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Un mare di sport

Tutti al mareee...!

Il rapporto tra il mare e l’uomo è stato da sempre bivalente: da un lato, le acque che ricoprono gran parte del globo hanno generato paura nell’uomo per la loro sconfinata immensità, dall’altro sono state fonti di sostentamento e hanno permesso la scoperta di nuove terre, nuovi orizzonti da esplorare e da colonizzare. E se vogliamo trovare una spiegazione al fatto che Poseidone, il Dio greco del mare, in astio ad Ulisse, nell’Odissea, faceva di tutto per rendergli difficile la vita facendolo carambolare come una palla da biliardo per tutto il Mediterraneo, quella è che il mare dona conoscenza e vita, ma si fa pagare un prezzo salato come l’acqua che lo forma. Il mare è per i pesci che lo abitano e tutte le sue altre infinite forme di vita, l’uomo è un ospite e come tale è obbligato a rispettarlo. Ma noi uomini siamo una razza incorreggibile, siamo fatti di sogni e desideri: sognavamo di volare e abbiamo inventato il modo di farlo fino ad arrivare sulla Luna; sognavamo di scendere negli abissi e anche questo lo abbiamo realizzato, con sommergibili e scafandri. Eppure non siamo padroni di nulla, rimaniamo gli ospiti di sempre, piccoli di fronte all’immensità di quello che ci circonda. E questo nostro essere piccoli è quello che ci porta a concepire le sfide verso gli elementi che non consideriamo come nostri, cioè l’aria e l’acqua. Le sfide sono sfide, grandi o piccole che siano e d’estate, nel periodo del caldo, della vacanza, del mare calmo, le acque e le spiagge sono il posto ideale dove cimentarsi in prove di abilità sportiva. D’inverno, il chiuso limitante delle palestre e le acque circoscritte delle piscine, d’estate le spiagge sabbiose e lunghissime e le acque aperte del mare. E via con gli sport, anche quelli strani, fuori dagli schemi, pur di lanciare e raccogliere sfide. Perché lo si fa? Perché, ad esempio, chi nuota in mare non avrà mai la sensazione di angoscia che le prime volte prova chi ha sempre nuotato in piscina, a non avere un bordo a cui appoggiarsi in caso di bisogno. Chi nuota in mare deve sapere cosa fa e come lo deve fare, la prova è con se stessi, non è una questione di velocità o di stile, ma una questione di consapevolezza, di calma e come dicono gli esperti di “acquaticità” per dirla in termini dell’antica Grecia: di essere in sintonia con Poseidone. E allora in estate, per sentirsi in sintonia col mondo “liquido”, sotto con il nuoto, la canoa, il pattino, la pallavolo o il calcio sulla sabbia: è un modo bello per trovare un contatto con la natura. L’importante è non mettere mai la testa sotto la sabbia, nel senso di essere sempre consapevoli di ciò che le nostre abilità ci consentono senza strafare, senza incoscienza. Insomma, ricordiamoci che non siamo pesci e, al momento giusto, tiriamo fuori la testa per respirare!

Daniele Maiani



Il beach soccer è di casa a Porto Sant'Elpidio

Tutto pronto per la decima edizione del Mundial Beach Soccer di Porto Sant’Elpidio, la tradizionale kermesse di fine luglio che richiama sempre il pubblico delle grandi occasioni. Quattro serate spettacolari, ad alto contenuto tecnico/agonistico, come solo il calcio sulla sabbia della speciale Arena allestita nella zona dell’ex “Orfeo Serafini” saprà sicuramente regalare. Il via Mercoledì 24 con la prima giornata delle qualificazioni. A seguire gli altri incontri sino a Sabato 27, quando i tre match di finale costituiranno il clou di un evento che cresce di anno in anno e che riesce sempre a fondersi e coniugarsi agli aspetti tipici della solidarietà, attraverso una stretta collaborazione con varie associazioni cittadine. Sei le nazionali a sfidarsi: Canada, Marocco, Gambia (rappresentata dai ragazzi della Save The Youths Montepacini, squadra fermana partecipante al Campionato di 3^ Categoria), Portogallo e Bielorussia saranno le avversarie di una favorita Italia guidata da Maurizio Iorio, che da 20 anni propone questa riuscitissima formula in giro per il Belpaese. Un’edizione che si preannuncia già particolarmente interessante, grazie anche alle tante novità che l’edizione 2019 propone: “Dopo tanti anni che non veniva – fa notare lo stesso Iorio – ecco il Portogallo. Poi il Marocco, che esordisce nella mia Lega, così come il Gambia. La Bielorussia ed il Canada vanno a completare un pacchetto di sei nazioni di grandi prestigio e livello tecnico, per quello che sarà sicuramente un bel torneo. Sarà una settimana intensa di emozioni e di gioia, di sport e non solo. Per noi, la tappa di Beach Soccer di Porto Sant’Elpidio rappresenta il fiore all’occhiello di una Lega importante, che anno dopo anno sta crescendo a dismisura e che sta toccando palcoscenici internazionali. Ma sia sotto l’aspetto della passionalità che dell’organizzazione, Porto Sant’ Elpidio non ha nulla da invidiare a nessuno”. Svelate infine, le prime indiscrezioni sulla formazione azzurra, che la scorsa stagione perse la finale con l’Argentina ai calci di rigore. L’Italia sarà priva di Mirko Cudini, ma che con ogni probabilità schiererà atleti del calibro degli ex Juventus De Ceglie e Sculli e Pellizzoli in porta: “Debbo selezionare giocatori che abbiano appeal ma che, al tempo stesso, siano allenati al fine di contrastare le altre formazioni nazionali, che nel corso degli anni sono cresciute sempre più – ha chiosato Iorio - Da parte nostra, come sempre vogliamo arrivare in fondo. Spero di poter vincere questo torneo, perché da tre anni arriviamo in finale ma poi…”.

