Congresso Beat a Fermo, esperti a confronto sulla cura dell'Amiloidosi cardiaca

FERMO - Medicina e Innovazione a Fermo: esperti a confronto sulla cura dell'Amiloidosi cardiaca. Si è conclusa con successo la seconda edizione del congresso Beat, una piattaforma multidisciplinare focalizzata sulle nuove frontiere diagnostiche e terapeutiche per contrastare una patologia complessa e insidiosa.
La città di Fermo si è trasformata per un giorno nella capitale della ricerca cardiologica italiana. Venerdì 19 giugno, l'auditorium Sandro Pertini e il teatro dell'Aquila hanno ospitato la seconda edizione del congresso Beat Cardiomyopathies - Cardiac Amyloidosis day. L'evento, guidato dai presidenti del congresso Marco Marini, Maria Vittoria Paci (direttore della Uoc Cardiologia dell'Ast di Fermo) e Vito Maurizio Parato, insieme ai responsabili scientifici Carla Lofiego e Fabio Vagnarelli, ha radunato i massimi esperti nazionali del settore e ha visto anche il saluto del direttore generale dell'Ast di Fermo, Roberto Grinta. Il congresso Beat Cardiomiopatie ha confermato che l'approccio multidisciplinare e il lavoro di squadra restano le armi più efficaci per sconfiggere l'amiloidosi offrendo una speranza concreta e una migliore qualità della vita ai pazienti.
L'acronimo Beat racchiude i quattro pilastri fondanti dell'iniziativa: buone pratiche, esperienza, aggiornamento e teamwork. Nato nel novembre 2025 come piattaforma dinamica di condivisione, il Beat è tornato quest'anno concentrandosi interamente sulle cardiomiopatie e, nello specifico, sull'amiloidosi cardiaca. Questa patologia, caratterizzata dall'accumulo dannoso di proteine anomale nel tessuto cardiaco, rappresenta una sfida clinica di alto livello a causa della sua complessità multisistemica e della variabilità dei sintomi, e si manifesta spesso con i segni dello scompenso cardiaco. L’amiloidosi cardiaca, prima considerata rara, oggi è sempre più diagnosticata e colpisce sempre più persone anche nel territorio marchigiano.
Il focus centrale dei lavori si è concentrato sull'importanza cruciale della diagnosi precoce e sull'accesso tempestivo a terapie mirate. Durante le sessioni mattutine all'auditorium Pertini, i relatori hanno evidenziato i progressi compiuti grazie all'evoluzione dell'imaging (come l'ecocardiografia avanzata e la risonanza magnetica cardiaca) e all'identificazione dei cosiddetti "campanelli d'allarme" clinici ed elettrocardiografici. Le sessioni successive hanno gettato luce sulla rivoluzione terapeutica in corso. Se fino a pochi anni fa la prognosi per questi pazienti appariva drammatica, oggi l'introduzione di stabilizzatori della Ttr, i farmaci silenziatori genici e i futuri approcci di gene editing stanno modificando radicalmente la storia naturale della malattia.
Nel pomeriggio, i lavori si sono spostati nella prestigiosa cornice del teatro dell'Aquila per una sessione interamente dedicata alle sfide organizzative e assistenziali. Di particolare rilievo la tavola rotonda che ha visto il confronto tra i delegati delle principali società scientifiche (tra cui Sic, Anmco e Siecvi) e il Servizio Farmaceutico della Regione Marche. Al centro del dibattito, la necessità di garantire un equilibrio sostenibile tra l'accesso universale alle innovative terapie ad alto costo e la stabilità economica del sistema sanitario regionale. Infine Carla Lofiego e Fabio Vagnarelli hanno presentato i risultati a cinque anni della rete marchigiana Cardiomiopatie, un esempio virtuoso di integrazione tra Centro di Riferimento di Ancona e Centri afferenti, tra cui la Cardiologia di Fermo.
La rete marchigiana Cardiomiopatie oggi rappresenta il principale canale attraverso cui i pazienti con sospetto diagnostico vengono gestiti per la definizione della diagnosi e per l’avvio della terapia nella nostra regione. Nei primi 5 anni di attività, i pazienti ed i volumi assistenziali sono cresciuti esponenzialmente, in primis per l’aumento di casi di amiloidosi cardiaca. Il lavoro sinergico tra Centro di riferimento e centri periferici ha consentito una gestione diagnostica dei pazienti in accordo con le attuali linee guida e l’accesso a terapie specifiche, garantendo un buon equilibrio tra elevato livello di specializzazione e prossimità.
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