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"Cercami", campagna d’informazione, prevenzione e screening, in occasione dell’Eco Day

FERMO - Sabato 27 maggio, in occasione dell’ECO DAY, partirà una campagna d’informazione, prevenzione e screening, denominata “CERCAMI” (cercare e trovare coloro che inconsapevolmente sono infettati dal virus HCV), realizzata in collaborazione con ABBVIE e con il supporto dell’Amministrazione comunale ed il patrocinio dell’Ordine dei Medici di Fermo e dell’AV4 di Fermo, che metterà a disposizione gratuitamente test salivari anticorpali per HCV rivolto a tutti. L’iniziativa prevede la presenza degli operatori (Medici ed Infermieri) dell’UOC di Malattie Infettive, che effettueranno l’attività di screening attraverso l’esecuzione di test salivari. Il test sarà effettuato presso un gazepo attrezzato, dagli operatori sanitari e fornirà il risultato in pochi minuiti. Gli specialisti saranno inoltre a disposizione per eventuali dubbi o domande sull’argomento.

L’infezione dal virus dell’Epatite C (HCV) è un problema di sanità pubblica a livello mondiale per il numero dei soggetti infetti (circa 80 milioni), ma anche per l’elevata mortalità della malattia correlata. In Europa, l’Italia è il paese più colpito per numero di persone HCV positive e per mortalità per tumore primitivo al fegato; HCV è la causa o concausa nei 2/3 delle oltre 20.000 morti che annualmente avvengono in Italia per malattie croniche di fegato.

L’Epatite C è un problema che si è diffuso nel nostro paese negli anni 50 e 60 come effetto iatrogeno: basti pensare che, prima che si conoscesse l’esistenza di questa malattia e del virus, le siringhe utilizzate per le iniezioni di farmaci venivano bollite: tale pratica, che di certo non eliminava il virus, veniva seguita sia nelle case che negli ospedali, finché non sono arrivare le siringhe a perdere; altro picco di diffusione si è avuto negli anni 70 e 90 dovuto alla tossicodipendenza. Attualmente tossicodipendenza, rapporti sessuali promiscui ma anche piercing e tatuaggi (quando fatti senza seguire scrupolose norme igienico-sanitarie) rappresentano la modalità più frequente di trasmissione.

Non conosciamo in Italia, il numero reale dei casi; vi sono stime vecchie: si parla di 1 milione, 2 milioni di infetti; dati più recenti indicano 500.000-800.000 casi: di sicuro conosciamo i pazienti già diagnosticati che sono circa 350.000; il resto è rappresentato da quelle persone assolutamente inconsapevoli di aver contratto l’infezione che costituiscono il cosiddetto “sommerso dell’Epatite C”; abbiamo il compito di cercarli, trovarli ed impedire che questa infezione evolva verso la cirrosi e/o l’epatocarcinoma.

Da circa 3 anni sono disponibili farmaci sempre più efficaci e caratterizzati da scarsi effetti collaterali che consentono di guarire dall’infezione e far regredire l’epatite cronica quando non è evoluta in cirrosi. In caso di malattia avanzata l’eradicazione dell’infezione consente di ridurre in maniera importante le complicanze legate alla cirrosi ed all’insorgenza dell’Epatocarcinoma.

L’Italia ha appoggiato la strategia dell’OMS che ha come obiettivo di raggiungere entro il 2030, il controllo delle epatiti virali, con una riduzione del 90% dei nuovi casi ed un accesso al trattamento di almeno l’80% dei soggetti con infezione da HCV. La vera svolta nella lotta all’infezione da HCV si è avuta con la ridefinizione del maggio 2017, da parte dell’AIFA, dei criteri di trattamento: tutti i soggetti con infezione da HCV, indipendentemente dalla gravità malattia, possono accedere ai trattamenti: dal 2015, quando si sono resi disponibili i primi antivirali di nuova generazione, al 15 maggio 2018, 135.000 pazienti sono stati avviati al trattamento con guarigione dall’infezione in più del 95% dei casi. Naturalmente, essendo l’Italia, la nazione europea con il maggior numero di soggetti infetti, il programma di progressiva eliminazione dell’infezione, comporta un notevole impegno economico e di personale (il costo attuale di ciascuno trattamento varia dai 6 agli 8000 euro, all’uscita il costo era di qualche decina di migliaia di euro!).

Non essendo disponibile, come per l’Epatite B, un vaccino efficace, la conoscenza precoce dell’eventuale positività, costituisce la premessa per una cura tempestiva, che consente di evitare la progressione dell’infezione verso l’eventuale grave compromissione della funzionalità del fegato con un radicale miglioramento della qualità e dell’aspettativa di vita. Conoscere inoltre le modalità di trasmissione del virus è la premessa per un corretto stile di vita atto ad impedire l’infezione, perché “prevenire è meglio che curare”.

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