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A Montefalcone Appennino la giunta più giovane del Fermano. Il Sindaco: “Serve una legge per le aree interne”

MONTEFALCONE APPENNINO - Dallo scorso maggio, Montefalcone Appennino ha un nuovo primo cittadino. Giorgio Grifonelli, classe 1987, ha portato con sé in Comune molti giovani: due terzi della giunta ha, infatti, sotto i 35 anni. In un momento di disaffezione alla politica come questo, in un paese di 406 abitanti come il vostro, come è stata vista la vostra candidatura dalla popolazione più anziana? “Siamo stati proprio motivati dalla popolazione, anche da quella più in là con gli anni. Ci siamo presi un impegno importante e siamo ben coscienti di questo. Non c’è stata nessuna spaccatura generazionale. Inoltre, all’interno di tutto il Consiglio ci sono altri giovani. Queste persone vivono il paese e hanno sempre partecipato alle attività, nella Pro Loco, nel coro o attraverso il volontariato, quindi erano già riconosciuti come dei punti di riferimento e questo ha fatto in modo che non venisse recepita come una candidatura politica”.

In giunta avete tutti già esperienza nella Pubblica Amministrazione? “Io ho 10 anni di attività alle spalle, prima come consigliere per 5 anni e poi come assessore altri 5. Con, anche Jessica Valentini, assessore, abbiamo iniziato insieme questo percorso 10 anni fa. Elisa Milani, assessore e vicesindaco, è invece alla prima esperienza. Nel formare la giunta (FOTO), ho voluto mischiare chi conosceva già la macchina pubblica e chi no, che però portasse idee nuove e con cui fare insieme un cammino di formazione”.

Pensate di ricorrere a fondi europei e regionali, magari per agricoltura e turismo, per contrastare lo spopolamento? “Sì, la speranza è quella che delle persone, anche delle coppie che vogliono metter su famiglia, siano intenzionate a investire nel nostro territorio. Siamo disponibili a parlare con loro, supportarle e trovare insieme la soluzione migliore. A volte l’amministrazione viene vista come un’entità lontana, ma così non è. In casi come quelli dei fondi, avere sin da subito un dialogo diretto con il Comune potrebbe semplificare le cose. Come realtà, abbiamo sia una vocazione agricola che turistica, ma credo che quest’ultimo campo sia quello in cui possiamo ottenere risultati in un periodo più breve. Con l’agricoltura è più difficile, anche se manderemo avanti il tutto di pari passo. Intanto a livello turistico, lavoriamo su delle piccole attenzioni per chi viene qui come l’arredo urbano: nuove panchine, nuovi giochi per bambini”.

Gli scorsi 12 e 13 ottobre si è tenuta “Sapori d’autunno” manifestazione ormai rodata. Pensate di prenderla a modello per altri appuntamenti? “Sapori d’autunno verrà sempre più consolidata. Stiamo pensando di supportare altre iniziative che vengono dal nostro territorio. Per esempio, abbiamo un’ottima Pro Loco che d’estate organizza degli aperitivi al Giardino Tronelli che stanno riscuotendo successo. Abbiamo convocato in Comune sia la Pro Loco che le altre associazioni locali, per una programmazione unica attraverso cui promuovere le bellezze del paese, come la Rocca, il Tiro a segno e il Giardino Tronelli, per l’appunto. Credo sia utile un calendario comune degli eventi anche con i paesi limitrofi, il problema dello spopolamento non interessa solo Montefalcone Appennino. Quest’anno - per esempio - abbiamo lavorato con altri 4 Comuni a un progetto di teatro diffuso. Con Montappone,Santa Vittoria in Matenano, Servigliano e Belmonte Piceno daremo vita al “Festival Storie”, sotto la direzione artistica di Manu Latini”.

Lei crede molto nel valore del fare rete fra Comuni. “Sì e siamo molto aperti a progetti come questo del teatro diffuso. Abbiamo lavorato davvero in armonia. Finalmente siamo passati dalle parole ai fatti: a volte si parla ma poi i progetti non si realizzano, invece stavolta non è stato così. Rispetto a 10, 15 anni fa c’è più apertura, perché le difficoltà iniziano a essere le stesse. No alle Cattedrali nel deserto, bisogna essere lungimiranti, anche perché insieme si possono ottenere più risultati, anche per ciò che riguarda le azioni politiche. C’è bisogno di una legge ad hoc per le aree interne, oltre che chiaramente a una per la ricostruzione dopo il sisma. Dobbiamo fare fronte comune”.

Alcuni hanno ipotizzato che ci sia disinteresse da parte della politica nazionale, a causa del bacino di voti esiguo, anche lei la pensa così? “Questo è sicuro, ma quei pochi che ci sono hanno bisogno di risposte, diamogliele. Per questo ci vuole un’operazione in sinergia dei rappresentanti dei territori montani, oltre a un tavolo permanente a livello regionale nel quale si valuta una programmazione a lungo termine. Inoltre, si dovrebbe risolvere anche l’annosa questione delle infrastrutture, che aumenta l’isolamento di queste aree. Con adeguate strade, tante persone potrebbero vivere anche all’interno ma lavorare altrove; senza contare che migliorerebbe il problema degli incidenti, ancora troppi su strade come la Faleriense che raccolgono un volume di traffico eccessivamente alto per la loro conformazione”.

Silvia Ilari

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