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Oliverotto da Fermo: vita, morte e miracoli di un capitano d’arme

SENIGALLIA - Oliverotto da Fermo torna sul luogo del delitto… il suo! Sarà infatti la libreria Iobook di Senigallia ad ospitare, sabato pomeriggio alle ore 18.30, la presentazione del romanzo “Liverotto Uffreducci. Signore di Fermo” scritto da Pasquale Enrico Papiri nel lontano 1867 e ripubblicato, in nuova edizione, dalla casa editrice Zefiro. Senigallia rappresenta una parte importante per le vicende umane di Oliverotto, signore di Fermo nel 1502, le cui gesta efferate vennero raccontate da Machiavelli nel libro fondativo della scienza politica, “Il Principe”.

«Oliverotto è un personaggio straordinario, figlio dei suoi tempi» sottolinea Carlo Pagliacci, editore e curatore dell’opera «e la “rimozione” che la città di Fermo gli ha spesso riservato è ingiusta. È vero, era un uomo crudele e senza scrupoli, ma va inquadrato nell’epoca in cui visse, gli inizi del Cinquecento, dove i conflitti si risolvevano o con matrimoni combinati, o con congiure, tradimenti e quindi uccisioni. Fu lui il mandante della strage che nel gennaio del 1502 decretò la morte di molti notabili fermani, tra cui lo zio Giovanni Fogliani. Luogo dei misfatti il palazzo di famiglia, casa Uffreducci appunto, sede oggi del liceo classico “Annibal Caro”. In quelle stanze si consumò una terribile strage che ispirò al Machiavelli il capitolo su “Del modo di prendere il potere attraverso il delitto”. Oliverotto, ch’era stato braccio destro di Cesare Borgia ed aveva combattuto mille battaglie in compagnia del suo mentore Vitellozzo Vitelli da Città di Castello, si ritrovò infine a Senigallia, negli ultimi giorni dell’anno, per dimostrare la sua lealtà al Borgia dopo i tentennamenti che avevano portato il signore di Fermo ad ipotizzare un cambio di casacca con i congiurati di Magione. Con abilità il Borgia li aveva riconquistati tutti, uno ad uno, ed Oliverotto, rimasto solo con Vitellozzo a cercar di mantenere una propria autonomia, si trovò costretto a capitolare egli stesso dando prova di piena fedeltà al Duca Valentino assicurandogli la conquista di Senigallia e la cacciata dei Della Rovere. Ma proprio Senigallia si rivelerà fatale per Oliverotto e Vitellozzo: entrambi infatti, invitati a cena dal Borgia la sera del 31 dicembre 1502, finiranno passati per le armi.

Tutto questo è magistralmente raccontato, con il piglio tipico del romanzo storico d’Ottocento, da Pasquale Enrico Papiri, anche con interessanti ricostruzioni che raccontano le Marche del tempo, tra Fermo e Senigallia, ed un occhio ancor più ampio a tutta l’Italia centrale teatro, in quegli anni, di incredibili appetiti tra diverse fazioni che si combattono ferocemente per il potere.

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