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Fermo dal potere episcopale a quello comunale: 1200-1238

FERMANO - Nuova puntata per la rubrica storica curata per il Corriere News dal Prof. Luigi Cavalieri che presenta "Fermo dal potere episcopale a quello comunale: 1200-1238".

I primi decenni del XIII secolo furono per Fermo un periodo di grande instabilità, in cui si consumò il passaggio di potere tra il vescovo e il Comu-ne. Dal 1208 il Comune di Fermo aveva un podestà, che risiedeva in un pa-lazzo in piazza San Martino (del Popolo) dove si trova oggi la Biblioteca comunale. Egli, oltre a svolgere funzioni giudiziarie, era anche il capo dell’esercito cittadino, che si aggregava in caso di guerra, composto da tutti i cittadini maschi. La città era divisa in sei contrade – Castello, Pila, S. Martino, Fiorenza, S. Bartolomeo e Campolege – da ciascuna delle quali provenivano 100 capifamiglia che andavano a comporre l’Arengo o Consi-glio generale, il quale si riuniva per approvare nuove leggi, per prendere importanti decisioni e per eleggere il podestà. Vi era poi il più ristretto Con-siglio di credenza che aveva compiti esecutivi e amministrativi. Le assem-blee di questi organismi partecipativi si tennero nella cattedrale o nella resi-denza dei canonici fino al 1238, quando si edificò poco distante un palazzo adibito a tale scopo.

Nel 1210 il nuovo imperatore Ottone IV, in conflitto con Innocenzo III, rivendicò nuovamente la sua autorità sulla Marca di Ancona (non ancora comprendente il Comitato fermano) concedendola in feudo agli Este di Fer-rara e conferendo ad Aldobrandino d’Este il titolo di marchese della Marca. Poco dopo lo stesso imperatore elargì un’importante concessione alla città di Fermo, al chiaro scopo di assicurarsene il sostegno contro il pa-pa: la piena giurisdizione e il diritto esclusivo di edificare lungo tutto il lito-rale compreso tra i fiumi Potenza e Tronto, entro il limite di mille passi dalla riva del mare, privilegio che avrebbe dato inizio a una lunghissima se-rie di controversie con Civitanova in particolare. Nel giro di due anni però papa Innocenzo III riuscì ad attirare dalla sua parte gli Este: le località comprese tra il Potenza e il Chienti incominciarono così a sentirsi in una “zona grigia” collocata tra due poteri in conflitto (i marchesi d’Este ad An-cona e il vescovo a Fermo) e cercarono di approfittare dell’indebolimento del secondo a vantaggio dei primi. Tuttavia il nuovo vescovo Ugo (1214-16) subentrato ad Adenolfo, cercò di mantenere il proprio potere e, subito dopo la sua elezione, si fece giurare fedeltà dai consoli e podestà di Civitanova, Sant’Elpidio, Poggio San Giuliano (parte di Macerata) e Morrovalle. Ma i pontefici sembravano appoggiare il disegno degli Este di estendere il pro-prio potere al Comitato fermano indebolendo il potere episcopale. Non è un caso che papa Onorio III nel 1217 confermi l’investitura degli Este, nella persona di Azzo VII, a marchesi della Marca. Azzo manifestò subito l’intenzione di togliere al vescovo di Fermo Pietro III (1216-23) il controllo di molti dei suoi castelli ed iniziò un contenzioso con lui. Nel 1219 lo stesso Onorio III proibì al vescovo Pietro di riscuotere tributi e di tenere placiti all’interno di varie località, tra cui la stessa Fermo (riconoscendogli però al contempo il diritto di riscuotere tutti i gettiti derivanti dai placiti e dalle im-poste sui mercati e sui porti).

Dopo diverse dispute, nel 1221 gli Este riuscirono a ottenere con un ar-bitrato il controllo di tutte le località tra Chienti e Potenza, ad eccezione di Monte Santo e Macerata. È probabile che questa nuova situazione abbia in-dotto Civitanova a liberarsi definitivamente della tutela fermana con un con-flitto armato, di cui da cui però era uscita sconfitta, tanto che il 30 maggio 1221 firmava un trattato con cui accettava che dal fiume Potenza fino al Porto di Fermo i civitanovesi non potevano far approdare navi, né caricarle o farle scaricare, senza uno speciale permesso del presule.

Nel 1224 il vescovo Rinaldo di Monaldo (1223-27) richiese a Fermo e a diverse località del Comitato di rinnovargli la propria fedeltà. Ma si tratta degli ultimi bagliori del potere vescovile perché appena due anni dopo, nel 1227, papa Gregorio IX privava i presuli fermani di ogni diritto pubblico sulla parte settentrionale del Comitato compreso tra Chienti e Potenza, e ap-pena tre anni più tardi (1230) nominava il primo rettore della Marca inca-ricato di controllare quella che è ormai definita come una provincia dello Stato della Chiesa.

Ciò accadeva mentre stava per divampare il nuovo conflitto tra Papato e Impero. Nel 1228 l’imperatore Federico II di Svevia, in conflitto con Gre-gorio IX, prima di partire per una Crociata, autorizzò il suo luogotenente Rainaldo di Urslingen, duca di Spoleto, a intervenire militarmente nella Marca, ciò che egli fece nell’ottobre di quello stesso anno devastando città e castelli di parte guelfa. La reazione di Gregorio IX, il quale aveva inviato truppe a lui fedeli a occupare alcune province del Regno di Sicilia, indusse Rinaldo a ritirarsi dalla Marca nell’aprile dell’anno successivo.

Il 23 settembre 1229 il Comune di Fermo, fedele a Gregorio IX, stabiliva un patto con alcuni feudatari del Comitato capeggiati da Fildesmido da Mogliano, anche a nome di altre undici località, riconoscendo ad essi ogni diritto e giurisdizione sui loro castelli. Nel documento le diverse località e i feudatari erano definiti soggetti al Comune di Fermo, e non più al vescovo, il che attesta l’avvenuto passaggio di poteri. Quando, nel 1238 il vescovo Filippo sarà costretto a cedere al Comune di Fermo anche il controllo su tut-to il litorale dal Potenza al Tronto si consumerà la fine del potere temporale dei vescovi di Fermo.

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