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Il cofanetto delle meraviglie. Nuovi reperti affiorano dalla necropoli di Belmonte Piceno

BELMONTE PICENO - L’archeologia ha avuto da sempre un’importanza fondamentale per la comprensione della Storia e attraverso alcuni particolari ritrovamenti ci ha spesso permesso nel tempo di rituffarci nel passato per riscrivere nuovamente parte del percorso dell’umanità. Così è stato per Belmonte Piceno, comune in cui è stato ritrovato un cofanetto in avorio e ambra baltica incisa rinvenuto in una tomba durante la campagna di scavo. “Tutto è partito con la ripresa degli scavi nel 2018 il cui risultato è stato abbastanza soddisfacente perché abbiamo ritrovato tracce dell’abitato relativo alla necropoli, la stessa che fu indagata da Innocenzo Dall’Osso dal 1909 al 1912 – ha spiegato Benedetta Ficcadenti del Team di archeologi e collaboratori-. Abbiamo individuato due sepolture danneggiate dall’aratro le quali erano sconvolte. Una di queste, una tomba femminile, è stata recuperata e attualmente si trova al centro di restauro di Spoleto. Qui si sta eseguendo il microscavo per recuperare ogni singolo oggetto e frammento di ambra e pasta ‘viva’. Nella tomba maschile, la prima ad essere stata intercettata accanto ad un doglio, è emerso un cofanetto in avorio. E’ questa la scoperta più importante. Parte dei reperti si trovano al museo archeologico, mentre il cofanetto e la seconda tomba sono stati trasportati a Spoleto al centro di restauro”.

Il cofanetto misura 15 cm, con coperchio e fondo separato in tre parti, scolpito in avorio e intarsiato in ambra con figure del mito greco. Sul coperchio sono intarsiate 4 sfingi con ali e teste umane. “Io non sono originaria di Belmonte – ha proseguito dicendo Ficcadenti - ma nonostante ciò sento questo piccolo comune una realtà acquisita. Quelle raggiunte sono scoperte importanti ed in particolar modo il cofanetto è un unicum senza confronto. Si tratta di un pezzo che può riscrivere parte della storia, degli studi in riferimento a ciò che noi conosciamo dell’età arcaica. Per Belmonte è un reperto notevole per le sue origini, le quali erano già documentate agli inizi del ‘900. In futuro concentreremo la nostra attenzione sullo scavo dell’abitato. Al momento il nostro primo intento è quello di poter esporre ad una mostra temporanea il cofanetto”.

Direttore scientifico della campagna di scavo è stato Joachim Weidig dell’Istituto di Archeologia all’Università di Friburgo. “Per avviare gli scavi abbiamo ricevuto dei finanziamenti da parte dell’Università di Friburgo e Centro di ricerche tedesco che hanno avviato le ricerche preliminari con geomagnete e georadar al fine di identificare il terreno e scoprire nuove aree – ha spiegato il Sindaco di Belmonte Piceno, Ivano Bascioni -. Un’ ulteriore finanziamento è poi arrivato dalla Regione Marche e dalla Camera di Commercio che ha permesso di effettuare gli scavi. Dunque il comune di Belmonte Piceno, dal punto di vista economico, si è impegnato poco anche perché non avrebbe potuto sostenere dei costi così alti. Quella che riguarda Belmonte è una necropoli e non un’area archeologica di struttura come la Cuma – ha concluso Bascioni -.Qui ci sono solo tombe che vengono trasportate e poste al museo. Di quest’ultime, una volta portate via, rimane soltanto il buco e si ripristina di conseguenza il terreno. Attualmente, l’area archeologica non è infatti visitabile, perché proprio lì sorge un campo di girasoli. C’è l’idea di rendere in futuro visibile l’abitato”.

Federica Balestrini

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