FERMO - Il candidato sindaco Saturnino Di Ruscio si presenta alla stampa e alla città e lo fa scegliendo un luogo iconico, il piazzale del Girfalco, con accanto Piergaetano Catalini, da sempre esponente di sinistra. “Due esperienze politiche diverse – afferma Di Ruscio – ma quello che ci unisce in questa avventura è lo spirito di servizio per la città”. Concetto ribadito da Catalini: “Siamo parte di una comunità con la schiena dritta. In questi anni abbiamo assistito ad una deriva politica, abbiamo visto cose che in passato non accadevano. Non potevamo esimerci dallo scendere in campo”.
La lista è “Servire Fermo”, 32 i candidati. “Un’unica lista – dichiara Di Ruscio – perché più liste hai, più bocche ci sono da sfamare. A Fermo le bocche sono tante e... non si sono messi d’accordo. Prima almeno c’era la dignità di farlo nelle sedi opportune, non nelle conferenze stampa. Sono stati superati i limiti della decenza”.
Si entra nel vivo: “Occorre un confronto continuo con la cittadinanza, nella mia campagna elettorale raccoglierò il sentimento delle persone, le esigenze dei cittadini, senza pianificare dall’alto. Dopo tanti anni mi rimetto in gioco per la mia città e lo faccio partendo dal Girfalco, un luogo simbolo di Fermo, qui abbiamo passato parte della nostra infanzia. Oggi possiamo purtroppo osservare come viene ridotto, resta solo la Cattedrale a fare da faro, per il resto prendo spunto dalle parole del nostro arcivescovo che scrive “la comunità è chiamata ad una corresponsabilità, condividere pensieri e progettazioni, un conto è presentare, un conto è condividere. Partire dall’idea per poi trovare risorse e progettare. Sennò si tratta di una sceneggiata”. La location è emblematica di come ha governato l’amministrazione uscente – attacca Di Ruscio -: il giardino all’italiana completamente stravolto, la Casina delle Rose svenduta senza avere idee sul futuro, idem la casa del custode. Questi giorni arriveranno i turisti per pianificare la vacanza estiva, questo è il biglietto da visita della città…”.
“Per spiegare perché sono ancora qui prendo spunto dalle parole di don Luigi Sturzo: la politica intesa come servizio e non come occasione per portare avanti i propri interessi, la politica senza etica è sopraffazione, così come l’economia senza etica è diseconomia”.
Si entra in metafora: “Provate a mettervi nei panni di chi per 40 anni ha lavorato per questa città, prima come dirigente comunale, poi come sindaco, poi ancora come dirigente. Ho vissuto in maniera forte la mia città come un padre che dedica la vita a crescere i propri figli, poi si mette da parte e si gode la pensione. Ma un buon padre di famiglia se si accorge che i figli hanno perso la giusta via, portano la barca sugli scogli, cerca di riprendere in mano la situazione. E non lo fa per se stesso ma per i propri figli che in questo caso è la comunità fermana. Vedere questa città come è ridotta, il centro storico desertificato, l’ex Fontevecchia destinato in parte a Scienze infiermeristiche con l’ospedale distante a Campiglione e le difficoltà connesse di trasporto per la fase pratica, l’ex Mercato coperto trasformato in locali senza finalità, l’ex consorzio agrario, occasione di rilancio, destinato ad uffici banca e sede dei vigili urbani... E poi le periferie: occorre un piano straordinario per la manutenzione impianti sportivi, per le strade colabrodo. Che devo fare? Mi giro dall’altra parte o occorre rimboccarsi le maniche per andare avanti?”.
“Parliamo di progettualità: l’anello viario che circonda il centro storico va gestito in modo diverso, serve un intervento decisivo, pensare ad un senso unico e ad un anello ciclabile e pedonale, perché mancano i marciapiedi. Il centro storico soffre, il degrado va affrontato in modo diverso, con misure integrate, videosorverglianza, pulizia, dare possibilità ai giovani. Agire in modo integrato e condiviso vale per il centro e vale per la periferia oltre che per il litorale interessato da problemi di criminalità e degrado che vanno eliminati. E’ stato interrotto processo di costruzione della Provincia di Fermo, ancora non c’è il catasto, la sede sta dentro una scuola, per determinate pratiche bisogna rivolgersi ad Ascoli. Nessuno si è fatto carico di portare a termine questo processo; abbiamo perso la Camera di Commercio, il braccio economico del territorio. Se devo portare progetti per il turismo non devo andare ad Ascoli o ad Ancona!”.
“Veniamo alle società partecipate: nell’inchiesta fatta, ripresa dal consigliere Interlenghi, ho messo in evidenza grosse disfunzioni che interessano l’Asite, andrebbe istituito l’internal audit per garantire efficienza e trasparenza a tutela dell’interesse collettivo, un sistema organizzato di controlli (procedure, utilizzo risorse) per evitare progetti finalizzati a prendere risorse statali che poi devono essere restituite”.
Si passa alla sfida con gli altri candidati: “La mia non è una rivalsa nei confronti di Fratelli d’Italia, i miei valori sono altri, non mi rispecchio in certi personaggi. Valori come etica e morale mi spingono, non mi interessano neanche le polemiche con Calcinaro, spero faccia qualcosa di buono per la sanità. Mi si chiede qual è la differenza tra me e gli altri candidati: la differenza la fa l’esperienza, la competenza. Qui dietro non trovate Lucentini, Putzu, Castelli. Io ho le persone davanti, rispondo solo a chi mi vota. Parlano di “filiera politica”, io lo chiamo ricatto. A 30 anni non si ha l’esperienza ed il candidato del centro destra Tosoni e non ha le persone giuste dietro. Per quanto riguarda Scarfini, ci ho lavorato, è una persona stimata ma l’amministrazione attuale non è in grado di cambiare in meglio, vedi il Girfalco, ed è destinata a fallire ancora. Quella non è la strada giusta. La candidata Malvatani? Non ha esperienza e non si è mai occupata di politica. Chi vuole fare politica deve essere libero, forte e coraggioso”.
“Dimezzeremo gli indennizzi – dichiara Di Ruscio - i soldi andranno alle famiglie con gravi disagi, oggi sono troppo pochi. Non è una misura demagogica, è un segnale chiaro”.
In caso di ballottaggio cosa farà? “Voglio andare al ballottaggio, poi vincere. Gli apparentamenti non mi interessano, non è che gli altri sono il male, lì però la strada non è giusta e se ci saranno persone di buona volontà aprirò le porte a tutti. Serve pragmatismo, andare al sodo”.
Un giudizio sull’era Calcinaro appena conclusa: “Non sono i soldi a fare la differenza, sono le idee. Se la città perde 2000 abitanti in 10 anni vorrà dire qualcosa. Serve avere idee chiare su dove condurre la città, e poi spendere i soldi, non il contrario. Il Pnrr è stata una disgrazia, senza idee tanti soldi sprecati”.




