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Monte Vidon Corrado

Il respiro profondo per l'anima nel paese museo.

Tra la valle del fiume Tenna e quella del fiume Chienti, su 429m slm, si colloca Monte Vidon Corrado, un comune di poco più di ottocento abitanti, che riscattandosi dal lavoro della terra, dalle proprie tradizioni, legate alla paglia e all’artigianato, ha saputo creare un vero e proprio motore economico stabile e conosciuto in tutto il mondo. Un popolo di lavoratori onesti, alacri ed ambiziosi, quello dei montevidonesi, che di generazione in generazione riesce a far crescere e dare lustro alla propria terra, con il cappello, gli accessori d’abbigliamento, le minuterie metalliche, l'artigianato italiano e l’enogastronomia.

Visitare Monte Vidon Corrado è come immergersi in un'atmosfera magica: impossibile non lasciarsi condurre per le vie ristrutturate del centro storico, magari ascoltando i racconti antichi di qualche montevidonese naturalmente predisposto all’accoglienza ed al sorriso, e scorgerne le meraviglie nascoste sino alla veduta panoramica delle terre circostanti dalla terrazza Belvedere, appunto. Lo stesso scenario di un mondo che è stato tanto evocativo e di intensa ispirazione per il grande artista del Novecento Osvaldo Licini. L’eredità liciniana ha segnato indelebilmente la politica culturale degli amministratori pubblici, tanto da predisporre un Centro Studi per la salvaguardia e la ricerca della sua arte e, in generale, di quella contemporanea.

Terra da sempre fertile ed ospitale, aperta alle nuove prospettive di sviluppo e rispettosa delle tradizioni, costruita da uomini onesti e sagaci, la bella e ben curata Monte Vidon Corrado merita un “a-rivederci”, ad un tempo ed uno spazio in cui poter ristorare la dimensione più profonda e spirituale, quella dell’anima. (Andrea Scorolli)

Una passeggiata nel tempo: dall'arte medievale a quella contemporanea.

I primi insediamenti a Monte Vidon Corrado risalgono a prima dell'epoca romana, al tempo degli antichi Piceni: dove oggi sorge Montappone, insisteva un piccolo insediamento di agricoltori e di pastori il cui capo si chiamava Apunis (da cui Monte di Apunis, latinizzato in Mons Apunis, quindi Montappone). A testimonianza del fatto che ci siano stati insediamenti urbani (se ne parla nella battaglia del 90 a.C.), sono i ritrovamenti avvenuti nel 1990 all’inizio della contrada Rota e nel 1991, durante l’aratura di un terreno, in contrada San Pietro, in cui furono portati alla luce reperti di un insediamento preromano del quarto-terzo secolo a.C. ed un pezzo di pavimento di laterizio e fattura romana. Se pensiamo poi alla storia locale, la conferma della presenza di civiltà antiche la troviamo nelle numerose vestigia romane presenti sul territorio di Piane di Falerone, di Fermo (ed Urbisaglia). Tuttavia il nome deriva dal medievale “Castello di Guidone”, ed in seguito “Corrado”, uno dei figli di Fallerone I, Signore di Falerone. Corrado è da ricordare insieme al fratello Guidone, come i due consanguinei che passeranno alla storia per aver dato i loro nomi a due castelli: Monte Vidon Corrado e Monte Vidon Combatte, ambedue comuni del territorio fermano. Monte Vidon Corrado appare per la prima volta in un documento del 1229 quando Fermo cercò la coalizione con i castelli vicini per arginare la volontà d’espansione di Rinaldo, duca di Spoleto. Nei secoli successivi la sua storia seguì le vicende di Fermo, prima, ed in seguito quelle di Montegiorgio.

In posizione strategica sull'asse di comunicazione Tenna-Chienti, in uno sperone panoramico che domina il territorio dai Sibillini al mare, le testimonianze del suo passato medioevale ce le dà il centro storico: l'incasato più antico chiuso da resti di mura castellane del XXIII-XIV secolo oltre a conservare l'impianto urbanistico medievale e rinascimentale, custodisce un tempietto pagano, dove ora sorge la Chiesa della Madonna del Carmine, eleganti case civili con decorazioni in cotto del XV secolo e avanzi di fortificazioni dei secoli XIV-XV tra i quali il castello con il torrione del XIV secolo.

Passeggiando nelle stradine tra le antiche mura in cotto, tra balconi fioriti e costruzioni più tarde, a dominare è la facciata settecentesca della Chiesa parrocchiale di San Vito Martire che conserva opere d’arte risalenti al Quattrocento. Su via Piave si affacciano il Palazzo comunale e subito dopo un palazzotto rinascimentale a tre ordini, con decorazioni in cotto e arco ogivale-senese in basso. Passando davanti al palazzotto quattrocentesco si giunge alla piazzetta del Comune, su cui si affaccia la dimora del grande artista del ‘900 Osvaldo Licini: una casa patronale settecentesca, strutturata su tre livelli, dove il pittore e fotografo visse dal 1926 insieme alla moglie Nanny. Entrando nelle stanze si respira la dimensione esistenziale dell’artista, insignito del Gran Premio della Biennale di Venezia nel 1958, anno della sua morte. Dalle finestre si può ammirare il suggestivo paesaggio con le colline che da una parte digradano verso il mare e dall’altra salgono seguendo il profilo ondulato dei Sibillini: sopra lo spazio cosmico, dove sembra di veder fluttuare le ammiccanti Amalassunte, gli arditi Angeli Ribelli, i curiosi Olandesi Volanti e tutte quelle fantastiche creature “erranti, erotiche, eretiche”, come il genio che le ha ideate.

Sempre in piazza Osvaldo Licini si trova il Centro Studi omonimo a lui dedicato, con esposizione permanente delle sue opere. Scendendo infine dal piccolo sottoportico denominato “Galleria dell’Arte” si giunge al parco pittorico, che nella bella stagione si tinge di fiori e piante offrendo incantevoli scorci panoramici sui borghi limitrofi. (Mariateresa Ferroni)

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