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Il paradosso migranti: più posti, meno accoglienza. La situazione dei progetti Sprar nel Fermano dopo il Decreto Salvini

FERMANO - Statistiche alla mano, lo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) è unanimemente riconosciuto anche a livello internazionale come il modello più efficace nell'accoglienza e nell'inclusione dei migranti. Un sistema che lavora non sull'emergenza, ma in maniera strutturata, come ci spiega il coordinatore Alessandro Fulimeni. “Purtroppo con il Decreto Salvini si è voluta colpire questa esperienza positiva. Come a dire: non può esserci la possibilità di lavorare sull'immigrazione se non spostando l'attenzione su questioni di ordine pubblico”. Sono 6 i progetti gestiti (4 nella provincia di Fermo e 2 in quella di Ascoli Piceno), per un totale di 131 tra ragazze e ragazzi, tutti maggiorenni, compresi anche alcuni nuclei monoparentali.

“I nostri progetti hanno caratteristiche diverse tra loro, alcuni sono specifici su disagio mentale, tratta, etc.” Dall'entrata in vigore del Decreto cosa sta accadendo? “Non possono più entrare nei nostri progetti né i richiedenti asilo, né i titolari di protezione umanitaria. E questo è particolarmente grave soprattutto nel secondo caso, perché nel momento in cui ricevono il permesso sono costretti ad abbandonare i centri di accoglienza straordinari e si trovano letteralmente in mezzo alla strada, senza la possibilità di passaggio nello Sprar. E siamo quindi nel paradosso che, dopo aver fatto una gara ad ostacoli infinita ed essere riuscita a dimostrare di avere i requisiti per ottenere un titolo di soggiorno in Italia, la persona acquisisce il titolo ma di fatto perde l'accoglienza. Una contraddizione paradossale.”

Non è però l'unico paradosso. “A livello nazionale, progressivamente, siccome i richiedenti asilo ed i titolari di protezione umanitaria costituivano circa il 70% delle persone accolte nello Sprar, accade che si stanno liberando posti: quindi, lo Sprar disporrà sempre più di posti che non potrà riempire e invece ci saranno decine di migliaia di persone in mezzo alla strada. A fronte di un sistema che essendo stato potenziato può accogliere 35.800 persone, di fatto non potrà più accogliere la maggioranza di queste persone.”

Quali sono gli effetti del Decreto nel territorio fermano? “Sono ancora poco quantificati, ma nei prossimi mesi si vedranno sempre più: come si libereranno i posti potranno essere riempiti solo da rifugiati, da titolari di protezione sussidiaria (che sono veramente pochi in Italia) e dai famosi casi speciali (anche questi molto contenuti numericamente). Quindi, secondo il disegno di Salvini, andremo verso un progressivo ridimensionamento degli Sprar.”

Si tratta di un processo irreversibile? “La notizia che abbiamo avuto da pochi giorni è che stanno rimettendo mano ad un decreto per un nuovo bando per gli Sprar. La graduatoria ministeriale non era mai stata formalmente pubblicata, quindi molti Comuni di fatto non hanno potuto attivare questi progetti. Invece, sembra ci sarà lo sblocco della graduatoria per i minori. A questo si unisce anche il fatto che sia stato chiamato anche l'Anci a collaborare: auspico che possiamo mettere un po' di contenuti in questo decreto, perché se invece verrà prodotto sulla falsariga di quello sui Cas sarà un disastro. Lì, infatti, si sta andando verso un ridimensionamento totale dei servizi e gli stessi Cas di fatto forniranno solo vitto e alloggio, saranno dei pollai dove questa gente non avrà nulla. Spero non facciano altrettanto con gli Sprar, perché significherebbe non lavorare più in maniera dignitosa e per questi ragazzi non poter usufruire di servizi.”

Questo farebbe crollare l'efficacia dei progetti che avete attivato in questi anni, su vari fronti. “Lo Sprar è un arricchimento enorme per tutto il territorio, a tutti i livelli. Non solo per l'inserimento socio economico dei ragazzi, dove i risultati sono buoni come autonomia, percorso di vita e formazione professionale, ma anche per tutto quello che riesce a mettere in moto nel territorio, per le risorse che è riuscito ad attivare. È un moltiplicatore di energie e di forze che, insieme, hanno fatto rete ottenendo grandi risultati a livello sociale, culturale e, appunto, economico.”

Andrea Braconi

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