CALCIO - Dopo tre settimane di pausa natalizia, il campionato di Eccellenza riaccende i motori e torna a parlare sul serio. Lo fa scegliendo una cornice che non ha bisogno di presentazioni: Civitanovese–Fermana.
Un derby classico, sentito, identitario, che riaccende il torneo nel momento in cui iniziano a pesare davvero i punti e le scelte.
Siamo alla seconda giornata di ritorno (17ª complessiva). Davanti restano 14 partite, un orizzonte ampio ma non infinito, dentro il quale si decideranno promozioni, playoff, salvezze e retrocessioni. È il tempo in cui le classifiche smettono di essere promesse e iniziano a diventare sentenze.
La fotografia dice Fermana prima a 30 punti, con quattro lunghezze di vantaggio sulla coppia K-Sport Montecchio–Trodica. Dall’altra parte c’è una Civitanovese ultima a quota 14, un solo punto sotto la penultima e oggi in zona retrocessione diretta . La salvezza diretta è a 21: sette punti di ritardo che, con 14 gare da giocare, non sono un muro invalicabile, ma nemmeno una passeggiata, in un campionato dalla classifica particolarmente intasata.
È qui che il derby smette di essere una formula e diventa racconto. Perché a rendere il quadro più intrigante c’è il dato che spiega la partita meglio di tante parole: miglior attacco contro miglior difesa. La Fermana ha segnato 33 gol in 16 gare, la Civitanovese ne ha incassati appena 12, costruendo una compattezza che rende difficile colpirla.
Chiamarlo testa-coda è corretto solo sulla carta. La realtà racconta una Civitanovese profondamente diversa rispetto al girone d’andata. Durante la sosta è successo di tutto: passaggio di proprietà (fine dell’era Profili dopo otto anni), nuovo corso con Francesco Borrelli e rivoluzione tecnica inevitabile per chi deve raddrizzare una stagione nata storta.
Il nuovo patron lo ha detto con chiarezza: salvezza subito, visione di medio-lungo periodo poi, con un’idea di club strutturato e ambizioso. Una metafora efficace ha spiegato tutto: “un mobile d’epoca da trattare con cautela per riportarlo all’antico splendore”. E così, al Polisportivo, arriva una squadra rinnovata, imprevedibile, affamata.
Gli innesti raccontano la direzione: Dylan Calvet (qualità e regia), Lucas De Olivera Arias (esperienza e gol), Martin De Arriba (dinamismo offensivo), più giovani e rotazioni (Bartolocci, Piccinin, Marietti, Nacciarriti). In uscita Luciani, Cosignani e Pitronaci: segnali di una rifondazione vera, non di semplici ritocchi.
La capolista Fermana arriva al derby con certezze consolidate. Mister Gentilini non stravolge: la base è quella che ha chiuso il 2025 con convinzione. Il mercato ha aggiunto affidabilità senza cambiare pelle: Jacopo Barellini in difesa e Francesco Barrasso a centrocampo sono operazioni di completamento. In uscita Francesco Bartolocci, che per uno scherzo del destino ritroverà subito la Fermana da avversario, proprio con la maglia rossoblù.
È il segno di una squadra che difende il primato senza perdere equilibrio, consapevole che in questa Eccellenza non ci si può fidare delle etichette.
Civitanovese–Fermana resta un derby storico e sentito, ma sarà atipico: niente tifoseria ospite, come già accaduto all’andata a ruoli invertiti. Le restrizioni tolgono colore e poesia a una partita che vive di partecipazione. Perché il calcio senza tifosi è come una pietanza senza sale: resta in tavola, ma perde sapore.
Il paradosso è evidente. I tifosi della Fermana, in protesta contro la società, seguono la squadra solo in trasferta; proprio per questo, l’assenza pesa di più. Dall’altra parte, Civitanova ritrova il pubblico dopo mesi di frattura con la precedente gestione: curiosità, voglia di rivedere la squadra, ambiente favorevole. Sul piano ambientale, la Fermana parte sfavorita.
È il derby della ripartenza, della classifica che stringe, delle ambizioni opposte che si sfiorano. La Fermana difende il primato; la Civitanovese cerca la scintilla per riaprire la stagione. In mezzo, numeri che promettono battaglia: attacco contro difesa, continuità contro rivoluzione, certezza contro incognita.
Domenica alle 15, al Polisportivo, tornerà a parlare il campo. E in novanta minuti, più che mai, inizierà la parte più vera del campionato.
Paolo Catena




