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Da tutta la regione per la festa del Vaisakhi: voci e colori sikh per le vie della città

PORTO SANT'ELPIDIO - Un lungo e colorato serpentone. Davanti le donne nei loro sari variopinti. Dietro gli uomini vestiti degli abiti tradizionali. A piedi nudi, spazzando prima la strada da percorrere, hanno attraversato le vie della zona sud della città per convergere, verso le 13.30, su Piazza Fratelli Cervi. A precedere un corteo di circa duemila persone, un carro agghindato con centinaia di fiori, che trasportava l'Adhi Granth, il libro sacro della religione sikh. Una processione rituale per gli indiani sikh della regione. Una festa allegra e colorata per gli abitanti di Porto Sant'Elpidio, che li hanno incontrati lungo il percorso, fermandosi a guardarli incuriositi e a fotografarli.

Si è svolta così la giornata del Vaisakhi, uno degli eventi più suggestivi del culto sikh. In mattinata i devoti sono arrivati un po' da tutta la regione. Intere famiglie, tanti bambini, uomini con turbanti colorati e lunghe barbe e donne nei colorati abiti della tradizione. Si sono dati appuntamento nella zona industriale, dove si trova il loro tempio. Hanno percorso viale dei Consorzi, via XX Settembre e via Marina, per arrivare in piazza, dove si sono radunati tra canti e cibi tradizionali, per poi ripartire, sempre in processione, alla volta del tempio.

La giornata del Vaisakhi, in origine, era la festa che dava il via alla stagione del raccolto, e come tale è ancora oggi festeggiata in gran parte del nord dell'India. Per i fedeli sikh assume però una diversa connotazione a partire dal 1699. In quell'anno il decimo e ultimo guru, Gobindh Singh, chiamò a raccolta i fedeli e fondò la Panth Khalsa (Ordine dei puri), che aveva lo scopo di difendere e testimoniare in modo inequivocabile la fede in un periodo di fortissime tensioni interreligiose.
A partire da quella data i sikh osservanti iniziarono a portare particolari segni distintivi, come barba e capelli lunghi, e nacque la cerimonia dell'Amrit (battesimo), con cui tutti gli uomini adottano il cognome Singh (Leone) e le donne Kaur (Principessa) come simbolo dei valori di uguaglianza, fierezza, coraggio e sacrificio. La ricorrenza del Baisakhi assume il duplice significato di festa gioiosa e di momento di orgoglio dell'identità religiosa anche per coloro che non sono devoti e, contrariamente ai precetti, tagliano barba e capelli.

Francesca Pasquali

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