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Centrale a biomasse a Campiglione, tutto da rifare

Punto a capo. Un nuovo capitolo della vicenda relativa alla costruzione di una centrale a biomasse nell'area dell'ex zuccherificio di Campiglione di Fermo è pronto per essere scritto. Lo scorso 23 febbraio, infatti, il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi di Comune e Provincia di Fermo contro la sentenza del Tar delle Marche.

Riallacciamo i fili di una storia che si protrae ormai da anni, tra progetti, autorizzazioni negate, assemblee pubbliche, proteste, ricorsi e pronunciamenti di tribunali. Le ultime fasi della vicenda hanno visto la Provincia di Fermo negare la Via (Valutazione di impatto ambientale) – atto necessario per la realizzazione del progetto – alla ditta Powercrop. La società del gruppo Maccaferri ha allora fatto ricorso al Tar delle Marche che ha accolto la richiesta di annullamento della procedura. A questo punto il Comune e la Provincia di Fermo hanno a loro volta fatto ricorso al Consiglio di Stato, contro la sentenza del Tar.

Arriviamo così ad oggi. Che dice dunque la sentenza? Che “gli appelli del Comune e della Provincia devono essere respinti in quanto infondati e la sentenza del Tar deve esse confermata, seppure con diversa motivazione, evidenziandosi che quanto disposto dal Tar deve essere interpretato non nel senso che venga emessa una dichiarazione di compatibilità ambientale favorevole alle proponenti, bensì, secundum ius, che l’organo competente debba emanare una nuova valutazione alla luce delle considerazioni contenute nella sentenza del Tar”. In pratica, il Consiglio di Stato dà torto a Comune e Provincia e incarica quest'ultima di procedere con una nuova Via.

Un risultato che soddisfatta “quasi completamente” il presidente della Provincia Fabrizio Cesetti perché, pur, confermando la sentenza del Tar, “riconosce integramente le ragioni della Provincia e spazza via quanto imposto dal Tribunale amministrativo regionale”. “Sono sicuro – aggiunge Cesetti – che gli uffici della Provincia sapranno far prevalere tutte le ragioni ostative alla realizzazione del progetto”.

Quanto ai tempi, il presidente della Provincia non ha dubbi: “saranno molto lunghi”, e aggiunge: “a questo punto, spero che i soggetti proponenti vogliano valutare la rinuncia ad un progetto che credo non sarà mai concretizzabile, e pensare ad una soluzione alternativa, compatibile con la vocazione dell'area e con la volontà dei cittadini”.

Intanto, per i circa trenta ex lavoratori Sadam, si avvicina la fine della cassa integrazione straordinaria, prevista per giugno. E per sbloccare la situazione, i sindacati chiedono la nomina di un commissario “ad acta”.

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