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Mare, mare...

Bolge...stein!

Ve lo ricordate, voi di una certa età, quando stavate a pranzo, da piccoli, tutta la famiglia riunita, la classica pastasciutta fumante pronta per essere messa sul piatto, che vostra madre puntualmente vi guardava con lo sguardo sadico e diceva: “Ho dimenticato la bottiglia dell’acqua, alzati e vai a prenderla!” e capivi che il no non era un’opzione praticabile. Bene, di questi perversi meccanismi di raffinata “tortura” è piena la nostra vita, ce li tiriamo dietro fin dalla più tenera età e l’assuefazione a sopportare è talmente radicata che quando da grandi dovremmo partire con un sonoro “VAFFA” non lo facciamo più, perché magari ci ritornano in mente la mamma e la bottiglia dell’acqua perennemente mancante. E allora accettiamo che lo Stato ti obblighi “a campione” (leggi: “Scelgono i più babbei e io sono stato uno di quelli”) a fare un inutile censimento per sapere: dove sei nato, se hai una casa, una macchina e un garage... Tutte cose che loro sanno benissimo, da tempo, ma che non sapendo come romperti le scatole più di quanto già non fanno, te le ridomandano per sapere se tu le sai! E mentre tu rispondi, arrabbiato dentro di te con due zeta grosse come case, ti accorgi che quelli che tu hai votato per il Parlamento Europeo, pagati per stare lì a curare gli interessi degli elettori, non si sono accorti, o meglio non si sono mossi di pezza quando, nel silenzio generale della nostra Nazione, è stata data attuazione alla direttiva europea 2006/123/ CE , detta “Direttiva Bolkestein”. Ma cos’è questa “Direttiva”? E’ un provvedimento che obbliga lo Stato a mettere a gara le concessioni per le spiagge invece che affidarle sempre agli stessi. E non è che se ne parli solo adesso, è un’eternità che si dibatte sul problema, finora senza che sia cambiato niente. E mentre a Bruxelles è partito l’out out, nel senso che sembra che sia stato dato il via all’obbligo dell’applicazione della Bolkestein, in Italia pare facciano orecchie da mercante. Accade così che il Senato, alla faccia del Parlamento Europeo, abbia deliberato di voler fare un regalino agli stabilimenti balneari rinviando di altri 15 anni l’applicazione della famigerata Bolkestein. Significa che gli imprenditori che gestiscono spiagge e bagni potranno mantenere le loro concessioni, senza il rischio che queste vengano messe a gara. Tutto ciò allo scopo sia di non farli arrabbiare, visto che tanti ci hanno investito fior di soldi, sia per permettere loro magari di ammortizzare nel frattempo almeno una parte dell’investimento. Non si conosce con certezza il numero di imprese balneari italiane e il numero di addetti che ci lavorano. I dati diffusi dalle stesse associazioni di categoria parlano di 30 mila imprese e circa 100 mila addetti. Queste imprese sorgono su spiagge che sono parte del demanio pubblico: una proprietà dello Stato che non può essere venduta, ma soltanto data in concessione, cioè in affitto. I proprietari di stabilimenti balneari hanno goduto per decenni di rinnovi delle concessioni quasi automatici e di canoni di affitto molto bassi (in genere pochi euro al metro quadro). In alcuni casi i “bagni” sono gestiti dalla stessa famiglia sin dall’inizio del secolo scorso, alla faccia della Bolkestein! Ma la direttiva Bolkestein, al di là di ogni più o meno rosea illusione senatoriale, è foriera di una serie infinita di problemi per quasi tutto l’arco parlamentare. Perché, caro Senato, hai voglia a deliberare rinvii! Se a Bruxelles ci si mettono d’impegno, la parola che vale è quella del Parlamento Europeo, ovvero: obbligo di applicare la Bolkestein. E allora saranno cavoli amari per tutti, ma proprio tutti, non solo per gli operatori balneari, perché se l’Italia non si adeguerà la conseguenza sarà che questa volta subirà una procedura di infrazione: il che significa una multa astronomica per il nostro Paese, magari tra anni, visti i tempi della giustizia europea, ma arriverà. Il costo sarà probabilmente intorno alle centinaia di milioni di euro, che sarebbero pagati dalla fiscalità generale, cioè da tutti, ma proprio TUTTI, anche da noi che sulla spiaggia ci andiamo solo per spaparanzarci al sole. E così, tanto per non farsi mancare niente, dalla politica è scattato l’obbligo di rimessa al bando per alcune concessioni pubbliche, tantoché i titolari di concessioni delle spiagge italiani sono letteralmente imbufaliti temendo la concorrenza europea nell’aggiudicazione delle licenze. Brutta cosa, a me ritorna in mente sempre mia madre che, quando prendevo un brutto voto a scuola, sempre con la stessa faccia di quando mi chiedeva di prendere la bottiglia dell’acqua, mi diceva con un bel sorriso: “Studiare a nulla vale quando cantan le cicale, farlo si doveva quando il freddo ci stringeva!”. E adesso ho capito bene: le mamme italiane sono l’Italia, sono la politica italiana, arrivano volontariamente a giochi finiti per dire “dovevi pensarci prima”, “te lo avevo detto che dovevi stare attento”, ma quando le cose andavano fatte ti lasciavano fare il comodo tuo come se tutto fosse permesso e possibile e tu, babbeo, ci cascavi con tutta la “bottiglia dell’acqua”!