Uberto Frenquellucci



Kite surf con Asd Tribal Kite a Marina Palmense

Tra le realtà locali esistenti che si dedicano a sport acquatici, sulla spiaggia di Marina Palmense, con base al Nicolina Beach, troviamo l’Asd Tribal Kite, presente sul territorio da oltre dieci anni. Si tratta dell’unica associazione rivolta a questo tipo di sport, dopo quella che insiste a Porto Sant’Elpidio. Il presidente dell’associazione sportiva, da ormai 9 anni, è Fabio La Civita che ha questa passione da sempre e ha deciso di portarla sul suo territorio di riferimento: “Mi sono appassionato a questo sport quando l’ho visto praticare per caso, a nord dell’Emilia Romagna; le vele in aria mi hanno affascinato. Si tratta di uno sport importato dalle Hawaii, bello da praticare ma con la dovuta cautela. Bisogna sempre affidarsi ad istruttori qualificati. Non è uno sport per autodidatti” ha messo in chiaro il presidente. Il compito di questa realtà, facilmente individuabile sul litorale di Marina Palmense, è anche quello di mettere in contatto chi si affaccia a questa disciplina per la prima volta con personale qualificato. Sono principalmente due gli istruttori qualificati di riferimento per l’associazione, uno è Alessandro Verdecchia il quale è istruttore IKO (International Kiteboarding Organization) con brevetto di secondo livello. Un altro istruttore è Marco Sabbatini, con brevetto Iko e di riferimento alla Baia di Cococcià tra Porto Sant’Elpidio e Civitanova. Il kite surf, per i veri appassionati, oltre ad essere uno sport è uno stile di vita, i veri appassionati passano la stagione estiva sulle nostre coste ma poi verso novembre vanno a svernare in Brasile e nei paesi caldi, quando c’è il vento a favore. L’Asd Tribal Kite di Marina Palmense, affiliata alla UISP, vanta ormai una settantina di iscritti, ai quali si aggiungono i turisti che ogni estate si avvicinano a questo sport che è aperto a tutti. L’associazione mette a disposizione tutta l’attrezzatura necessaria per la pratica di questa disciplina che principalmente è legata ad una tavola e ad un kite (aquilone). Due gli elementi che risultano agganciati da un trapezio, legato in vita a chi è in equilibrio sulla tavola, al quale è agganciato l’aquilone. Non serve avere una forza esagerata per questo tipo di sport ma piuttosto una buona dimestichezza con l’acqua: si governa il tutto dal trapezio che sente la trazione del vento mentre si plana sull’acqua. Ci sono tre tipi di discipline legate al kite surf, il Free style che si pratica con la vela completamente aperta in cielo con rotazioni acrobatiche in volo; il Wake style con un’ala in potenza con vento a favore per creare una manovra chiamata “wake” esclusivamente per veterani e in ultimo il Surf style che è una modalità più blanda praticata dai 12 ai 70 anni. All’interno dell’associazione ci sono anche due giovanissimi, Giovanni di 12 anni e Chiara di 17 anni. L’Asd Tribal Kite è un’organizzazione di veri amici che non fa eventi e non fa promozione, chi vuole avvicinarsi a questo sport, avrà a disposizione un istruttore qualificato e nella prima lezione di prova si parlerà di teoria ma soprattutto di sicurezza, attualmente il kite surf ha un sistema sicuro al 100% con un sistema di sganciamento che divincola da tutta l’attrezzatura e durante la prima lezione viene spiegato come utilizzarlo. Tutto il resto sarà pratica. Per informazioni e contatti, tel. 348.5908608 email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Andrea Braconi

