Fermana–Jesina: al Recchioni è test di maturità per la capolista

Foto da pagina Facebook Fermana FC

CALCIO - La sfida tra Fermana e Jesina sulla carta è una gara alla portata dei canarini. Ed è proprio per questo che diventa pericolosa.

Quando sei davanti a tutti, quando la classifica ti mette nel mirino di ogni avversaria, il vero ostacolo non è chi hai di fronte. È il peso che porti sulle spalle. Fermana–Jesina non è solo un incrocio di calendario: è un esame di maturità per una capolista chiamata a dimostrare di saper gestire il proprio ruolo.
La squadra gialloblù arriva da prima della classe, ma con un margine che si è assottigliato. Dopo Osimo, il vantaggio si è ridotto: non è un campanello d’allarme, ma è un segnale chiaro.
Perché quando controlli le partite senza chiuderle, prima o poi il campionato presenta il conto. La sensazione è che la Fermana sia oggi una squadra organizzata, con identità e struttura, ma chiamata a fare un passo in più nella gestione degli episodi: cinismo, letture, freddezza nei momenti chiave.

Dal punto di vista tecnico, Augusto Gentilini continua a lavorare in una condizione non ideale.
Le assenze di Rodriguez e Ruano non pesano solo per il valore individuale, ma per gli equilibri difensivi. Barellini ha risposto presente, anche con il gol a Osimo, ma è evidente che la squadra debba oggi dosare energie e soluzioni.
In mezzo al campo la situazione non è più semplice: Bruno fuori, Nunzi non al meglio. Tradotto: questa Fermana deve vincere più da collettivo che da singoli. Compattezza, distanze corte, intelligenza tattica. L’arrivo di Zanotelli, classe 2007, va letto in questa chiave. Non è il colpo che cambia la stagione, ma una scelta di prospettiva e rotazioni. L’attacco aveva già alternative: qui si aggiunge profondità, non si spostano gerarchie.
Più significativo il discorso legato alla porta. L’idea è affiancare a Valente un under realmente competitivo: la concorrenza, in questa fase, è un alleato. L’eventuale uscita di uno tra Raccichini e Cannella non sarebbe una bocciatura, ma una gestione funzionale all’equilibrio della rosa.

Il vero spartiacque, però, non è solo tattico. È emotivo. Dopo diversi mesi torna il tifo organizzato allo Stadio Bruno Recchioni. E chi conosce questa piazza sa che il Recchioni non è un contenitore neutro: può diventare una spinta enorme. Il messaggio della Curva Duomo parla di cuore, appartenenza, identità. Questo può trasformarsi in un vantaggio gigantesco. Ma anche in pressione, se la partita si complica. Qui entra la maturità della squadra: usare il boato come energia, non come ansia.

Sottovalutare la Jesina sarebbe un errore grave. Dopo il cambio in panchina, la squadra ha trovato risultati e carattere. Ha rimontato partite, ha mostrato personalità, ha uomini capaci di accendere la gara. Non verrà al Recchioni per chiudersi e basta. Verrà per giocarsela. E in queste situazioni, l’equilibrio mentale fa la differenza quanto quello tattico.
Questa è la gara che un allenatore esperto vuole vedere gestita con intelligenza. Non è una sfida da vincere con la fretta, ma con la lettura. Se si sblocca presto, bene. Se resta bloccata, servono calma e lucidità. Perché i campionati non si vincono solo con le giornate brillanti, ma con le partite sporche portate a casa.
Fermana–Jesina non assegna il titolo. Ma dice molto su chi vuole prenderselo.

La Fermana ha organizzazione, esperienza, classifica e pubblico. Ora serve l’ultimo salto: trasformare la pressione in maturità. Le squadre che vincono non sono quelle che brillano sempre. Sono quelle che non sbagliano quando conta.
E questa è una di quelle domeniche.
Paolo Catena
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