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“Le nostre case sono state le nostre moschee” Festa per la fine del Ramadan, si va verso la riapertura dei luoghi di culto

FERMANO - La Eid al Fitr è la festa della rottura del digiuno, che segna la fine del mese di Ramadan. Un giorno di ringraziamento a Dio, un giorno di gioia, di premiazione ai fedeli per i loro sacrifici, di solidarietà manifestata attraverso una cosiddetta elemosina purificatrice ai più poveri. È anche un giorno di festa per le famiglie e per i bambini, che indossano vestiti nuovi e ricevono regali dai genitori e dai parenti. In questo 2020, però, questo momento speciale si è caricato di altri elementi: l'emergenza Covid, infatti, ha spinto il Centro di Cultura Islamica del Piceno a celebrare virtualmente il nono mese dell'anno nel calendario islamico. E così ad intervenire attraverso Zoom in quest'ultima mattinata sono stati Abdellah Labdidi, segretario dell'associazione PSM (Partecipazione e Spiritualità Musulmana), e Mohamed El Fanni, responsabile del Centro, con il resto dei fedeli collegati dalle proprie abitazioni.

Nel suo discorso Labdidi, che ha voluto salutare i cittadini del Fermano, ha rimarcato l'importanza del mantenere nelle case il clima di amore ed affetto alimentatosi in queste settimane di preghiera. “Dobbiamo desiderare la gioia per gli altri, fratelli di fede, fratelli nel Paese e fratelli nell'umanità. Questa è una festa che ha due sensi, prima cioè non dimenticare l'adorazione di Allah e che la preghiera deve essere continua. E l'autocontrollo conquistato in questo mese è da portarsi dietro, anche dopo la fine del Ramadan”.

Parole importanti, che El Fanni ha ripreso per far capire come sia stato vissuto questo Ramadan e cosa abbia concretamente lasciato. “Sicuramente è stato un Ramadan speciale. Sono mancate le moschee e i luoghi di culto, quegli spazi di aggregazione e socializzazione che sono fondamentali in questa situazione. Abbiamo cercato comunque di assistere i nostri fedeli a livello spirituale tramite varie piattaforme, da Zoom a Facebook, per coprire quel vuoto creato da questa chiusura. Si è riusciti a vivere al meglio questo mese, rendendo questo clima spirituale dentro le case e le famiglie.”

C'è un passaggio che mi ha colpito nel vostro discorso: “Abbiamo imparato a rendere le nostre case moschee, un luogo di adorazione, amore, misericordia, dialogo e confronto”.

“Crediamo che la famiglia sia il fulcro centrale della società e per questo abbiamo voluto portare lì quel clima spirituale: questo ha creato ancora di più un rapporto che invece rischiavamo di perdere, il senso della famiglia, di vivere insieme, di condividere di momenti profondi di riflessione e di unione. Quindi, è stata un'occasione per rinnovare questo legame forte e abbiamo visto che le famiglie sono diventate ancora più compatte. Ce lo dicono anche i fedeli: il clima durante il Ramadan è stato bellissimo e sereno.”

Quando tornerete a riaprire le moschee?

“C'è già il decreto del primo ministro Conte che permetteva di riaprire dopo il 18 maggio. Noi abbiamo scelto di non farlo e di aspettare la fine del Ramadan, un periodo con molta affluenza e che quindi sarebbe stato ingestibile. La nostra scelta è di riaprire gradualmente, preservando la salute dei fedeli e dei cittadini. E la salute per noi viene prima di qualsiasi rito. Adesso ci prepareremo, dovremo affrontare anche una spesa per la messa in sicurezza, considerando che non prendiamo contributi pubblici e che tutto è a carico di noi fedeli. Inoltre, quello che potremo fare all'aperto lo faremo sicuramente, con un numero limitato di persone e rispettando tutte le regole.”

I fedeli, comunque, aspettano questo importante passaggio.

“Daremo loro una comunicazione quando saremo pronti e avremo messo in sicurezza tutti questi luoghi. Ci vorrà almeno un altra settimana, sapendo però che gli spazi più piccoli per il momento non verranno riaperti.”

Andrea Braconi

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