Daniele Maiani



Loira guarda al territorio "Sarà il porto di tutti"

Lo ha esplicitato nel suo bilancio sull’attività svolta nel 2018 e sugli obiettivi per il nuovo anno: “Al Piano del porto sarà dedicato il mio massimo impegno affinché il sogno della comunità sangiorgese di trent’anni si concretizzi in un’opportunità di crescita e di sviluppo per la città e per il territorio fermano”. Sindaco Loira, a che punto è la situazione? “A fine estate 2018 abbiamo sottoscritto una convenzione con la Politecnica delle Marche per un’attività di ricerca finalizzata alla pianificazione. Si tratta di uno studio su ciò che serve per far funzionare il porto, a cosa destinare le aree a terra, come intervenire per renderlo funzionale alle finalità turistiche. Prepareranno quei documenti e quegli atti che a noi serviranno per approvare in Consiglio comunale il piano regolatore portuale”. Su cosa basano il loro lavoro? “Sullo studio del territorio, quindi non solo su Porto San Giorgio; sul nostro programma amministrativo e sulle indicazioni che abbiamo dato; sul cosiddetto piano Rongoni, quello che venne approvato sul finire dell’Amministrazione Brignocchi, poi revocato da Agostini appena insediatosi; inoltre, sulla pianificazione che era stata promossa dai concessionari della marina durante il mandato Agostini, ma che non vide alcuna azione amministrativa. Poi hanno fatto tutta una serie di incontri con gli attori che ruotano intorno alla struttura portuale, le maestranze, le associazioni sportive, i concessionari ed altri soggetti”. Il 18 dicembre è stato consegnato un primo step. “Contiene le linee guida, i principi ispiratori di un porto fortemente ancorato al territorio. Un porto con aree a terra pubbliche, che sia anche un’area frequentabile da turisti, dalla città e dal territorio, a prescindere dal fatto di avere o meno una barca”. Questione volumi. “Quelli previsti all’interno, per servizi, commerciale e dedicati alla ricettività turistica, saranno disposti in modo da non creare barriere ma di avere sempre una luce che da terra arrivi verso il mare. Ma sarà anche un porto dove si possa anche coltivare la memoria della città, con forme museali che possano valorizzare la storia marinara e turistica della città, così come è stato intrapreso un percorso con l’Itt Montani di Fermo per far sì che in quest’area ci sia anche spazio per alcune aule dell’indirizzo nautico”. Prossimi passaggi? “La Politecnica presenterà tra qualche mese uno studio ancora più avanzato da un punto di vista urbanistico di questo lavoro, per arrivare mi auguro entro l’estate ad avere un quadro completo per poi andare in Consiglio comunale”. L’obiettivo, quindi, resta quello di approvare il piano entro l’anno. “Assolutamente sì, è una priorità”.

