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Il ritorno della rassegna Matria in versione web. Sabato 16 maggio appuntamento con Maria Pia Veladiano

MONTEGRANARO - Matria apre la sua innovativa edizione web sabato 16 Maggio alle ore 18, virtualmente ospitata dal Comune di Montegranaro. La diretta dell’apertura sarà visibile sulla pagina Facebook della rassegna all’indirizzo https://www.facebook.com/matria2019 e sul canale YouTube dedicato all’indirizzo https://www.youtube.com/channel/UCDV-j7UXvzeN0ww5DSm3g3g/.

Il nuovo formato web della rassegna vedrà un’introduzione istituzionale a cura della presidentessa della Commissione Regionale per le Pari Opportunità Mary Marziali, della sindaca del Comune di Montegranaro Ediana Mancini, della delegata alle Pari Opportunità del Comune di Montegranaro, Laura Latini e una conduzione a cura della direttrice artistica Oriana Salvucci, che racconterà la nuova idea di Web-Matria ai tempi del Covid19 e presenterà l’eccezionale ospite dell’apertura, ovvero la scrittrice Maria Pia Veladiano con il suo intervento immensamente attuale dal titolo Parole di Scuola, che ben si adatta al tema della rassegna.

Quest’anno la rassegna infatti, fortemente voluta dalla Commissione Pari Opportunità della Regione Marche, viene sviluppata attorno al fil rouge delle donne Incomode. Riprendendo il concetto di vita activa di Hannah Arendt dello scorso anno, ovvero la non più calzante visone della donna come soggetto debole da tutelare, di vittima dolente per una condizione di vessazione fisica, psicologica e discriminatoria che ha radici nella notte dei tempi, viene sviluppato un pensiero al cui centro vi è la necessità dell’azione della donna nel mondo per portare alla ribalta il suo punto di vista e il suo diverso sentire, anche a costo di sembrare per i canoni del nostro immaginario smisurata, spudorata, scomoda e persino incomoda appendice con cui è meglio non avere a che fare. La dismisura non vuole essere una scusa per un conflitto sistemico con il maschile, ma linguaggio tramite cui poter portare alla ribalta il proprio punto di vista e ottenere per esso dignità e rispetto di visione sul mondo. La rassegna si proietta quindi all’insegna della provocazione, di una visione del mondo altra e generante conflitto, conflitto che è però dialogo costruttivo con l’ordine simbolico maschile, per ottenere uno spazio comunemente pensato e abitato da visioni maschili e femminili.

Maria Pia Veladiano porterà il suo peculiare punto di vista sulla questione. Nata a Vicenza nel 1960, si è laureata con immensa passione in Filosofia presso l’Università degli Studi di Padova e poi in Teologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale a Milano. L’intreccio avvincente tra filosofia e teologia l’ha portata a scrivere articoli e saggi sul teologo Bonhöffer, protagonista della resistenza ideologica e pratica al nazismo, e a fare ricerche filosofico-teologiche sull’origine del male nella società moderna, pubblicate poi per testate di nicchia come La Voce di Berici, e Il Regno, e per grandi testate nazionali come Repubblica, L’Osservatore Romano e Avvenire.

La riflessione filosofica sull’origine del male nell’ignoranza e la difesa del bene dell’umanità nella ricerca della sapienza l’ha portata ad un punto critico di riflessione ed azione, ovvero la trasmissione dell’amore per la sapienza alle nuove generazioni. Proprio per trasmettere il suo passionale philossophein, Maria Pia Veladiano ha scelto di esercitare per circa 20 anni il mestiere di professoressa e successivamente quello di preside, prima a Rovereto e poi a Vicenza.

La sua lunga esperienza ed interazione con i ragazzi, i genitori e con lo stato dell’arte del Ministero della Pubblica Istruzione le hanno fatto maturare una grande consapevolezza come donna che si rapporta con la società a partire dalla conformazione della sua gioventù e delle sue contrastanti idee. Intensi romanzi sono nati dalla sua riflessione sui giovani, sul loro rapporto con gli adulti e il mondo, attraverso la sua penna sensibile e consapevole, come La vita accanto, romanzo vincitrice dei premi Calvino, Alabarda d’Oro, Cortina d’Ampezzo e secondo classificato al Premio Strega, Il tempo è un dio breve e Una storia quasi perfetta.

