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I Piceni, un popolo fondamentale, una cultura da salvaguardare. A colloquio con l’antropologo fermano Giacomo Recchioni

L'interno della mostra "Pikenoi"

STORIA - E’ allestita fino al prossimo 31 ottobre, presso palazzo “Vallorani” in via F.lli Rosselli, 115 a Grottammare, la mostra “Pikenoi – antichità italiche della collezione Vallorani”. L’evento prevede una mostra e un volume meticolosamente curati dall’antropologo fermano Giacomo Recchioni, che mettono a disposizione del pubblico il patrimonio posseduto dal collezionista Agostino Vallorani. Pikenoi era il nome etnico con il quale nel II sec. a.C. il geografo e storico Polibio chiamò quell’antico popolo preromano stanziato tra la dorsale appenninica, il mare Adriatico e principalmente nelle attuali regioni di Marche e Abruzzo. Con questo titolo quindi, Recchioni e Vallorani, hanno voluto riecheggiare il modo con cui i Greci denominarono i Piceni, con il fine di poter guardare un domani questo angolo di Storia con “altri occhi”.

“Intorno agli anni ’70 del ‘900 l’etruscologo Massimo Pallottino ha definito questa cultura dell’Italia preromana un fantasma che si aggirava nella fascia medio-Adriatica – spiega Recchioni –, poi gli studi della Lollini, di Naso e nel 2000 è stata organizzata la mostra “Piceni popolo d’Europa” che ha gettato nuova luce e ha postulato delle importanti domande sui Piceni. Nell’ultimo ventennio sono state scoperte molte tombe, facendo emergere una realtà che si pre-delineava ma non veniva ancora concretamente riconosciuta.”

La mostra Pikenoi e il volume da lei curato vanno dunque nella direzione di aggiungere un ulteriore contributo alla conoscenza del popolo piceno? “ Spero possano essere entrambi uno strumento con il quale si possa riflettere sull’importanza del passato, dell’arkè. La finalità della mostra e del catalogo è stata quella di divulgare e far conoscere sotto vari aspetti e approcci questa cultura adriatica dell’età del Ferro. L’intera programmazione estiva infatti, in sinergia con il Comune di Grottammare, ha avuto come filo conduttore proprio il ‘Piceno’, inteso secondo l’intera estensione del termine. Luogo, quello dell’antico Piceno, in cui una cultura aveva scelto un picchio come animale totemico, lo stesso picchio che, appollaiato sul ficus ruminalis, portò il nutrimento divino a Romolo e Remo. Scena immortalata anche nella numismatica”.

Una storia importante, dunque, quella dei nostri progenitori. “Importante e silenziosa – continua Recchioni -, da sempre posta al limite della “microstoria”, mentre va riconosciuto che i Piceni hanno avuto un ruolo fondamentale nelle vicende del tempo, al pari di altri popoli sicuramente più blasonati. Le Marche oggi possono sembrare una regione periferica, ma nell’antichità probabilmente non lo erano state. Prima della scoperta dell’America, nel 1492, era l’Adriatico il mare della ricchezza, e il Piceno è posto esattamente al centro di questo mare, tra il mondo veneto, il Po e la Daunia, il Gargano, a tal punto che il geografo greco Strabone, rammenda due santuari per due mari: Pyrgi per il Tirreno e Cupra per l’Adriatico. Ulteriori scavi inoltre eseguiti sotto lo sguardo della Sovrintendenza dei Beni Culturali e recenti pubblicazioni sembrano aver gettato una nuova luce che tende a rendere sempre più solido il concetto che possa esistere ‘una storia della cultura Picena’.”

Già dall’età del bronzo quindi c’era nella nostra area una forma sviluppata di commercio, di contatti, di organizzazione umana… “Cisterna di Tolentino o Ancona attraverso la ceramica micenea lo testimoniano; così come i vari ripostigli disposti lungo costa centro italica. Poi, come definito da Sabatino Moscati negli anni ’80, il Piceno era a tutti gli effetti, in piena età del Ferro, una ‘provincia artistica’. Già a fine ‘800, quella picena veniva considerata da eminenti studiosi come una tra le culture più importanti della preistoria italiana. Nel XX secolo questo approccio si è perso a favore dello studio di altre Civiltà. Perché allora non compiere un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio per capire più a fondo chi fossero davvero questi Piceni, popolazione dalla doppia anima: quella marinara e mediterranea che si fonda sul mito di Diomede, su Ankon, sulla navigazione e quella marziale, appenninica, dei patres sabini, manifesta in Pico e nelle ritualità delle primavere sacre”.

Dare dignità ad un popolo, dunque, di cui si parla davvero poco. “Nei libri di scuola i ragazzi studiano gli Etruschi, i Greci, i Romani, ma dei Piceni non c’è traccia. Quando andiamo in una casa d’asta abbiamo oggetti della Etruscan art e non della Picenian Art. Al massimo vengono definiti pezzi di “Italic Art”. Anni fa c’è stato il caso di un anellone piceno spacciato come “Japanese Art”! La nostra viene vista come arte provinciale, poi però la terra ci restituisce lo stupendo cofanetto di Belmonte Piceno, l’uovo di struzzo di San Severino, ceramiche attiche di ottima fattura, stupende tombe di guerrieri armati di tutto punto, sintomo di una società complessa. Pochi purtroppo conoscono Lucio Afranio o Vidacilius, eroe piceno che nel 90 a.C. ha combattuto contro i Romani nell’ambito della guerra sociale, un personaggio e una storia molto simili al William Wallace scozzese, reso immortale dalla pellicola Braveheart”.

Cosa serve per dare una maggiore spinta allo studio del popolo piceno? “Si percepisce la mancanza di un peso politico importante che dia slancio e dignità alla cultura picena. Un altro problema è che mancano fondi e un organo inter-regionale che si occupi dell’Archeologia Picena o Medio Adriatica, in grado di dialogare con tutti gli enti preposti alla tutela e alla valorizzazione. Un’ultima cosa: il Museo Vallorani che ospita Pikenoi è uno dei rari esempi nazionali di possibile e positiva collaborazione tra istituzioni e privato. Senza il collezionismo, (le numerose collezioni confluite nei vari musei comunali e nazionali ne sono una prova) non avremmo fondamentali testimonianze della civiltà picena. In tal senso grazie alla piena collaborazione tra enti, istituzioni e privati, le antichità di questa terra sono state rese fruibili gratuitamente ”.

In conclusione, la pubblicazione di Giacomo Recchioni “Pikenoi – Antichità italiche della collezione Vallorani” e l’omonima mostra aggiungono un importante tassello alla conoscenza di questo raffinato popolo. Il volume è disponibile in mostra, in tutte le librerie del territorio e nel circuito on line Mondadori. L’esposizione, ad ingresso gratuito, è allestita a Palazzo Vallorani di Grottammare, sulla Strada Statale 16 Nord, fino al 31 ottobre ed osserva questi orari: sabato e domenica 10-12 e 16-18; altri giorni su prenotazione.

www.pikenoi.it

Alessandro Sabbatini

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