Andrea Braconi



Lo scoglio di Porto Sant'Elpidio

Emergenza spiagge, necessità di proteggere la costa. E’ questa una delle più ardue sfide che la Città di Porto Sant’Elpidio si trova spesso a fronteggiare. Il 2019 è già arrivato ed il pensiero è rivolto alla tanto attesa stagione estiva. Già nel mese di dicembre 2018 si era intervenuti d’urgenza per far fronte alle criticità; due le ditte sul lungomare eroso per mettere le scogliere radenti. Le forti mareggiate, infatti, hanno causato gravissimi danni agli chalet e alle infrastrutture adiacenti, alle fognature, alla rete idrica e rete elettrica, alla rete gas e all’illuminazione pubblica, alla pista ciclabile e alla strada. “L’amministrazione comunale sta adottando da anni progetti d’intervento, i quali coinvolgono anche il Comune di Fermo, di Civitanova e di Porto San Giorgio – ha spigato il Sindaco di Porto Sant’Elpidio Nazzareno Franchellucci -. Oggi grazie alla modifica del piano della difesa della costa e alla definitiva approvazione di questo iter da parte della Regione Marche, Porto Sant’Elpidio potrebbe emettere le scogliere. Fatto ciò, però, la Regione stessa dovrà disporre delle risorse per realizzarle.” L’importo della spesa lorda ammonta a 38 mila euro, di cui 31 mila euro per lavori. “Tutti i tipi di interventi che si stanno effettuando, nel frattempo, sono attività emergenziali legate al ripristino delle pavimentazioni o al ripristino di strutture che possano permettere una tamponatura in caso di mareggiate – ha proseguito il primo cittadino -. Lavori di questo genere sono stati fatti e continuano ad esserlo, ma non sono la soluzione al problema. I rifacimenti sono previsti per i mesi di aprile e maggio, interventi tampone che attenuano minimamente le cause di un’erosione. La partita del futuro è quanti soldi e con quale rapidità la regione sarà in grado di mettere a disposizione il finanziamento per la nostra città.” E poi ci sono i concessionari balneari, i veri protagonisti, che condividono tutti assieme col Comune la stessa battaglia. “Esiste un contatto diretto fra noi concessionari balneari e l’amministrazione elpidiense – ha spiegato Petra Feliziani di Punto Gelato – e quest’ultima ci permette inoltre di essere sempre informati sulle novità in Regione. Tutti noi siamo consapevoli della situazione d’emergenza da un bel po’, e la affrontiamo giorno per giorno. Il Sindaco è sempre presente, ma nessuno può prevedere quanti danni provocherà la prossima mareggiata. E’ un’emergenza che colpisce più o meno tutti. Noi concessionari siamo tenaci, ma non possiamo far altro che attendere le scogliere emerse se mai arriveranno. Rispetto agli altri colleghi, sono stata un po’ più fortunata poiché ho subito danni minori, ma vuoi o non vuoi siamo tutti lesi: non ho la vetrata rotta, ma magari a febbraio avrò l’acqua dentro al locale. D’inverno dobbiamo monitorare di continuo la struttura e non sempre riusciamo a prevedere e ad anticipare le previsioni di un giorno. Le radenti hanno protetto, ma ciò non risolve nulla.” Il problema è geologico. “Il Comune di Porto Sant’Elpidio mette a disposizione tutte le proprie risorse – ha concluso il Sindaco - ma c’è bisogno di un sostegno a livello regionale se non oltre. Le scogliere emerse sono l’unica soluzione, quelle dei comuni vicini risalgono a 40 anni fa e ancora oggi gli stessi godono di risultati positivi”.

