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Un bene insostituibile

"Si son rotte le acque..."

E' commovente vedere la fiducia che i bambini hanno nei confronti dei grandi, quando a scuola pendono dalle labbra delle maestre o dei maestri che spiegano loro il ciclo delle acque, e tornati a casa lo raccontano ai genitori pregandoli, con la dolcezza che solo i bambini hanno, di rispettare la natura e di preparare per loro un mondo migliore. I genitori fingono di apprezzare, nicchiano, contenti della sensibilità del figlio e poi… tutto come prima: disinteresse per i fiumi, per l’ambiente e via dicendo. E pensare che è una cultura millenaria quella di avere cura delle acque della biosfera in cui viviamo. Fiumi, ruscelli, torrenti sono come i vasi sanguigni che portano e permettono la vita nel corpo umano. L’acqua che scorre porta la vita nella terra: l’uomo la usa, qualche volta cerca di domarla, spesso ci riesce o, meglio, crede di riuscirci... Ma la natura e l’acqua in particolare tendono all’entropia. I fiumi scelgono da soli il loro corso e come arrivare al mare: l’uomo li irreggimenta, li contiene, costruendo argini o altri artifizi che dovrebbero limitare i danni quando il loro corso diventa tumultuoso nell’illusione di poter evitare le calamità naturali. Ma l’operazione altro non è che opporre forza alla forza, non si cerca armonia con la natura. L’essere umano ha la stessa funzione degli enzimi: questi vivono una loro vita non sapendo che sono utili anche per altri scopi che non sono la loro vita. Così l’uomo che per coltivare o produrre energia o dissetarsi canalizza e contiene le acque, lo fa sì per suo tornaconto, ma di fatto fa il lavoro di mantenere lo stato ottimale per cui ad esempio un fiume porta acqua dolce dalle sorgenti della montagna al mare, con tutto quello che la maestra ha spiegato al bambino quando ha parlato del ciclo delle acque. E questa cura del territorio, che dovrebbe essere minuta, puntuale e non invasiva, garantisce una protezione notevole contro i dissesti, e ci porta nello stesso tempo ad approfittare dei vantaggi che lo scorrere delle acque regala all’uomo. Nell’antico Egitto aspettavano come una benedizione del cielo le inondazioni annuali del Nilo che portavano sulle terre coltivate adiacenti il fiume il “limo”, un fertilizzante naturale che garantiva raccolti abbondantissimi. Spesso quello che vediamo come una cosa disastrosa in realtà è l’inizio di un qualche cosa di bello che sta per succedere. La società moderna ha istituito organizzazioni ad hoc che vigilano e si prendono cura dello stato idrogeologico dei territori, del come sfruttare le acque per vari scopi, dalla produzione di energia all’irrigazione, e del garantire una manutenzione continua degli argini dei corsi d’acqua. Attività meritoria ma, come dicevano i Latini, “nihil novi sub sole”: già gli Antichi lo facevano anche loro, con altri mezzi, forse più poveri e meno tecnologici, ma con efficacia paragonabile alla nostra. Anzi, forse superiore, e con maggior rispetto per l’ordine naturale del Creato..

