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L'astronave della discordia

E quindi uscimmo a riveder le stelle...?

E anche questa la dovevamo passare! Il mito della generazione del benessere della vita vissuta senza la guerra, lontano dalle paure della fame e delle epidemie, ha scricchiolato paurosamente per colpa di un piccolo microscopico virus che ha dato un colpo da KO allo smisurato ego dell’uomo. Sono un tipo che agli avvertimenti della natura crede poco, non mi andavano giù quelli che dicevano che il terremoto era un monito della natura che si ribellava allo scempio che di lei stava facendo l’uomo, ma questa faccenda del “covid 19” qualche dubbio lo mette, per lo meno viene da pensare che la natura agisca secondo delle logiche che sono un filino distanti da quelle umane. E comunque dobbiamo renderci conto che quando eventi di grande portata accadono, noi poveri uomini, che lo si voglia o no, bisogna stare lì impotenti a subire e poi, per quello che si può, a cercare di porre un rimedio. E questo è una cosa diversa dal subire piaghe bibliche, ma nei fatti la somiglianza è notevole. Adesso che l’onda, da noi, sembra essere passata, si tira il fiato, ci si rialza a fatica e si cerca di ricostruire, ma nel cuore di tutti ci sono ancora gli irreali giorni di confinamento in casa, con la paura del contagio, degli untori, degli ospedali pieni di gente per cui una cura certa non esisteva e, a dire il vero, chissà se già esiste o esisterà tra breve. Abbiamo una economia in pezzi, una massa di altri potenziali poveri che potrebbe venire a galla (ovvero andare a fondo…) da un momento all’altro, per i quali il prezzo della mascherina a 50 centesimi è l’ultimo dei problemi, e delle biciclette scontate non gliene importa assolutamente una cippa, e i 600 euro, per chi li ha avuti, sono l’equivalente del bicchierino d’acqua che ti danno al bar con il caffè, quando stai nel deserto morendo di sete. È in questi momenti che bisogna dire “rialziamoci e ripartiamo”, senza proclami o sete di vendetta, cambiando, con fermezza se necessario, le cose e le persone che non vanno, in una società come la nostra guidata troppo spesso dal tornaconto personale, dalla vuota ambizione e, purtroppo, dalle parole vuote non seguite dai fatti. A volte, shock come questo che abbiamo subito e stiamo ancora subendo potrebbero essere un momento di svolta positivo per la società. Potrebbe essere il punto di partenza da cui far prendere il volo a una società più giusta dove la nazione è la Nazione di tutti e non solo dei Potenti: quelli che sempre più di frequente cercano di piegare gli interessi dello Stato ai propri, dove le tasse dovrebbero essere pagate da tutti e non solo dai meno abbienti, dove non dovrebbero esserci tagli alla Sanità pubblica o alla Scuola. Perché i soldi destinati lì, sono finiti in qualche sperpero di denaro pubblico del momento e dove chi pensa di poter commettere arbitrii impunemente deve avere una certezza: quella di essere processato e, se colpevole, condannato e uscire dal carcere quando, e solo quando, avrà finito di scontare la sua bella e congrua condanna. Ma siccome dall’incubo mi sto svegliando anche io in questi momenti, adesso mi prendo un caffè, e… “quindi esco a riveder le stelle”. Spero.

