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Ansia e stress da quarantena, il parere dello psicologo

MARCHE - Le misure sempre più stringenti adottate per la prevenzione del Covid-19 hanno cambiato la vita di tutti noi. La più grande dimostrazione di amore verso gli anziani, verso la comunità tutta è oggi rimanere distanti l’un l’altro, isolarsi. «L’uomo è un animale sociale» diceva Aristotele. Che cosa comporta la perdita della propria quotidianità, di momenti condivisi al di fuori delle mura domestiche? Come occupare il proprio tempo al meglio? Quale scenario potrebbe presentarsi al ritorno della cosiddetta normalità? Ne abbiamo parlato con Marco Brandi, psicologo clinico e giuridico e tra i fautori del progetto “Famiglia e natura”.

Dottor Brandi quali sono le emozioni che possono nascere in un momento di ”cattività necessaria” come questa? «La parola necessaria è il punto nevralgico della questione. Sia le limitazioni imposte dal decreto, sia il buon senso, ci portano a mantenere dei comportamenti il più possibile responsabili verso noi stessi e gli altri. Sopraggiunge la paura, emozione principale, spesso confusa o mischiata con l’ansia. Quest’ultima non è però un’emozione, bensì uno status che può permetterci di mantenere la giusta attenzione e il corretto comportamento, ai fini del mantenimento del benessere. La paura lavora insieme alla rabbia (un’altra emozione) e ci trasforma in individui rissosi o irrispettosi nelle attese alle file dei supermercati. C’è anche la gioia legata al piacere di fare colazione insieme, di potersi svegliare tardi e di godere della presenza dei figli. La gioia di rispolverare uno strumento musicale dimenticato per troppi impegni o troppa stanchezza».

L'isolamento o, più in generale, la quarantena cosa possono comportare psicologicamente? «Partiamo per una volta dai risvolti positivi: fermarsi, rivolgere l’attenzione verso se stessi e verso i legami più stretti spinge a lavorare sui propri limiti; sprona a spostarli più avanti, senza abbatterli. Fa scoprire qualità e capacità da sempre inespresse che possono ora rivelarsi decisive, quindi, non tutti i mali vengono per nuocere. Purtroppo ci si potrebbe scoprire poco preparati a leggere le pagine della propria mente; sentendo la frustrazione di non potersi regalare il caffè al bar delle 14, il giro in bici delle 13, la palestra delle 19. Ciò causa stress e conseguente produzione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali. Se la risposta stressogena non viene circoscritta nel tempo può creare infiammazione, sovraccarico e disregolazione ormonale causando anche vissuti simil depressivi».

Un consiglio per chi vive solo? «Chi ha la fortuna di vivere gli affetti all’interno della propria casa è favorito, perché ha i primi aiuti a livello relazionale proprio lì vicino. Per chi vive solo è fondamentale organizzare la propria giornata in maniera più accurata, rispetto a chi ha la possibilità di essere sostenuto (e di sostenere) la propria famiglia. È importante dedicare parte del proprio tempo a cucinare dei pasti sani; nutrire la mente leggendo, studiando o informandosi (evitando le fonti poco affidabili). Fondamentale è curare il proprio corpo: anche chi non è abituato ad allenarsi non ha scuse, poiché bastano pochi metri quadri per farlo. Nell’agenda giornaliera si possono inserire degli appuntamenti con gli amici: un aperitivo condiviso in video chat, una chiamata di gruppo con i familiari lontani, una telefonata a chi da tempo non sentiamo. La cosa più importante da ricordare è: devo organizzare la mia giornata creando le premesse per mantenere, anche alla fine di questo periodo di ristrettezze, uno stile di vita quanto più salutare possibile».

Come può influire tutto ciò sui bambini e sull’equilibrio familiare? «I bambini vivono con eccitazione questa nuova dimensione. Hanno tempo per tutte le loro passioni, l'impegno scolastico è ridotto, tuttavia debbono essere guidati da regole e consuetudini quotidiane: orari il più possibile stabili per i pasti, attività abbastanza scandite durante la giornata, orario della nanna poco variabile. Le regole danno sicurezza, sempre. I piccoli devono avere la possibilità di entrare in contatto con i loro coetanei tramite chiamate video o vocali (anche di gruppo). L'equilibrio della coppia genitoriale, invece, dipende dalla capacità di prendere decisioni concordi. L'equilibrio della coppia in sé invece dipende dall'aspetto affettivo e relazionale, in questo momento rivoluzionato dalle nuove abitudini derivate da una convivenza forzata».

In molti, all'annuncio della chiusura della Lombardia, hanno letteralmente assaltato i treni per il Sud. Cosa può essere scattato in loro? «La reazione di quelle persone è stata simile alla fuga di animali selvatici da una zona di caccia. Nel regno animale però la regola è questa: lotta o fuggi appena si palesa la minaccia. Noi esseri umani abbiamo in comune con gli animali una parte importante delle strutture cerebrali: il cervello rettiliano. È la sede delle funzioni corporee autonome, del territorio, della conquista e della difesa, si tratta della parte del cervello che può produrre risposte in totale assenza di coscienza morale. L’uomo però, a differenza dell’animale, ha una gran quantità della cosiddetta “materia grigia”, in particolare possiede la corteccia frontale e prefrontale. Questa parte del cervello “filtra” alcuni stimoli provenienti dal cervello rettiliano e ci aiuta a decidere rispetto a cosa sia giusto o sbagliato fare. In situazioni di forte stress può capitare che la risposta sia talmente immediata e sconsiderata proprio perché dettata dall’emergenza».

Ritiene che, al ritorno alla normalità, ci potrebbe essere un'impennata della richiesta di psicofarmaci? «I farmaci in alcune situazioni sono e saranno necessari. In altre potranno svolgere la funzione di “coperta” sui sintomi, senza permettere di lavorare sulla causa di vissuti ansiogeni o dolorosi dal punto di vista psichico o psicosomatico. L’uso di farmaci ansiolitici potrebbe già aver avuto un incremento per quelle persone che hanno avuto accesso a tali sostanze in casa. In futuro, usciti dall’emergenza, si potrebbe verificare un utilizzo poco responsabile se non supervisionato da un professionista medico. Mi auguro che questo periodo abbia dato modo a molte persone di conoscere e sperimentare tecniche di esplorazione interna, di respirazione e rilassamento che molti di noi psicologi mettono a disposizione online».

Silvia Ilari

Ultima modifica il Martedì, 31 Marzo 2020 14:22

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