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Luigi Maria Musati: Fermo nell'anima

Che il nostro territorio, e in particolare il capoluogo Fermo, pulluli di gente gagliarda e valorosa nei vari settori, specie della Cultura, è cosa nota, ma ovviamente, disattesa e ignorata da chi, invece, dovrebbe attingere a piene mani a questo patrimonio umano per valorizzarlo come merita e renderlo fruibile a tutti. Insomma, anche stavolta ci tocca essere scontati, col solito ritornello: "Nemo est propheta in Patria".

Ma perché? Si preferisce magari stendere tappeti rossi e strapagare gente foresta (che viene presto, va via presto e non pulisce il water) perché fa più "fino", piuttosto che rendere onore e giustizia a talenti nostrani. Questo, almeno, fino ad ora. Da ora in poi, amministrativamente mutatis mutandis, è tutto da vedere. Comunque noi, che questa gente la conosciamo per quello che vale, da questo numero gli dedichiamo spazio: così saprete che vi state perdendo. E cominciamo da un fuoriclasse, anche se, conoscendolo, si arrabbierà moltissimo con due zeta per quella che gli sembrerà una sviolinata stucchevole: ma chi lo conosce, lo ama.

Stavolta parliamo di un Fermano fin nelle budella: Luigi Maria Musati, un nome che è tutto un programma, ma noblesse oblige. Partiamo da quando fu folgorato dalla cultura in genere e dal teatro in particolare, ovvero dalla culla: siamo sicuri che ciucciava latte e libri fin da lì. Di certo era un fanciullino geniale e grassottello (ci piace farlo incavolare!) quando, come la sottoscritta, frequentava la parrocchia di S. Martino che, oltre a una bella biblioteca, aveva (delizia delle delizie) anche un Teatrino: diroccato, scassatello, ma ispiratore di ispirazioni e passioni viscerali. Lì il Nostro (e la Nostra, cioè me medesima) cominciò la sua vocazione e la sua avventura: spettacolini da sgarzoli, ma con le palle. Poi, crescendo d'anima e corpo, seguirono studi matti e disperatissimi al Liceo Classico e primi cimenti teatrali più seri. Roba da studenti, ma con una dignità che già lasciava trapelare la classe che, come si sa, non è acqua: Beckett, Mrozek e dico cotica. Poi la partenza per il profondo Nord: Milano, Università Cattolica, Facoltà di Lettere Moderne, laurea (indovinate un po'?) in Storia del Teatro.

E poi che ti fa il Musati? Va a fare l'assistente all'Università di Urbino (indovinate un po'?) di Storia del Teatro. Dopodiché, di nuovo le valige e via a Roma, all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio D'Amico". Dove per 10 anni insegna (indovinate un po'?) Storia del Teatro: lievemente fissato, non c'è che dire. Finché, dagli e dagli, è arrivato in cima: nel 1986 diventa Direttore della medesima Accademia e lo resterà per 20 anni, fino al 2006. Potete immaginare il bagaglio di cultura, le esperienze, le conoscenze, la fama in Italia e nel mondo? Beh, di più. Ma nel frattempo, Fermo che fine fa nel suo cuoricino? Resta appiccicata come una mignatta: il Luigi Maria è visceralmente attaccato ai suoi mattoni, ai suoi (allora) bistrattati e misconosciuti tesori (ma non è che adesso...). Un po' meno attaccato ai Fermani: come a Mafalda (o era Lucy? O Piperita Patty?) a lui la gente piace, sono le persone che gli stanno sulle scatole. E a giudicare dal trattamento, non ha tutti i torti. Comunque sia, nel frattempo e contemporaneamente agli impegni accademici, qualcosa (tanto) riesce a farlo nelle sue sortite fermane: prima "Fare Comunicazione", poi il "Teatro della Metamorfosi", poi la "Camera Chiara". E giù spettacoli sulla storia patria: "Rinaldo da Monteverde", "Il solenne ingresso di Bianca Visconti", "Il Guerin Meschino". E "Jacobello del Fiore": il desso, a quell'epoca, i Fermani (a cominciare dai capoccioni politici) non sapevano neppure chi era e tenevano le sue meravigliose tavole quasi nello sgabuzzino. Fu il Musati a mettergli la pulce nell'orecchio: "Oh, vuoi vedere che abbiamo un tesoro e non lo sapevamo?". E Jacobello uscì dallo sgabuzzo.

Poi, nel 1995, le cose in grande: con la "Camera Chiara" nascono "I Luoghi, la Memoria". Otto anni di teatro fatto in luoghi non convenzionali, ovvero portato fuori del Teatro, ovvero la storia patria portata nei luoghi dove avvenne. Una rivoluzione: teatro in strada, nei parchi, nei quartieri, nei palazzi, in riva al mare e al fiume, nelle Cisterne Romane, ovunque. Roba da matti. Nel 2002, la catastrofe: un bel "vaffa" all'allora Assessore alla Cultura (non diciamo chi), causa anni di lavoro prezioso e qualificato offerto alla città ricompensati da sempre più scarsi sostegni ed apprezzamenti. Ma ve lo abbiamo detto: il Nostro (Musati) è tanto buonino, ma incazzosetto e la pazienza ha un limite e la dignità un valore. Morale: morte della "Camera Chiara", fine di una stagione gloriosa ed epica, tanti giovani e meno giovani deprivati dell'occasione di fare cultura da protagonisti, tanto pubblico entusiasta lasciato orfano.

E adesso? Adesso Luigi Maria Musati continua ad essere ignorato (o quasi) e la cultura e il teatro se li continua a fare per piacere personale e per il piacere di chi (specie giovani) di cultura e di teatro ha fame. Gratis. Come diceva Totò, "a prescindere": dall'apprezzamento o dalla collaborazione (rarissima) delle istituzioni. Perché? Perché non può farne a meno (anche se talora vezzosamente mugugna), e per la sua amata-odiata città che ha bisogno che gente come lui continui a tener vivi Luoghi e Memoria. Gentili signori del Palazzo, capita l'antifona?

SCHEDA

Gli spettacoli della "Camera Chiara" per "I Luoghi, la Memoria":

1995: "Regina Amalasunta" (vicolo omonimo); "Saporoso Matteucci" (Torre Matteucci ); "La Sommossa", quella del 1648 (Chiesa di S. Martino)

1996: "Tracce di Oliverotto" (Parco della Rimembranza, riva del fiume Tenna, Stazione di S. Lucia)

1997: "La Cerca del Nome" (Cisterne Romane, riva del mare, cima di una collina a Capodarco, cava a Campiglione)

1998: "La Biblioteca" (ingresso Sala degli Artisti, Parco della Rimembranza)

1999: Replica a furor di popolo de "La Cerca del Nome" alle Cisterne Romane

2000: "Il Ferro e la Pietra", storia di Ludovico Euffreducci (Palazzo Paccarone)

2001: "Rinaldo da Monteverde" (tutto il quartiere Campolege)

2002: Replica di "Tracce di Oliverotto" (Parco della Rimembranza)

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