Daniele Maiani



Se ci sarà una recrudescenza del virus noi siamo pronti

Realizzato in tempi record, il Covid Hospital di Civitanova, è oggi una struttura da 84 letti, che rimarrà aperta fino a che gli ultimi pazienti ricoverati ad oggi (3 giugno n.d.r.) non verranno dimessi. Una struttura unica nel suo genere, che all’eventuale ripetersi dell’emergenza, sarà già pronta all’uso. Conta 6 moduli da 14 persone ognuno, completamente autonomi per la terapia intensiva, dotati di laboratorio analisi, tac a 128 strati. Un ospedale a tutti gli effetti, con 42 posti di terapia intensiva invasiva e 42 non invasiva che all’occorrenza può diventare rianimazione. Il sindaco della città rivierasca, Fabrizio Ciarapica (nella foto con Guido Bertolaso), ha parlato di “un’opera portata avanti in mezzo ad un mare in tempesta. Grazie alla collaborazione di tutti, in primis di Bertolaso, l’opera è stata ultimata e adesso è qualcosa di concreto”. Perché il Covid Hospital alla Fiera di Civitanova? “Il centro è risultato idoneo poiché già dotato di pozzetti, collegamenti e cavi. Ulteriori pose avrebbero richiesto 4 mesi di lavori”. Quali sono state le motivazioni che l’hanno spinta ad accettare? “Quando ho ricevuto la telefonata, la Regione Marche era la seconda regione d’Italia per numero di contagi, per numero di ricoveri in terapia intensiva e persone morte. Era il 20 marzo, la gente era segregata in casa, c’era l’obbligo di non uscire e la Regione Marche su 170 posti in terapia intensiva ne aveva 168 occupati. Le proiezioni dei medici, davano da lì ai prossimi 15 giorni, il picco fino a 220-230 persone. Si stavano cercavano soluzioni. Erano stati fatti sopralluoghi in tutta la regione, servivano spazi adatti e trasformabili in poco tempo. La Fiera, per sua natura, nasce per essere facilmente allestita”. Perché tutte le polemiche sulla location del Covid Centre al Centro fiere? “Per questioni politiche, hanno cercato in tanti di screditare l’operazione in vista delle elezioni regionali. Criticare questo progetto faceva guadagnare visibilità a qualcuno, piuttosto che a qualcun’altro. Solo polemiche strumentali”. Invece quali sono i vantaggi dell’ubicazione? “La vicinanza al casello autostradale, come il fatto che si trovi nel centro delle Marche e con un’elisuperficie. Civitanova è stata chiamata a dare una risposta e l’ha data senza tirarsi indietro, per creare una struttura che servisse a tutta la regione e non solo alla città”. Quale sarà il ruolo futuro della struttura? “Prima dobbiamo tornare alla funzionalità di tutti gli ospedali, dimettere le persone ancora ricoverate e monitorare la situazione sapendo che abbiamo una struttura che qualora serva e sia necessario può essere utilizzata e consentirà di far funzionare i nostri ospedali e di non chiuderli come di fatto è successo. I medici dicono che l’emergenza durerà fino a quando non avremo il vaccino. Dobbiamo tenere la guardia alta, sapendo che abbiamo un centro funzionante che è lì pronto”. Cosa accadrà se non dovesse più servire? “Durerà fino a quando ci saranno gli ammalati che mi auguro, quanto prima, siano dimessi e tornino a casa. Verrà tenuto chiuso per tenerlo a disposizione per quando servirà, senza dover ricominciare da capo come siamo abituati a fare in Italia. Da sindaco della città devo preoccuparmi di portare servizi e investimenti per i cittadini, non mi batterò certo per farlo smontare. Su questo sarà comunque il consiglio comunale a decidere”. Cosa ha significato per Civitanova questa esperienza? “La realizzazione è stata sostenuta da tutta la città. È stato un esempio per tutta l’Italia. Ho ricevuto anche una lettera d’encomio da parte della presidente dell’Anpci (Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia), Franca Biglio la quale rappresenta 5500 comuni in tutta la nazione. Tutti sanno che ora abbiamo un serbatoio importante se ad ottobre ci dovesse essere una recrudescenza noi siamo pronti. Abbiamo una struttura realizzata senza un euro di soldi pubblici, dobbiamo esserne orgogliosi”.

Serena Murri



La protesta dei sanitari: "Poco coinvolti nelle decisioni"

La Fp Cgil, attraverso le parole del suo segretario generale Matteo Pintucci, insiste sul parallelismo tra la struttura di Civitanova ed il Covid Center di Milano. “In entrambi i casi, c’è stata la regia di Bertolaso e dell’Ordine di Malta dietro, scelto sostanzialmente per bypassare procedure che dovrebbero essere messe in campo in certi casi, come il codice appalti. L’emergenza non può essere un motivo per dimenticarsi che ci sono contratti nazionali. Lo dico perché molti, in questa fase, parlano di “sbrurocratizzazione” e liberalizzazione”. Il 3 giugno Pintucci aveva fatto una verifica su Camerino, da dove dovevano arrivare nuovi pazienti: “Alcuni sono stati dimessi, un altro è stato spostato a Malattie Infettive a Macerata”. “Potrebbe servire in caso di nuovo focolaio, anche perché quella struttura non avrà vita extra emergenziale, ci ha detto il Presidente (Luca Ceriscioli n.d.r.)” ha continuato. Quindi i macchinari per la terapia intensiva, i letti che sono dentro, poi che fine faranno? “Questa è una delle incognite, non so cosa si farà di questi 84 posti letto quando avremo la certezza di essere fuori dall’emergenza. Ho solo sentito che sembra ci sia la volontà di utilizzare ciò che c’è, perché comunque un posto in terapia intensiva non è una funzionalità legata solo al Covid-19”. I sanitari hanno lamentato di non essere stati coinvolti nelle strategie organizzative del lavoro, a cosa si riferivano? “Avevano chiesto un maggior coinvolgimento in termini di confronto, condivisione, mentre la scelta della Regione Marche è caduta in testa un po’ a tutti, Asur compresa. Quando sono stati riconvertiti gli ospedali di Camerino e Civitanova Marche, eravamo in piena emergenza ed era difficile mettersi seduti a un tavolo di confronto, mentre, in questo caso c’era fisiologicamente più tempo, per condividere, parlare”. Questo anche perché avrebbe creato problemi spostare personale, in particolare dall’Area Vasta 3, a cui fanno capo Macerata, Camerino e la stessa Civitanova Marche. “Sì, sarebbero servite circa 16 figure, 11 in campo dirigenziale, quindi un terzo del personale. Sarebbe stato un problema serio. In totale, sarebbero stati impiegati circa 95- 96 persone tra medici e infermieri”. Attraverso voi, diversi sanitari hanno parlato di scelte arbitrarie, assunte a scapito di pazienti e curanti. Ovvero? “Molti medici si sono rifiutati di far spostare chi stava uscendo dal coma, dalla terapia intensiva, per questioni di sicurezza sanitaria e, spesso, anche i familiari non hanno dato l’ok. I medici hanno creduto fosse rischioso far spostare, anche di molti km, una persona che stava migliorando progressivamente. Anche per questo al Covid Hospital si sono ritrovati con numeri così bassi. Altro discorso è se ci sarà un nuovo focolaio e ci sarà un punto di riferimento sin da subito per la malattia, permettendo agli altri ospedali di continuare con le attività ordinarie”.

Silvia Ilari

Ultima modifica il Mercoledì, 10 Giugno 2020 20:02

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