare è Annalinda Pasquali, assessore all’Urbanistica del Comune di Porto Sant’Elpidio, mentre riallaccia alla situazione locale la concezione di uno scritto su storia e memoria di Giuseppe Rinaldi, docente dell’Università Cattolica di Milano. Quel che sembra certo, al di là delle diversità di vedute, è che nessuno considera l’ex Gigli «obsoleto » , un qualcosa da lasciar lì a marcire, di cui non curarsi. La nuova vita dell’ex Cine-Teatro prevede la riconversione dell’intero stabile. Aperto nel 1932, due delle sue quattro facciate in stile liberty furono poi rivestite negli anni ‘60 con laterizi, prima della chiusura al pubblico nei primi anni ‘80. Resteranno degli elementi che ricorderanno il passato del Gigli? “Come indicato dalla Soprintendenza (Archeologica, Belle Arti e Paesaggio n.d.r.), c’è un boccascena, unico elemento rimasto originale per ciò che riguarda la struttura interna. Inoltre, è presente una macchina della proiezione che verrà restaurata. Saranno quindi due ricordi: il boccascena in relazione alla costruzione del teatro, la macchina del cinema. Per quest’ultima verrà definita in seguito la collocazione. Verso sud rimarrà la facciata originaria, quella non intaccata dai lavori per il cinema” dice Pasquali. «Nel 2010 - afferma il sindaco Nazareno Franchellucci - la Soprintendenza ha stabilito che l’immobile è meritevole di tutela, quindi ogni progetto va concordato con la stessa. L’immobile deve essere restaurato secondo determinati criteri perché, appunto, vincolato. Il progetto in corso prevede di restaurare le facciate in una modalità che ricordi il vecchio stile Liberty. Le destinazioni – invece - non erano vincolate. La riqualificazione della piazza non poteva non passare dalla riqualificazione dell’immobile”. Domandiamo al sindaco entro quando è prevista la chiusura dei lavori “La parte esterna – ci risponde - dovrebbe essere pronta per luglio, per l’interna ci vorrà almeno fino a Natale 2018”. A cosa verrà destinata, nello specifico, la parte pubblica? “Ci sarà la nuova biblioteca che andrà a sostituire quella di Villa Murri, non più adatta a chi la frequenta, sia per lo spazio che per la documentazione – spiega l’assessore Pasquali -. Nella nuova biblioteca ci sarà la possibilità di consultare volumi tradizionali, ma anche e-book, non dimenticando altri supporti che consentono la ricerca rapida. Abbiamo osservato alcuni esempi come la vicina Pesaro, ma per ora non c’è ancora un progetto di dettaglio, ma uno generale che prevede l’impiantistica di quegli elementi utili all’utilizzo della strumentazione multimediale. Al pian terreno ci sarà un luogo che ospiterà 200 persone sedute che potrà diventare all’occorrenza anche sala espositiva, per l’ascolto di musica o spazio per rappresentazioni. Attualmente abbiamo sale polifunzionali a Villa Barruchello ma con circa 100 sedute, altre sale a Villa Murri con circa 40 posti e il Teatro delle Api con 400 posti. Manca una situazione intermedia» Di quanto spazio si dispone? “ll Comune conserva uno spazio superiore ai 600 metri quadrati – conclude il Sindaco -. Viene lasciata un’area ad uso commerciale perché siamo i primi a dire che avere due teatri a Porto Sant’Elpidio sarebbe anacronistico, ma soprattutto insostenibile. Da qui la decisione di destinare 300 metri quadrati a spazi commerciali, 638 più altri 100 metri quadrati di soppalco alla parte pubblica. L’obiettivo è portare gente in piazza: una biblioteca e un auditorium permettono di avere movimento per molti giorni all’anno, a differenza di un teatro. La parte commerciale aumenterebbe le presenze”.

Silvia Ilari



Biblioteca di Porto San Giorgio verso la nuova convenzione

La biblioteca svolge un ruolo importante all’interno di una comunità, come la Biblioteca Civica “Gino Pieri” di Porto San Giorgio, all’interno della quale sono presenti circa 80 mila volumi per un’utenza che ha raggiunto i 10 mila utenti annuali. Anche se il servizio del prestito bibliotecario è temporaneamente sospeso, consapevole del suo pregio, l’Amministrazione a partire dal nuovo anno, ha previsto cambiamenti rispetto alla gestione di questo luogo, custode della memoria e dell’identità cittadina. “All’interno della Biblioteca Civica sono presenti raccolte storiche, sia come Comune che come Società Operaia, con la quale vi era una convenzione che è scaduta e che verrà rinnovata al primo consiglio comunale utile di gennaio” ha ricordato l’Assessore alla Cultura Elisabetta Baldassarri. Di fatto la biblioteca civica è un locale comunale che si serviva di personale comunale, mentre il ruolo della Società Operaia è sempre stato di rappresentanza per mettere a disposizione una grande quantità di materiale librario attraverso la convenzione. Competenza della Società Operaia è sempre stata anche quella di proporre un direttore, tramite il Comitato formato da due membri del Comune e dal Presidente della Società Operaia. Una volta che il servizio di prestito verrà ripristinato, dopo l’interruzione temporanea a causa della mancanza di un presidente, l’Amministrazione sangiorgese ha annunciato che sono previste novità a partire dal 2018. Tali novità andranno di pari passo con il sistema bibliotecario regionale, esistente già dal 2017: si procederà per tappe, a partire dall’attesa di un finanziamento regionale per attività inerenti alla sezione per ragazzi che prevede una sezione distaccata per tutte le scuole sangiorgesi, per la quale verrà messo a disposizione un locale comunale non utilizzato in Corso Castel San Giorgio. Altre novità riguarderanno il servizio di biblioteca digitale, mentre il servizio SEBINA è già attivo. “Il prestito e tutta una serie di servizi interrotti creano una grossa lacuna - ha commentato la Baldassarri - che coinvolge anche i turisti. Avendo una biblioteca civica, io, interpretando la volontà dell’intera Amministrazione, desidero che al centro ci siano i cittadini, protagonisti di una struttura capace di rispondere alle loro esigenze; cercheremo di fare questo attraverso la nuova convenzione che sarà un piccolo passo in quella direzione. Non era scontata una risoluzione così veloce, bisognava mettersi d’accordo. Personalmente sono arrivata a giugno, fino adesso ho lavorato servendomi del prezioso aiuto della Responsabile della Biblioteca Civica di Fermo e dei volontari titolati che mi sono stati utili a comprendere le modifiche inserite nella nuova convenzione”. Sulle modifiche che ciò comporterà l’assessore non si sbilancia ma assicura che per quanto riguarda la Biblioteca, sarà prevista una maggiore presenza da parte dell’Amministrazione che entra in modo importante negli indirizzi che la biblioteca dovrà avere. Adesso occorre rispondere alle importanti modifiche sul sistema bibliotecario a livello regionale che richiede adempimenti, formazione del personale, informatizzazione. Il punto fermo, adesso, è il dialogo proficuo che è servito ad arrivare alla convenzione, attraverso diversi incontri tra Società Operaia e referenti coinvolti.

Serena Murri

Ultima modifica il Mercoledì, 10 Gennaio 2018 09:51

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