FERMANO - Quattro anni fa, il 14 febbraio moriva Giuseppe Lenoci, studente monturanese dell’Artigianelli, in un incidente stradale durante il percorso di Alternanza Scuola Lavoro, a chilometri dal luogo in cui si sarebbe dovuto trovato.
"Le dinamiche dell'accaduto - scrivono dalla Rete degli Studenti Medi - rimangono ancora oggi poco chiare e il suo caso è stato archiviato, lasciando Giuseppe e la sua famiglia senza la giustizia dovuta. Sebbene non sia stato l'unico a rimanere ucciso da questo sistema e ogni anno continuino a crescere gli infortuni nella comunità studentesca, in questi anni il Ministero dell'Istruzione non ha saputo risolvere questo problema, anzi. Le uniche iniziative, infatti, sono state cambiare il nome del percorso da Pcto a Formazione Scuola Lavoro, senza apportare alcuna modifica sostanziale, ed istituire un fondo per i familiari delle vittime di Scuola Lavoro, quasi a considerare le morti di noi studenti inevitabili, possibili e accettabili, piuttosto che adoperarsi per metterci in sicurezza. Come si può, infatti, pensare di essere al sicuro se i lavoratori stessi sono i primi a non esserlo sui posti di lavoro?
La Formazione Scuola Lavoro, nata per creare dei momenti di orientamento al futuro nelle scuole, è un percorso che ha provato negli anni non solo la sua pericolosità, ma anche la sua inefficienza. Si tratta, infatti, di tanto tempo tolto allo studente che non può studiare né frequentare le lezioni (una chiara violazione del diritto allo studio) e anche tanto tempo perso, come spesso segnalano molti studenti, perché ci si ritrova a fare poco o nulla e senza imparare davvero qualcosa. Altri, invece, raccontano di aver effettivamente lavorato, spesso senza protezioni e senza aver alcuna familiarità con la professione, a titolo completamente gratuito: questo, per noi, si chiama sfruttamento. La realtà è che noi non siamo manodopera gratuita, siamo studenti e andiamo a scuola per essere formati come cittadine e cittadini, non lavoratori.
È quindi evidente come la Formazione Scuola Lavoro non sia l'orientamento al futuro che vogliamo. Chiediamo un cambiamento radicale, di ripensare questo percorso dalle fondamenta. Si può e si deve costruire un'alternativa, un orientamento al futuro sicuro, realmente formativo e privo di ogni forma di sfruttamento, che parta dalle necessità stesse degli studenti, in quanto protagonisti di questi percorsi.
“«Quando uno studente di sedici anni muore nel tragitto di ritorno da uno stage, si consuma un dramma che non può lasciarci indifferenti e non interrogare tutti, a partire dalle imprese, dalle istituzioni e dalla politica». Scrivemmo così il 14 febbraio 2022, appresa la notizia della morte di Giuseppe: un evento che ancora ci interroga e che sempre deve interrogarci, e agitare le nostre coscienze, fino a quando non verrà risolto il punto fondamentale di ogni forma di sperimentazione lavorativa durante il percorso scolastico: il confine tra lavoro e scuola, la garanzia certa che chi è a scuola non venga utilizzato come manodopera ma viva quella esperienza di momentanea intersezione col mondo del lavoro come parte della sua formazione, del suo divenire cittadina o cittadino consapevole. Fino a quando ciò non avverrà, si continuerà a fare confusione, dimostrando di non aver capito fino in fondo cosa sia la scuola e, probabilmente, anche cosa sia il lavoro. Fino a quando ciò non avverrà, noi abbiamo il dovere etico di ricordare Giuseppe e, insieme a lui, gli altri studenti morti durante stages o percorsi di alternanza scuola lavoro, PCTO o come qualsivoglia definiti.” scrive Enzo di Vita, Segretario della FLC CGIL di Ascoli Piceno e Fermo.
Per questo sabato 14 febbraio alle ore 15:30 saremo in piazzale Azzolino per ricordare Giuseppe Lenoci e costruire insieme alla comunità studentesca e alla cittadinanza un'alternativa sicura e funzionale alla Formazione Scuola Lavoro".