Federica Balestrini



"Noi penalizzati": Pedaso guarda già al 2021-26

È scaduta l’8 gennaio la presentazione delle osservazioni da parte dei Comuni al nuovo Piano Regionale di difesa della costa, pubblicato lo scorso 11 ottobre. Dopo l’incontro a Villa Barucchello dello scorso novembre, ora la Regione attende le proposte degli operatori e dei sindaci. Sono in realtà gli uffici tecnici che si sono occupati delle osservazioni ad un piano definito dal sindaco Vincenzo Berdini molto complesso e per certi versi penalizzante per la piccola cittadina rivierasca di Pedaso. I punti salienti del piano, dal punto di vista del primo cittadino pedasino, sono i seguenti: il nuovo piano incide sul piano generale in fatto di scogliere, indicando dove intervenire e dove no; poi si passa alla disciplina a mare e in base alle nuove norme molti chalet potrebbero essere rimossi; il piano disciplina anche i ripascimenti a mare e a terra; non da ultimo si passa all’adeguamento alla direttiva alluvioni. Uno dei nodi centrali è il fatto che il piano impone il limite di rispetto del nuovo piano costa di 100 metri in una linea parallela alla spiaggia all’interno della quale se vi sono edifici colpiti negli ultimi 100 anni da mareggaite invasive, lì non si può costruire. Per quanto riguarda Pedaso, la suddetta fascia si estende al paese vecchio e ad altre zone urbanizzate a nord. Tutti aspetti che, al momento di andare in stampa, Sindaco e tecnici stanno valutando, considerando che la cittadina rivierasca dotata naturalmente di poco litorale, ad ogni mareggiata diventa vittima delle onde e dell’erosione e già da anni le scogliere avrebbero bisogno di una manutenzione seria e puntuale come primo passo per difendere la costa in prossimità e gli chalet più esposti. Sebbene siano soltanto tre le strutture presenti, quella più a sud risulta una delle più colpite, negli anni gli stessi gestori si sono organizzati per conto loro e fanno arrivare dei cumuli di sacchi di sabbia che stazionano a mo’ di barriera davanti agli chalet. Non certo una soluzione definitiva ma un palliativo nel tentativo sempre limitato di arrestare la forza delle onde. Per questo l’Amministrazione pensava di considerare l’ipotesi del rifiorimento e della manutenzione scogliere ma per il momento non sono previsti fondi regionali per questo tipo di spesa e Berdini fa sapere che bisognerà aspettare il nuovo piano 2021-2026. Per quanto riguarda il nuovo piano, non sono previsti nuovi insediamenti fissi come quelli già esistenti, dunque per gli chalet sussistenti da anni si potrà chiedere una deroga. In ogni caso, come ha sottolineato il Sindaco, tutto questo non entra in collisione con i progetti per il lungomare e con il finanziamento di 650 mila euro ricevuto insieme a Campofilone e Altidona, per il quale Pedaso è capofila e che prevede il completamento della passeggiata a sud dal ponte sotto alla Centrale Enel fino al fosso di Casa de Mar, confine con Campofilone. “Per la Ciclovia Adriatica stiamo fornendo il progetto esecutivo” ha garantito Berdini. Sul tratto di lungomare tra gli chalet Lampara e Il Faro, la pista risalente al ‘96 realizzata in granigliato sarà rinnovata: “La allarghiamo e la portiamo da 2 metri a 3 metri e 50 perché attualmente è troppo stretta” cosa che andrà inevitabilmente a ridurre l’arenile destinato a lettini e ombrelloni.

Serena Murri



Marina Palmense non ha mai avuto opere così importanti

Difesa della costa, un discorso mai come oggi attuale. Se da una parte il litorale rappresenta una fetta importante di appetibilità turistica, dall’altra c’è l’insidia dell’erosione da non perdere d’occhio, applicando misure tarate sulle specificità del litorale di riferimento. Fermo presenta a nord la spiaggia di Lido e a sud quella di Marina Palmense, per certi versi ancora da valorizzare e potenziare. “Partendo da nord, a Lido di Fermo a breve potremo dire di aver effettuato la protezione del litorale - ha affermato il Sindaco, Paolo Calcinaro - con il completamento dei lavori partiti un anno e mezzo fa a Lido Tre Archi. In progetto c’erano cinque scogliere emerse, realizzate per metà, mancherebbero due scogliere e mezza. E’ stato riaggiudicato il lotto mancante con la restante metà, a base d’asta 1 milione e 300 mila euro con il contributo determinante di 1 milione dalla Edison. Per il resto del lavoro, ci sarà la ditta aggiudicataria entro un mese. L’auspicio è che i lavori partano prima di fine marzo, altrimenti se ne riparlerà in autunno. Magari si potrà parlare anche della rifioritura delle emerse a Lido da realizzare con economie di gara” ha dichiarato speranzoso. Guardando a sud, il discorso è diverso: “Sono stati stanziati 170 mila euro - ha spiegato il Primo cittadino - per un progetto cofinanziato dal Comune per una somma di 100 mila euro e dalla Edison per 70 mila al fine di proteggere un punto d’erosione, sulla fascia dopo il campo da rugby. In quel punto verranno posizionate scogliere radenti parallele alla strada”. Poi abbiamo sottoscritto un accordo di programma a firma plurima tra privati i quali mettereanno una somma ingente (ancora da appaltare) per le scogliere. Si parla di 400 mila euro dalla Regione, 400 dalle Ferrovie, più altri 400 dal Comune”. Si tratta di somme importanti, ha commentato lo stesso Calcinaro: “Però hai garantito un futuro a Marina Palmense, prima a sud e poi a nord e molte scogliere si potranno realizzare”. Nel frattempo, a Marina Palmense un’altra infrastruttura importante in arrivo: sarà la strada della ferrovia: «C’è la percorribilità - ha dichiarato Calcinaro - e l’appalto per il guard rail, poi si passerà alla messa a norma e i privati cittadini, che sono anche i promotori dell’idea della strada, si occuperanno del parcheggio ombreggiato dal lato mare”. Il ponte ciclo pedonale è quasi realtà, essendoci già l’incarico per il progetto esecutivo. “L’inizio dei lavori – dice - è previsto per fine estate, durata del cantiere prevista di un anno e un mese per 1 milione e 300 mila euro, più due lingue di ciclopedonale su Marina e Porto San Giorgio”. Una dimostrazione di attenzione e impegno concreto a sud di Fermo: “Questi erano gli impegni che ci eravamo presi in campagna elettorale e li stiamo portando a termine completamente. Marina non ha mai avuto opere così importanti”. Senza dimenticare, che proprio a due passi si trova uno dei borghi più belli d’Italia: “Per Torre di Palme stiamo lavorando sul Museo Archeologico, grazie a 180 mila euro di lavori comunali per la realizzazione della struttura che sorgerà dove prima c’era la ex Scuola Materna”.

