Fermo, si è tenuto venerdì 31 maggio il convegno intitolato "Il racconto delle Contrade"

FERMO - Venerdì 31 maggio la Cavalcata dell’Assunta ha organizzato alla Chiesa San Filippo Neri un convegno intitolato “Il racconto delle Contrade”. Ha moderato l’incontro il regista della Cavalcata Adolfo Leoni, sono intervenuti Celeste Petrini e l’Ing. Filippo Andrenacci.

Lo scopo del convegno, precisa Leoni, non è quello di rivedere i confini delle Contrade dell’era moderna della Cavalcata dell’Assunta – confini già sanciti dalla delibera del consiglio comunale del 1984 – quanto quello di scoprire l’evoluzione di questi nel corso della storia. Approfondisce il vicepresidente della Cavalcata dell’Assunta Prof. Andrea Monteriù: «Vogliamo rispondere a diverse domande come: qual è stata la prima Contrada? Quando sono sorte le altre e come si sono sviluppate nel corso dei secoli? Quali sarebbero stati i confini odierni se le antiche Contrade avessero continuato ad esistere e a svolgere lo stesso ruolo di un tempo?». Lo studio, spiega Monteriù, è rivolto ai tempi odierni e si concentra sul ritrovamento di quelle tracce che sono arrivate a noi oggi. In particolare, il lavoro dell’Ingegner Andrenacci vuole dimostrare che nel tempo i confini delle Contrade sono stati spostati, e un contradaiolo odierno potrebbe appartenere a una Contrada diversa rispetto a quella dei propri bis-bisnonni. La ricerca parte da una data precisa, fondamentale per la determinazione dei confini delle Contrade, il 18 marzo 1771, quando il consiglio di Cernita discusse sui confini delle Contrade. Nel verbale di quel consiglio vengono descritti con esattezza i riferimenti per decretare l’inizio delle Contrade per i quattro punti cardinali. Col passare del tempo, però, i confini sono diventati sempre più confusi col subentrare di altri documenti discordanti e imprecisi. Il dibattito è ancora aperto, nel 2024 continuano le discussioni tra Contrade che si contendono un palazzo, una porta o un vicolo.

L’introduzione all’argomento spetta a Celeste Petrini, che illustra la sua ricerca sul corteo della Cavalcata dell’Assunta. La dott.ssa Petrini parte dallo studio del professor Francesco Pirani che definisce la Cavalcata un intreccio di tradizioni – non solo quella religiosa di devozione alla Madonna - che nel tempo si sono unite in una sola manifestazione. Petrini ricorda che le due fonti principali per ricostruire l’evoluzione della manifestazione nel tempo sono il Messale de Firmonibus e gli statuti fermani.

Oltre a queste due fonti, la ricerca dell’Ing. Andrenacci si basa principalmente sul verbale del 18 marzo 1771, messo a confronto con il catasto napoleonico e il catasto gregoriano della città di Fermo. Il lavoro consiste nel controllo sulle mappe di tutti i punti di riferimento (spesso antichi palazzi appartenenti a famiglie nobili fermane) indicati come inizio dei confini delle Contrade. L’ingegner Andrenacci ha accompagnato l’uditorio in un viaggio virtuale tra i vicoli del centro storico di Fermo, controllando tutti quegli edifici che conservano tutt’ora le antiche formelle che indicavano i numeri civici. All’epoca gli indirizzi non si indicavano con le vie, ma solo con dei numeri che venivano attribuiti procedendo in maniera circolare partendo da Palazzo dei Priori, il numero 1, fino al numero 3252, ancora visibile sulla formella dell’edificio proprio a sinistra del Palazzo. Sono state ritrovate ben 847 formelle ancora intatte o leggibili. Oltre al numero civico, nella parte alta delle formelle è presente un altro numero, scritto in caratteri romani, che indica la Contrada di appartenenza di quella abitazione. I numeri vanno da I a VI e corrispondono rispettivamente alle Contrade San Martino, Pila, Fiorenza, San Bartolomeo, Castello e Campolege. I risultati dell’approfondito studio dell’Ingegner Filippo Andrenacci sono stati pubblicati nel suo libro “De Certis Limitibus. I confini autentici delle Contrade storiche”.

«La Cavalcata dell’Assunta deve riscoprire l’importanza di conoscere le proprie radici per mantenere solidità e per guardare al futuro» dice in conclusione Adolfo Leoni.

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