Daniele Maiani



Sicuri negli argini

Molto spesso non la si può governare e ben presto si riprende sempre ciò che toglie, soprattutto se a metterci lo zampino è anche la mano dell’uomo. La natura fa così e in un passato neanche troppo lontano ha ben saputo manifestare tutta la sua forza devastatrice come negli anni 1999, 2000, 2004, 2011 durante i quali l’Ete Morto è stato soggetto a gravi esondazioni provocando anche vittime nella provincia fermana. “Il territorio provinciale, oltre alla forte e dissennata antropizzazione dell’ambiente circostante, presenta prevalentemente fiumi di carattere torrentizio ai quali sono sufficienti tre giorni di pioggia affinchè si verifichi una piena – ha spiegato il Dirigente Dott. Giuseppe Serafini P.F. Tutela del territorio di Fermo -. Di qui la necessità di un’ottimizzazione e adeguamento degli argini con studi idrogeologici ed idraulici, del ripristino delle aree di pertinenza fluviale, dell’aumento delle sezioni e delle casse di espansione fluviale, attraverso una seria programmazione e pianificazione degli interventi.” E’ stata infatti già portata a termine un’operazione di trasformazione encomiabile, da parte dei tecnici di competenza provinciale sulla sezione dell’ Ete Morto e del’Ete Vivo, la quale ha permesso di contenere la mole d’acqua all’interno dei rispettivi argini e di non danneggiare ulteriormente le infrastrutture adiacenti nonostante le consistenti precipitazioni verificatesi nel tempo. “Di certo l’impatto ambientale è però sempre un rischio – ha proseguito l’Ing. Marco Trovarelli, P.F Tutela del Territorio di Fermo - e seppur è vero che da una parte le radici profonde sono in grado di sostenere il terreno e costituire anch’esse degli argini, è altrettanto vero che se le piante sono posizionate troppo nell’alveo costituiscono a loro volta un pericolo. Infatti, per la buona riuscita di tale operazione, sono stati sacrificati molti alberi al fine di consentire all’acqua di fluire via tranquilla. Del resto gli agglomerati di vegetazione venivano portati via dal fiume in piena andando così a realizzare dighe naturali e conseguenti straripamenti.” Risultato del lavoro provinciale nel territorio fermano di pertinenza è stato dunque quello di contenere e controllare maggiormente il flusso d’acqua, ma non si è potuto far altrettanto per la sua energia e forza distruttrice che ha corroso e lacerato le sponde negli ultimi anni. Dal punto di vista paesaggistico il fiume Ete è stato fortemente deturpato. L’erosione dei torrenti in piena ha sottratto agli agricoltori grandi porzioni di terra e devastato le rispettive coltivazioni. A tutt’oggi questi rivendicano le proprie porzioni di terra, ma seppur essi siano reali proprietari della parte di humus del corso d’acqua, per legge la forza del fiume è a sua volta più forte della proprietà privata. Di qui una nuova possibile soluzione avanzata da Trovarelli: ottenere i fondi comunitari al fine di ridefinire e rinforzare ancor più le sponde del fiume Ete, lasciando però a quest’ultimo la possibilità di invadere il terreno circostante il quale diverrà cassa di espansione in cui il fiume in piena potrà liberamente propagarsi. I contadini potranno in tal modo continuare le loro attività durante l’anno, ma consci che in caso di eccezionali occasioni di calamità naturale, le porzioni di terra verranno invase dall’acqua.