Serena Murri

Bolkestein: imprese balneari escluse dall'applicazione della direttiva fino al 2034

Erano rimasti delusi i balneari dal fatto di non essere stati considerati all’interno del decreto fiscale, ma ecco che il 23 dicembre è arrivata la notizia dell’estensione delle concessioni fino al primo gennaio 2034. Una notizia che ha incassato i commenti positivi di gran parte dei rappresentanti nazionali delle associazioni di categoria. Anche Romano Montagnoli — vice presidente dei balneari Confcommercio — si dice soddisfatto, seppur precisando che servirebbe fare di più. “Certo abbiamo fatto un bel passo avanti, ma non è sufficiente. C’è bisogno di una riforma organica complessiva delle concessioni”. Avevate avanzato varie proposte. “Sì, parzialmente sono stati accolti due punti: la richiesta di non smontare delle strutture di inverno e la proroga della scadenza per le concessioni. Ci sono regioni dove la Soprintendenza richiedeva di toglierle: nelle Marche fino a qualche anno fa questo problema c’era a Senigallia per le cabine. Per ciò che riguarda le concessioni, la precedente scadenza era prevista per il 31 dicembre 2020, mentre ora si può arrivare a gennaio 2034”. Cosa interessa il territorio di Porto San Giorgio? “Innanzitutto la proroga. Ora è praticamente unica per tutta Italia. Prima la scadenza variava da comune a comune, ogni 6 anni. Si trattava di un semplice rinnovo, c’era solo qualche pratica burocratica da espletare; poi è stato soppresso un articolo inserito nel Codice della navigazione e abbiamo perso il rinnovo automatico. Sono passati 10 anni. Nel frattempo avevamo costruito, ci eravamo indebitati e poi sono cambiate le carte in tavola”. In molti, sono convinti che molti dei guai dei balneari vengano dalla direttiva Bolkestein, che riguarda i servizi nel quadro del mercato europeo comune. Lo stesso economista olandese ha però precisato che la direttiva non sarebbe applicabile ai balneari in quanto le concessioni rientrano tra i beni e non i servizi. “Sì, non c’eravamo mentre gli ambulanti sì (ora esclusi grazie al maxi-emendamento alla legge finanziaria n.d.r). Il problema sta nel recepimento. La Corte Costituzionale aveva già mostrato la sua obiezione sui rinnovi automatici. La proroga è stata una boccata d’ossigeno, ma preferivo fosse tutto un po’ più modulato. Avevamo suggerito tre tipi di scadenze: dopo 15 anni se dai tutto in gestione, 20 per chi ha anche altri redditi, 25 per chi ne fa l’attività principale. Quest’ultimo è il caso di quasi tutte le concessioni sangiorgesi. La Lega ha accolto l’idea, spingendo sui 25, Forza Italia puntava dai 30 ai 50. Alla fine si è optato per i 15 anni, il pensiero iniziale del Movimento 5 Stelle”. Avete proposto un tavolo di concertazione, ci sono novità? “In realtà la proposta era venuta già dal Ministro Centinaio da luglio. A ottobre c’è stato un primo incontro interno tra i rappresentanti di vari dicasteri: Turismo, Lavoro, Economia e Finanze. Al momento ci hanno detto di indicare dei nomi di tecnici qualificati come avvocati e giuristi, per la partecipazione al tavolo. Li abbiamo forniti. Da lì verrà redatto il documento da portare a Bruxelles e sarà messa in piedi la riforma. Questa è essenziale, per esempio a Porto San Giorgio, molti di noi pagano molte più tasse per l’immondizia che per la concessione. La nostra attività penso sia trainante anche per le altre d’estate. Speriamo in qualcosa di risolutivo, anche se stavolta non si è trattato solo di parole, il settore merita attenzione”.

Silvia Ilari

Ultima modifica il Martedì, 15 Gennaio 2019 09:29

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