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Quando le donne dicono basta. Violenza di genere, l'esperienza del centro antiviolenza. Il 28 novembre convegno a Fermo

FERMANO - Arrivano su consiglio di un'amica, di un assistente sociale o di un carabiniere. Sono soprattutto italiane, ma ultimamente sta crescendo il numero delle straniere. Hanno, per la maggior parte, tra i 35 e i 55 anni (ma ci sono anche quelle di 19 come quelle di 65). Sono perlopiù diplomate (non mancano, però, laureate, come quelle con la licenza elementare). Quasi tutte hanno figli. E' un universo multiforme quello delle donne che si recano ad uno degli sportelli del centro antiviolenza di Fermo. Quest'anno, per ora, sono cinquanta (nel 2014 sono state 54). Un dato in controtendenza rispetto a quello regionale, che vede scendere il numero di donne che chiedono aiuto a questi centri.

“C'entra – dice Laura Gaspari, operatrice di sportello del centro antiviolenza provinciale di Fermo, gestito dall’associazione On the Road onlus – la sfiducia nelle istituzioni e nelle forze dell'ordine. La tv che racconta storie di donne che muoiono per mano di un uomo, pur avendolo denunciato, disincentiva le richieste di aiuto. Per uscire da una situazione di violenza, queste donne pretendono di essere tutelate, ma sono consapevoli che non sempre succede”.

Retaggi culturali, dipendenza economica dal partner, vergogna, senso di colpa: sono questi alcuni dei motivi che rendono difficile per una donna denunciare le violenze subite. “La violenza di genere è un problema culturale. E' necessario cambiare il sistema in cui viviamo, altrimenti il nostro lavoro è inutile. Le donne vittime di violenza si sentono colpevoli per quello che accade loro, ma la violenza non deve avere giustificazioni. Noi le aiutiamo a capire questo e a riprendere in mano la loro vita. In questo senso, i centri antiviolenza sono fondamentali, perché il percorso che intraprendono queste donne, anche se molto lento, porta a cambiamenti evidenti nello loro vite. Aiutarle a prendere consapevolezza del problema e di loro stesse è molto, ma non abbastanza: è la prevenzione a facilitare questo cambiamento culturale necessario”.

In che consiste un percorso di uscita dalla violenza? “Il primo approccio con i nostri centri è telefonico, e in alcuni casi resta tale. Tra le donne che vengono da noi ci sono quelle in cerca di una parola di conforto, come quelle che richiedono pareri più specifici. In questo caso abbiamo a disposizione un'avvocata che fornisce consulenze gratuite e due psicologhe. Se necessario avviamo anche contatti con i servizi sociali dei Comuni”.

Parlando di violenza di genere, il più delle volte si pensa alla violenza fisica. “Le donne che arrivano da noi quasi sempre sono vittime sia di violenza fisica che psicologica. Anche se la violenza fisica è più evidente, è quella psicologica a creare maggiori conseguenze. I casi di violenza sessuale, invece, sono più difficili da individuare, se la donna decide di non parlarne. In genere emergono solo dopo qualche tempo, quando inizia a crearsi un rapporto di fiducia con le operatrici del centro. Tengo a precisare che violenza sessuale non è solo lo stupro, ma è anche il rapporto sessuale subito, quello a cui la donna acconsente dopo insistenti richieste o ricatti. Spesso, però, la donna non percepisce questi gesti come atti di violenza perché è ancora radicata l'idea del sesso come dovere coniugale. Per la nostra esperienza, ad usare violenza è sempre il partner o l'ex partner, comunque una persona conosciuta dalla donna”.

Ci sono stati casi di stalking? “Sono pochi. Lo stalking è un fenomeno ancora poco conosciuto, anche da parte delle stesse donne che si rendono conto di essere perseguitate e seguite, ma che cercano vie alternative alla denuncia per risolvere il problema. E' difficile dimostrare di essere vittima di stalking; inoltre la tutela offerta dalla legge – l'ammonimento – non fa sentire le donne abbastanza protette”.

Con i femminicidi, la tv ha creato un business, camuffato da informazione. Come valuta questo (ab)uso delle vittime di violenza? “Penso che i femminicidi abbiano successo mediatico in quanto omicidi compiuti spesso con atti spettacolari; sembrano storie da film e fanno presa sul pubblico. Il problema è molto percepito finché è in tv, ma non altrettanto nella vita di tutti i giorni, dove è ancora troppo spesso si sente dire 'questo a me non capiterà mai'”.

Dall'altra parte ci sono gli uomini, gli aggressori. “Nell'ultimo periodo stanno nascendo centri per uomini maltrattanti; uno si trova ad Ancona: è un progetto sperimentale che lavora sugli uomini che agiscono violenza, persone che conoscono solo quel modo di reagire e di relazionarsi e che per questo vanno aiutate. E' un percorso molto complesso perché bisogna fare i conti con una cultura patriarcale e con stereotipi difficili da demolire. Gli uomini violenti sono apparentemente normali, socialmente attivi, con lavoro e amici. Per le donne vittime di violenza questo è un problema aggiuntivo perché, la buona reputazione di cui gode l'uomo, le rende poco credibili, scoraggiandole dal denunciarlo”.


Francesca Pasquali

Lo sportello antiviolenza di Fermo è aperto: martedì dalle 9 alle 14 - Villa Murri - Porto Sant'Elpidio; mercoledì dalle 9.30 alle 13.30 - Viale Marconi 14 - Sant'Elpidio a Mare; giovedì dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 17.30 - Piazzale Azzolino - Fermo; venerdì dalle 9 alle 14 e dalle 14.30 alle 17.30 - Viale Marconi 14 - Sant'Elpidio a Mare. Numero verde: 800.215809.

IL CONVEGNO - In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne (25 novembre), sabato 28 novembre a Fermo, nella Sala dei Ritratti di Palazzo dei Priori, si terrà il convegno “ON VIOLENCE ON WOMEN. Per una civilizzazione delle relazioni tra uomini e donne”, organizzato dall'associazione On the Road. Al convegno parteciperanno psicologi, esperti, scrittori, rappresentanti delle istituzioni e membri di associazioni che operano in questo campo.

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