Federica Balestrini

Su fiumi e mare spendiamo soldi per fare peggio

“Invece di fare meglio, spendiamo i soldi per fare peggio”. Di fronte allo stato di fiumi e costa Andrea Bagalini, presidente del circolo di Legambiente del Fermano, non può (e non vuole) usare mezzi termini. Parte dai fiumi, dove le criticità si sommano chilometro dopo chilometro. “C’è mancanza di depurazione in alcuni punti, ci sono casi di scarichi illegali e a livello di tenuta conosciamo benissimo i problemi: le sponde che vengono mangiate, ponti e strade che cadono giù. Troppe le criticità dovute ad anni ed anni di mala manutenzione, sia per il prelievo di molta ghiaia - e qui è stato permesso veramente troppo! - sia per la mancanza di flora adatta sulle sponde; flora che è stata tagliata, con sponde che vengono ripianate come se fossero autostrade che invece dovrebbero essere rinaturalizzate con piante autoctone”. Una manutenzione, rimarca, che viene vista come una vera e propria pulizia dei fiumi. “Ma alle prime piogge pesanti succede di tutto, come abbiamo già visto, soprattutto in termini di erosione. Non si tratta di un problema recente, va detto, alcuni fiumi sono stati letteralmente tombati, ridotti a corridoi piccolissimi e non hanno più ritrovato lo spazio che avevano anni fa. E con piogge rare ma intense, con grosse quantità d’acqua che cadono in poco tempo, non sono più abituati ad accogliere e far defluire l’acqua, così che dove questa prende più velocità i fenomeni si accentuano”. Con conseguenze anche sull’erosione costiera. “Il prelievo dei sedimenti dal fiume causa una mancanza di ripascimento naturale, che si accentua con la costruzione di pennelli, ponti ed altri lavori fatti male. E ritorno alle piante lungo i fiumi, che hanno la funzione di tenere la sponda e di rallentare la forza d’acqua quando questi sono in piena”. Sono diversi i punti critici, come la parte sud di Porto Sant’Elpidio. “Lì non c’è più la spiaggia e questo si ricollega a quanto detto, con l’aggiunta dell’innalzamento del livello del mare. Abbiamo un paio di situazioni ancora semi intatte, la zona nord della stessa Porto Sant’Elpidio vicino al Chienti, però a rischio da tanti anni con il progetto della famigerata Darsena. Poi c’è Marina Palmense, nel territorio di Fermo. Sono zone che potrebbero salvarsi, ma andrebbero rinaturalizzate e andrebbe fatto un discorso di salvaguardia e di valorizzazione, altrimenti c’è un forte rischio di degrado o peggio ancora di cementificazione”. E l’inquinamento del mare? “Quando passiamo con Goletta Verde dichiariamo che i prelievi una tantum che facciamo alla foce di fiumi o torrenti indicano diverse criticità, ma dipende dalle stesse aste fluviali e da scarichi illegali che purtroppo ancora persistono. Non siamo nel dramma, ma non possiamo abbassare l’attenzione, occorre continuare a monitorare. C’è poi il depuratore di Lido di Fermo, che è piuttosto vecchio, è anni che si parla di un bypass verso quello nuovo ma ancora non si realizza”. Ciò che non viene mai meno, conclude Bagalini, sono gli sprechi di denaro pubblico. “Sull’erosione stiamo buttando via tanti soldi, diversi milioni di euro per scogliere, ripascimenti e alle prime mareggiate la sabbia se ne va. Gli scogli, poi: possono arginare il problema ma non risolverlo, e soprattutto in questo modo distruggiamo le montagne, incrementando cave dalle quali provengono questi stessi materiali. Quello della costa è un discorso molto delicato, serve lungimiranza ed una visione diversa, anche pensando ad indietreggiare la costa partendo dagli stabilimenti balneari. Inutile mettere i sacchi di sabbia per difendere l’indifendibile, spendendo centinaia di migliaia di euro. È complicato, ma è un discorso che va affrontato subito. Pensiamo ad indietreggiare le strutture che si possono indietreggiare, a non far più costruire dove non si può: queste sono soluzioni praticabili, il resto è uno sperpero continuo. Ci vuole una politica coraggiosa, che affronti i problemi chiamandoli con il vero nome e per il bene di tutti. E quei pochi soldi che ci sono vanno investiti meglio e subito”.

Andrea Braconi

Lavori nelle aree montane

In conseguenza dei gravi eventi sismici, al fine di monitorare e gestire al meglio eventuali emergenze riconducibili a fiumi e dighe ci si affiderà, per la prima volta, alle comunicazioni di rete. L’importante iniziativa è stata messa in atto dal Consorzio di Bonifica che, nel frattempo e dopo un anno di trattative, ha siglato ad Ancona la convenzione con i Gestori del Servizio idrico delle Marche. In base all’accordo, previsto dalla legge istitutiva del Cdb, i gestori dovranno versare ogni anno 1.300.000 euro (con effetto retroattivo, a partire dal 2014) in virtù del loro utilizzo degli scarichi sul sistema idrico. “Il Consorzio – ha annunciato il presidente dell’Assemblea Michele Maiani - destinerà queste risorse per interventi di recupero ambientale, nonché alla tutela della risorsa idrica, così come previsto dall’Unione Europea. Sono già stati preventivati diversi lavori per circa 3 milioni di euro nelle aree montane, a ridosso dei centri abitati”. Presenti all’incontro l’assessore regionale all’Ambiente Angelo Sciapichetti, il presidente del CdB Claudio Netti, il presidente dell’Assemblea Michele Maiani, i presidenti delle Aato nonché i legali rappresentanti delle società che gestiscono il servizio idrico nelle Marche, insieme al nuovo dirigente del Servizio Tutela del Territorio della Regione, Nardo Goffi. “E’ stato deciso che tutto non finisce qui – ha proseguito Maiani - Il confronto tra le parti coinvolte proseguirà per stabilire le migliori modalità di gestione della risorsa idrica: ovvero l’utilizzo al meglio ai fini idropotabili, senza produrre danni ambientali tutelandone contemporaneamente la qualità. Con questo accordo – ha concluso Maiani – è stato fatto un notevole passo avanti rispetto ad una situazione che ci vedeva in ritardo per la normativa europea. La realtà marchigiana si è dunque adeguata”.