Kayak Picenum, vivere il mare a 360 gradi

Kayak Picenum c’è. L’associazione, divenuta punto di riferimento territoriale per la canoa da mare o kayak, si trova al punto kayak sul lungomare di Pedaso, ha fatto del mare e della canoa la risorsa turistica e promozionale di un territorio dalle potenzialità ancora inesplorate. Kayak Picenum organizza uscite all’alba in kayak con colazione, anche per turisti stranieri. L’associazione, negli anni si è sviluppata, arricchendosi di esperienze e di discipline, alla canoa si è aggiunto il Sup, si punta sull’aspetto sociale con il kayak per disabili, si promuovono anche corsi di canoa per livelli più avanzati. Coesistere di può, al punto kayak di Pedaso. L’Associazione, iscritta alla Federazione Italiana Canoa Kayak, da due anni è presieduta da Emiliano Pasquini e il vice è Raffaele Azan che si occupa dei corsi, a partire dai principianti con i bambini “La nostra è una realtà in crescita - ha affermato il presidente Pasquini - con sempre nuovi tesserati. Risulta in crescita anche il servizio rimessaggio dei kayak”. Tematiche sociali ma anche ambientali, rivolte alla pulizia di spiagge e fondali che sono entrate a far parte dell’attività di sempre, basata su prove kayak e corsi per bambini durante tutta la stagione, inaugurata con l’evento del 25 aprile del raduno nazionale delle canoe di tipo sit on top al porticciolo di Pedaso. L’associazione ha aderito all’iniziativa “Italia in Canoa” dello scorso 24 maggio, dedicata alle associazioni che fanno attività inerenti al mare, con il progetto “Pagaiando per l’ambiente” rivolto alle scuole, diverse infatti le iniziative con le scuole di Pedaso e Lido di Fermo. Fra gli obiettivi dell’associazione pedasina c’è quello di organizzare eventi di sensibilizzazione rivolti ai bambini, come avvicinamento alla canoa ma anche di educazione al rispetto per l’ambiente con un occhio rivolto al sociale. Per il quarto anno consecutivo, tutte le domeniche di luglio, presso la spiaggia di Pedaso sud, si organizzano giri in canoa con i disabili dell’Associazione La Crisalide di Porto Sant’Elpidio, grazie alla disponibilità del Comune e degli chalet. La canoa aiuta, soprattutto i ragazzi down coinvolti nel progetto: li aiuta nella motricità, nell’aumentare il senso di equilibrio e a prendere dimestichezza con l’acqua. I tesserati sono circa una trentina, con numeri in crescita, visto e considerato che da due anni si sono aggiunti anche gli appassionati di Sup, associati al Kayak Picenum. Di recente si è aggiunta anche un’altra associazione dal nome Stella Polare che si occupa di corsi di kayak a livello avanzato e corsi di vela. L’offerta si è dunque arricchita e diversificata, sfruttando il litorale pedasino come background ideale per gli sport acquatici.

Serena Murri

Della vela puoi solo innamorarti

Della vela ci si innamora, perché è uno sport particolare e che sicuramente richiede molto sacrificio. Ne è convinto Daniele Malavolta, presidente dell’associazione Liberi nel Vento, fondata il 16 settembre del 2002. “Il limite grande è il costo dell’attrezzatura, delle vele e di un posto barca, cosa che noi da 17 anni siamo riusciti totalmente ad azzerare nei confronti degli atleti grazie a tantissime persone che ci vogliono bene e grazie ad aziende che ci sostengono - sottolinea -. Tutta l’attività viene svolta gratuitamente e questo non per pietismo, ma perché siamo riusciti a far passare il messaggio che deve essere un vanto per il territorio il poter dare queste opportunità di divertimento”. Malavolta ribadisce come Liberi nel Vento sia una delle poche realtà ad avere sposato questa filosofia e ad averla portata avanti per così tanto tempo. “È per questo che tanta gente riesce ad avvicinarsi al mare. Sono numerosi i circoli che sono venuti a vedere la base nautica e le gru che abbiamo per lo spostamento delle persone dalla carrozzina alla barca o per lo spostamento delle stesse barche. Abbiamo persone molto competenti che riescono a fornire queste risposte e quando viene un ragazzo che vuole fare il corso di vela è per noi un piacere. Forniamo barche, vele e soprattutto un istruttore molto competente e bravo come Stefano”. L’associazione era nata per portare avanti un’iniziativa della Lega Navale di Porto San Giorgio, poi interrottasi. “I ragazzi che avevano avuto l’opportunità di provare questa barca fondarono Liberi nel Vento, proprio per dare inizio ad un progetto strutturato capace di dare a persone con disabilità la possibilità di fare vela”. Ma all’inizio, da un punto di vista logistico, non c’era nulla a disposizione. “Ci siamo impegnati per creare una cosa indispensabile, come il primo bagno per disabili con uno spogliatoio, poi una base nautica con pontile con scivolo per carrozzine. Adesso siamo composti da 45 soci e oltre una ventina di atleti tra chi fa agonismo e gli altri. Fino a due anni fa ci siamo concentrati sul 2.4, una barca singola molto importante dove le persone disabili e quelle normodotate gareggiano insieme senza differenza. La vela è stato uno dei primi sport a permettere la totale integrazione, le classifiche non sono diverse”. Da due anni a questa parte, invece, è partito il progetto Hansa 3.03, una barca australiana doppia che permette anche a persone con disabilità più gravi di fare vela. “Anche se il disabile in maniera autonoma non riesce a gestire la barca, può farlo insieme ad un compagno. Siamo riusciti dopo il secondo anno a portare ben quattro equipaggi a Palermo per i Campionati Italiani qualche settimana fa ed è stata una soddisfazione enorme”.

Andrea Braconi

Ultima modifica il Martedì, 09 Luglio 2019 10:11

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