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Scrittura e fotografia si fondono: ecco la scuola Jack London

TORRE DI PALME - Il borgo marinaro di Torre di Palme diventa terra promessa per aspiranti reporter. In autunno, infatti, proprio in questa frazione del capoluogo, aprirà i battenti la scuola Jack London. Il nome evoca quello del grande scrittore americano che, dalla lunga strada percorsa verso il suo mestiere, ne trasse ispirazione per il suo romanzo Martin Eden.

La scuola - ci si può iscrivere fino al 30 settembre - nasce dal riflesso di un sodalizio artistico di due fermani doc: il fotografo Giovanni Marrozzini e lo scrittore Angelo Ferracuti. Insieme hanno realizzato Gli spaesati, lavoro dedicato alle storie raccolte nel cratere del terremoto del Centro Italia. Stanno poi collaborando a un progetto sul fine vita e a un reportage sull’Amazzonia, edito da Mondadori il prossimo anno. Quest’ultimo sarà un tassello fondamentale per questo nuovo percorso di studi, perché vi parteciperanno anche 10 studenti tra i 20 selezionati per la scuola.

Due mesi di lezioni dal 12 ottobre al 12 dicembre, con un calendario serrato, presso il Palazzetto Comunale, con la volontà di trasformare il borgo in una cittadella degli studi in inverno. Il costo è di 2800 euro a partecipante, salvo per i tre a cui verrà assegnata una delle borse di studio, i cui termini di domanda sono scaduti a luglio.

In autunno prenderà il via la prima lezione, com’è nata l’idea della scuola?

Marrozzini: «Parte da lontano. Nel 2005, ero in Argentina, per seguire la crisi del corallito e raccontare le fasce deboli della popolazione, lavoro commissionato dall’Associazione Tutti i giorni Onlus. Le storie con cui sono entrato in contatto erano così cariche e dense, che mi sono accorto che la fotografia da sola non bastava. Per questo nacque Hotel Argentina, un reportage che alle foto univa la parola. Nel 2011, inoltre ho intrapreso un viaggio in camper con lo scrittore Matteo Fulimeni per raccontare l’Italia nel 150enario dell’Unità. Da qui, la fascinazione di creare qualcosa che potesse mettere insieme queste due forme d’arte».

Ferracuti: «Diciamo che è la continuazione di una tradizione che nelle Marche e, soprattutto a Fermo, è particolarmente radicata. Prima di noi, per esempio, Luigi Crocenzi ha realizzato le foto di Conversazione in Sicilia di Elio Vitturini e c’è un fotocineclub che possiede raccolte di grandi fotografi come Giacomelli e Dondero, che per due anni ha preso parte all’organizzazione della Biennale di Venezia. La scuola è l’approdo naturale di tutto questo.

Abbiamo pensato a ciò che, agli inizi, ci sarebbe stato utile conoscere da giovani e, in base a questo l’abbiamo modellata».

Quali parametri avete utilizzato per la scelta dei docenti?

Marrozzini:«Non sono semplici insegnanti, ma sono professionisti che sanno anche insegnare. La ricerca è stata fatta in funzione delle competenze professionali, come Renata Ferri, photoeditor del gruppo Rcs che sa come si sceglie una foto o Michela Fusaschi che vive e lavora in Africa e tratterà l’Antropologia dei corpi, dei generi e delle immagini».

Ferracuti: «Ci sarà Pier Luigi Celli, ex direttore generali della Rai, che ha avuto modo di conoscere inviati di guerra come Ilaria Alpi. Ancora: Alberto Rollo, storico editor di Feltrinelli e il poeta Franco Arminio».

Sono disponibili 8 borse lavoro al termine delle lezioni. Ricaduta sul territorio?

Ferracuti: «Ci sarà: quattro borsisti racconteranno la filiera agroalimentare fermana, nonché c’è una collaborazione con il Parco Nazionale dei Sibillini. Grazie alla disponibilità del direttore del parco Carlo Bifulco, si potrà fare di questo luogo un teatro della narrazione, così da celebrarlo in maniera onesta».

Per gli stage, avete già dei contatti?

Ferracuti: «Sì, settimanali, giornali più in generale. Ancora: il mondo del volontariato nelle carceri e grazie a Mastercard abbiamo rapporti con Save the Children e Caritas. I ragazzi potranno raccontare il mondo della povertà in Italia»

Marrozzini: «Inoltre uno dei docenti, Marco Longari, si è reso disponibile per uno stage formativo per uno o due studenti. Lui vive a Johannesburg, in Sudafrica ed è a capo del servizio fotografico in Africa per France Press».

Silvia Ilari

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