Uberto Frenquellucci

Il Tennacola nel segno della continuità

Da due mesi circa il Cda del Tennacola è stato rinnovato: il nuovo presidente è Daniele Piatti, sindaco di Loro Piceno, che al suo fianco avrà Giuseppe Mochi, già sindaco di Montappone e dottore in Economia e Commercio, Renato Vallesi, ingegnere, Francesca Testella, dott. ssa in Giurisprudenza e Simona Tidei, anche lei dott.ssa in economia e commercio. Il Tennacola gestisce il Servizio Idrico integrato dei 27 Comuni del Fermano- Maceratese, con un ampliamento della rete irrigua previsto nel comprensorio di Santa Caterina, nel territorio elpidiense. Piatti ha assicurato al momento dell’elezione, che l’amministrazione lavorerà per i cittadini e allo stesso tempo con loro: cambierà qualcosa nella politica dell’ente? “L’impegno mio personale, e quello di tutto il CDA, sarà quello di proseguire, nel segno della continuità, con la buona politica gestionale ed amministrativa di un’azienda che dovendo continuare ad essere un importante e valido presidio per il territorio, non può improvvisare, ma deve guardare al futuro, forte dell’esperienza del passato” afferma il neopresidente a “Corriere News”. Nessun cambiamento quindi? “Si proseguirà nel rispetto delle priorità strategiche stabilite nel Piano d’Ambito. Il focus generale rimarrà quello della qualità del servizio ai cittadini in un’ottica di sussidiarietà, complementarietà, compartecipazione, condivisione e sostegno ai comuni più piccoli”. Da Sindaco al Tennacola: si parla sempre di pubblica amministrazione, ma quali sono le principali differenze che ha trovato nella gestione e cosa può accomunare secondo lei una realtà come questa a un Comune? “La differenza principale sta nel fatto che da Sindaco si ha un rapporto diretto con i cittadini, mentre da Presidente del Tennacola il rapporto è essenzialmente con enti e istituzioni, ma la finalità principale rimane sempre la stessa: garantire la qualità dei servizi ai cittadini per mantenere, e dove possibile migliorare, la loro qualità della vita”. Quali sono questi servizi? “Attraverso la propria dotazione impiantistica Tennacola Spa gestisce il ciclo integrato delle acque che è costituito dall’insieme delle operazioni per: l’attingimento dell’acqua potabile dalle sorgenti e la distribuzione ai singoli utenti, garantendo a circa 120.000 abitanti di 27 Comuni un’acqua dalle straordinarie qualità organolettiche, equiparabili a quelle delle migliori acque minerali a costi mille volte inferiori; la raccolta delle acque di scarico e la loro depurazione e, infine, la reimmissione nei corpi idrici superficiali assicurando la migliore qualità ambientale dei nostri fiumi e delle falde sotterranee”. Nel caso di un guasto, il cittadino come può contattare l’ente? “Per la segnalazione di guasti o emergenze è operativo il n° verde 800.995.109 attivo 24 ore al giorno tutti i giorni. Per le informazioni commerciali è operativo il n° verde 800.125.121 dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 e il sabato dalle ore 9 alle 13”.

Silvia Ilari

Ultima modifica il Venerdì, 12 Maggio 2017 10:15

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