Per Web-Matria mette a nudo la sua voce incomoda, parla di scuola, di bambini, di ragazzi, di genitori, di bidelli e di donne che fanno da collante per tutto il suo apparato, siano esse maestre, professoresse o presidi. Donne che ora ricevono un grande contraccolpo sociale nella crisi del Covid19 e che, quando chiedono di veder rispettati i propri diritti al lavoro e alla realizzazione personale, vengono quasi guardate come tessere scomode di un puzzle già compatto, le cui parole si scontrano con desideri di altri, con querele, con mortificazioni e lezioni d’integrità, non rimanendo però parole vuote ma trasformandosi in azione che insegna, in Parole di Scuola come recita il titolo dell’intervento.

Una vita activa vera quella di Maria Pia Veladiano, alla Hannah Arendt, che salta agli occhi e che esemplifica in maniera magistrale l’intento della rassegna. Intento che la sindaca del Comune di Montegranaro, Ediana Mancini, ha così raccontato: “Ho fortemente voluto che Montegranaro ospitasse la Veladiano perché la ritengo un'autrice molto interessante, sia per la sua esperienza nel mondo della scuola che per i suoi scritti. Purtroppo l'incontro di febbraio è saltato a causa dell'emergenza Covid, ma sono comunque orgogliosa di poterla ascoltare attraverso una modalità che, in questi ultimi mesi, ci ha permesso di veicolare le informazioni necessarie e che in questo caso diventa strumento di condivisione culturale. Un ringraziamento speciale va a Meri Marziali, presidente della Commissione regionale Pari Opportunità, e a Oriana Salvucci, sempre preziosa collaboratrice e ispiratrice di iniziative di alto profilo”.

La delegata alle pari opportunità del Comune di Montegranaro, Laura Latini, ha accolto con queste parole l’apertura virtuale di Web-Matria 2020 nella sua città e quello che essa e le sue donne incomode significano per il dibattito culturale cittadino nel presente momento di emergenza socio-sanitaria: “Le donne sono sempre incomode, perché per loro è previsto un posto indipendente dalla personalità di ciascuna: donne che sono solo corpo e in relazione all'uomo, mogli o prostitute, madri che devono essere pazienti, amorevoli, ottime cuoche, sempre presenti e mai stanche. In questa situazione, ancora una volta si chiede loro di restare a casa, dacché i servizi educativi sono sospesi, ancora una volta di rinunciare all'indipendenza economica, all'avanzamento in carriera e di adeguare la gestione del proprio tempo in esclusiva funzione della famiglia. E allora la donna incomoda è quella che pretende una soluzione istituzionale in un Paese che invecchia, di non essere lasciata sola, di non dover aggiungere anche la 'maestra' all'elenco dei lavori non riconosciuti e non retribuiti che svolge ogni giorno”.

Anche l'assessore alla Cultura, Cristiana Puggioni, ha voluto manifestare la propria soddisfazione. “Siamo orgogliosi di poter ascoltare le riflessioni di Maria Pia Veladiano e, allo stesso tempo, di dimostrare che la cultura non può e non deve fermarsi. Come Amministrazione comunale continueremo ad impegnarci affinché questo settore fondamentale della nostra comunità trovi il suo meritato spazio, all'interno di un sistema di norme ed indicazioni che garantiscano la piena sicurezza dei partecipanti, del personale tecnico e dei protagonisti degli eventi”.

La direttrice artistica della rassegna, Oriana Salvucci, ha infine così definito le sue donne Incomode e la scelta di Maria Pia Veladiano e delle sue Parole di Scuola per aprire la sua nuova rassegna web: “Iniziare dalla scuola come luogo di convivenza possibile e di riparazione. Iniziare da Maria Pia Veladiano che con, Parole di scuola, svela il mondo degli alunni, il mondo dei professori, il mondo dei genitori, luoghi di contraddizioni spesso laceranti. Parole spesso incomode, ma necessarie. La scuola come ultimo avamposto, la scuola come luogo del femminile, la scuola che ha perso prestigio e fiducia, la scuola che nonostante tutto resiste grazie alla buona volontà di tante eccelse professioniste che vivono la loro professione in maniera totalizzante, quasi come una missione. La scuola come giardino di parole perché è necessario dare ai ragazzi 'le parole per dirsi, capirsi, difendersi, capire il sopruso e poi lottare contro l'ingiustizia'. E ancora la scuola come luogo fondamentale per promuovere una cultura di genere orientata all'equità e al riconoscimento dell'altro, sviluppando una consapevolezza critica rispetto ai modelli dominanti nella società. Iniziare dalla scuola per creare una nuova grammatica dei rapporti fra femminile e maschile nella convinzione che le donne possano migliorare il mondo, semplicemente riuscendo a dire le loro ragioni, il loro punto di vista sul mondo”.

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