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Il Cineteatro Manzoni di Montegiorgio si candida a diventare polo culturale

MONTEGIORGIO - Divenuto un piccolo gioiello della cultura cinematografica dell’entroterra, grazie soprattutto all’impegno dei suoi volontari, il “Manzoni” dal 2015 rivive nel centro storico di Montegiorgio. In quattro anni, sono triplicati gli spettatori e non solo è tornato agli antichi splendori, ma si è anche aperto alla modernità con un proiettore 4k. Sono diversi gli avventori che lo conoscono dalla sua riapertura, nel 2015, ma forse non tutti sanno che la prima rappresentazione si tenne addirittura nel 1923. Si trattava del film muto: “Le rose del Miracolo- Dramma in 4 parti”.

Rimasto chiuso per diverso tempo, è ora attivo con una programmazione costante e incontri di diverso tipo con registi, attori, personaggi pubblici di altro genere. Siete un gruppo di volontari: come siete strutturati? È stato difficile trovarne? A rispondere è Rosario Liberati, colui che coordina il team: “Più che altro è stato complicato formare lo “zoccolo duro” del gruppo, il nucleo che lavora un po’ di più, pari a 15 persone. Ognuno di noi si occupa di ambiti diversi, anche in base alle proprie passioni: c’è chi si occupa della programmazione, chi della parte pubblicitaria per esempio. Altri ancora amano il teatro e si occupano di quello. Quest’anno siamo riusciti a realizzare la prima stagione teatrale strutturata. L’anno scorso avevamo proposto qualche spettacolo per iniziare. Siamo sempre aperti a nuovi volontari, in particolare ci farebbero comodo persone disponibili a stare alla cassa”.

Avete uno stretto rapporto di collaborazione con le scuole. Di cosa si tratta? “Proponiamo loro una serie di film all’inizio dell’anno scolastico, in base al loro programma. Faccio un esempio: in classe si parla di bullismo, proponiamo una serie di film su questa tematica. Inoltre, possono esserci anche dei dibattiti, in cui invitiamo un personaggio per parlare del tema in questione”.

Come organizzate gli incontri con registi, attori o altri? “Un volontario nello specifico ha questo compito. Spesso contattiamo le case di distribuzione per promuovere questi eventi e vediamo se le nostre esigenze si incastrano con quelle di registi e attori. Per le proiezioni, oltre che direttamente alle case distributrici ci rapportiamo invece al coordinatore delle sale Acec nazionali di cui facciamo parte”.

Le piccole dimensioni potrebbero essere un vantaggio per la proiezione di film d’autore? “Potrebbe se le case di distribuzione lo rendessero tale. In Italia, purtroppo, c’è un grosso handicap da questo punto di vista. A mio parere, non colgono tutte le potenzialità delle piccole sale per i film di nicchia, rispetto a un multisala. Noi dobbiamo concentrarci anche sui film ‘mainstream’, più conosciuti, proprio per sopravvivere”.

Avete una grande ambizione: la creazione di un polo culturale. “Sì, vogliamo abbracciare cinema e teatro, ma ci stiamo anche aprendo agli spettacoli musicali con piccoli concerti. Inoltre, proseguirà il nostro discorso dal lato della formazione: non ci sarà solo il corso di sceneggiatura in partenza ad aprile, ma tante altre temi per cui ci stiamo muovendo, come l’animazione e la dizione. In futuro, vorremmo organizzare un piccolo festival del cinema, magari partendo dai cortometraggi. Inoltre stiamo collaborando con un’associazione che si occupa di arte moderna, nel nostro cinema vengono esposte già opere di vari pittori. Inoltre, proseguiremo con gli incontri. Stiamo pensando se creare una cooperativa, per proseguire le attività al meglio”.

Tra le attività citate da Rosario Liberati, c’è il corso di sceneggiatura della Scuola Holden tenuto da Andrea Jublin, dal 13 aprile, già candidato all’Oscar con “Il Supplente” e al David di Donatello con “Banana”. Com’è nata questa importante collaborazione? “Non era semplice portare la Scuola Holden. - afferma Andrea Leoni, volontario - Ci sono stati mesi di chiacchierate prima di arrivare a questo risultato, in cui hanno voluto conoscere la nostra realtà, i nostri obiettivi. Abbiamo capito che la filosofia era la stessa: quella di andare oltre lo spettatore passivo. Abbiamo voluto iniziare con un progetto che desse “un tono” e per farci conoscere al di là del Fermano. Inoltre lo scopo è anche quello di professionalizzare il nostro spettatore, come già accennato, per andare più a fondo nelle vicende che vede sullo schermo, per dargli gli strumenti giusti per farlo. Dell’opera di mediazione mi sono occupato io, perchè sono io che organizzo questi eventi nello specifico, ma è un risultato corale: tutti i volontari sono e saranno necessari per la riuscita di questi eventi: da chi sta in sala, a chi va a prendere il docente per esempio”.

Per il futuro pensate di aprirvi anche a professionisti locali? “Sì certo. Pensiamo anche a coloro che partendo da qui poi sono diventati “qualcuno” nel loro campo. Il nostro gruppo è molto legato al territorio, che insieme a teatro e cinema costituiscono il filo rosso che ci ha portato a impegnarci in questa attività. Volevamo condividere con i nostri concittadini film, spettacoli che ci avevano colpito”.

Per maggiori informazioni e contatti si consiglia di visitare il sito del cineteatro Manzoni al link: www.cinemanzoni.org

Silvia Ilari

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