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Un'Erba al Mese - La calendula

L’Associazione Chi Mangia la Foglia! è l’ideatrice del Circuito delle Erbe Spontanee e dei corsi di riconoscimento delle erbe e piante spontanee che ogni anno organizza in modo itinerante nei vari comuni delle Marche. Per la rubrica “Un’Erba al Mese” presenta proprietà e usi della calendula.

Note informative a cura del presidente dell'associazione Noris Rocchi - La calendula è una pianta mitologica. Ricca di storia e simbologia, è citata in moltissimi testi greci, menzionata da molti antichi scrittori come pianta dai fiori d’oro. L’etimologia ha due indirizzi: quello greco “Kalanthos” che fa riferimento al fiore e significa coppa o cesta e quello latino “Calendae” che significa primo giorno del mese, in riferimento al seme a forma di quarto di luna, con riferimento allo scorrere del tempo in funzione delle fasi lunari.

E’ una pianta annuale, dalle foglie oblunghe sessili lievemente pubescenti, di ampia diffusione, una delle prime piante ad avvertirci della primavera in arrivo. Appartiene al genere delle asteraceae già compositae, conta oltre una ventina di specie; inoltre è una pianta ornamentale e da giardino, quindi soggetta a ibridazioni per ragioni estetiche. Le due specie di nostro interesse sono la Calendula arvensis dal fiore giallo facilmente reperibile nei campi e la Calendula officinalis più spesso coltivata dal fiore giallo arancio, entrambe della Famiglia delle Astaraceae ex Compositae, comunque molto simili tra loro sia nell’aspetto che nelle importanti proprietà officinali. Nomi comuni: Calendola, Fiorrancio, Cappuccina, Callandria, Calta, ecc.

La ricetta - “Chi Mangia la Foglia!” propone: Risotto alla calendula. I fiori possono essere impiegati in cucina con la caratteristica di dare un colore simile allo zafferano, ma con un proprio personale aroma e un caratteristico sapore. Ingredienti per 4 persone e procedimento: 350 gr di riso, alcune foglie di calendula, 1 abbondante manciata di petali di calendula, 1 scalogno, 1 spicchio d’aglio, 1 costola di parmigiano cm 4x4 circa, olio extravergine d’oliva, 1 bicchiere di vino bianco, 1 litro circa di brodo vegetale, sale q.b.

Preparazione - Lavare e pulire gli ingredienti, tagliuzzare le foglie di calendula, tagliare il porro e far rosolare in olio e.v.o. insieme all’aglio, poi aggiungere le foglie di calendula e sfumare con vino bianco, aggiungere un terzo di foglie di calendula ervensis, al contempo preparare il brodo vegetale. Quindi versare il riso, la costola di parmigiano, sale q.b. sia nel brodo che nel riso. Continuando a mescolare e versando poco alla volta il brodo vegetale secondo necessità, procedere fino a cottura del riso; poco prima di concludere la cottura versare i restanti petali di calendula, mantecare affinché il riso prenda profumo, sapore e un bel colore giallo. Servire con allegoria di petali a piacere.

Note dietetiche a cura della dott.ssa Maria Preziosa Del Papa - “Il riso rinfresca”: i nostri nonni avevano questa convinzione. Provo a capire perché: forse non avendo eccessiva fibra (riso bianco), lasciava riposare e quindi “rinfrescare” il tubo digerente. Il riso, quindi, rappresenta un buon intermezzo nel menù settimanale tra pasta, legumi, polenta, ecc. Combinato poi con la calendula acquista ancora più valore. A donare quel colore “giallo-arancione” cosi gradevole alla vista sono i “flavonoidi”, una sorta di antiossidanti e Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno “immersi” come siamo tra tante ossidazioni nocive (inquinanti, pesticidi, sostanze chimiche in genere). Inoltre, che il riso (come il mais) non ha glutine. Ai diabetici ricordiamo che il riso purtroppo ha un “alto indice glicemico”, cioè la potenzialità di alzare la glicemia facilmente e che questa può essere contenuta dalla presenza di “fibre”(verdure e/o ortaggi in genere) nel piatto o nel pasto stesso. La calendula in questa ricetta può attenuare questo “danno glicemico”. Dunque gustate con tranquillità questo primo piatto.

Note salutistiche a cura della dott.ssa Paola Palmieri - Bella, bellissima la calendula, con i suoi fiori giallo-arancio, da cui si estrae la droga di interesse cosmetico e fitoterapico. Infatti i fiori sono ricchi di sostanze, quali: olii essenziali, flavonoidi, carotenoidi, tannini, glicosidi e tanto altro, utilizzate per la cura della pelle e del corpo in generale. La calendula è utile non solo per la pulizia e la cura dell’acne e foruncoli, ma anche per problematiche più profonde, come ferite, ustioni e piaghe. Infatti grazie alla presenza di carotenoidi, simili alla vitamina A, accelera la guarigione e la cicatrizzazione della pelle, incrementando la produzione di fibrina, che velocizza la riparazione tissutale e mantiene la pelle ben idratata.

Recenti studi parlano di azione “antibiotica” importante su infiammazioni cutanee batteriche anche da stafilococco. In ginecologia favorisce la regolarizzazione del ciclo e attenua i dolori mestruali. Per uso esterno, utile anche nelle micosi, la calendula si usa sotto forma di crema o unguento al 2-5%. Utile anche come disinfettante della mucosa orale, sotto forma di infuso. Quando utilizzata per uso interno è impiegata come protettore della mucosa gastrica, costipazione e vermi intestinali. Sottolineiamo il fatto che la sua azione come coleretico, cioè aumenta la secrezione di bile, migliora la digestione e controlla i livelli di colesterolo e trigliceridi. La calendula è ben tollerata, ma ci possono essere reazioni incrociate con altri generi della famiglia delle composite (es. camomilla).

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