Festival Storie, il Prefetto D’Alascio per la prima assoluta di Monsampietro Morico

MONSAMPIETRO MORICO – Poco meno di 600 abitanti, un piccolo teatro e una comunità che ha scelto di puntare anche sulla cultura. Monsampietro Morico è la new entry del Festival Storie 2026: al Teatro “Beniamino Gigli” ha dimostrato quanto possa essere grande una storia quando trova il luogo giusto per essere ascoltata. Un appuntamento atteso, quello con i giornalisti Luca Pagliari e Stefano Cesetti, al quale non è voluto mancare il Prefetto di Fermo, Edoardo D’Alascio, già al fianco del Festival in tutte le presentazioni ufficiali. Una serata fortemente voluta dal giovane sindaco Andrea Claudi e dal vice Leonardo Mannozzi, presenti insieme agli amministratori, alle associazioni del territorio e accompagnati da una rappresentanza, tutta al femminile, del baby consiglio comunale. Un’immagine che racconta bene lo spirito dell’evento: generazioni diverse riunite nello stesso spazio, attorno a una storia e alla voglia di fare comunità.
Il Teatro “Beniamino Gigli”, con i suoi 70 posti, è un piccolo scrigno che incarna perfettamente l’idea alla base del Festival Storie: riportare la cultura e gli appuntamenti di qualità nei piccoli teatri e nei borghi delle Marche, molti dei quali colpiti dal terremoto, luoghi che da soli difficilmente potrebbero sostenere una programmazione culturale di questo livello. A Monsampietro Morico lo spessore non è mancato. Protagonista della serata è stato Luca Pagliari, giornalista, scrittore e storyteller originario di Senigallia, accompagnato sul palco dal giornalista Stefano Cesetti, con “La leggenda di Don Leandro”, il suo primo romanzo. Una storia che nasce dalla fantasia, ma che utilizza il calcio come strumento per interrogarsi su un tema profondamente umano: l’onestà. Fino a che punto siamo disposti a essere onesti? E qual è il prezzo da pagare quando si sceglie di esserlo fino in fondo?
Attorno alla figura di Don Leandro, allenatore di una squadra di una cittadina sudamericana, e a una partita destinata a cambiare per sempre la vita della comunità, Pagliari ha costruito una narrazione che attraversa realismo magico, passione sportiva e memoria collettiva. Il calcio diventa così un pretesto per parlare di scelte, valori e fragilità dell’animo umano. Visibilmente colpito dall’intimità del Teatro Gigli, Pagliari ha restituito al pubblico una delle caratteristiche più preziose della serata: quella vicinanza che nei grandi eventi spesso si perde.
“Non c’è grande teatro che tenga, nulla ha a che fare con la bellezza di un piccolo teatro come questo. È stata una serata preziosa”, ha raccontato Pagliari, sottolineando il valore di una dimensione così raccolta e del rapporto diretto che si crea con il pubblico. Un pubblico che ha accolto la serata insieme alle istituzioni. In prima fila il Prefetto di Fermo, Edoardo D’Alascio, che non è voluto mancare al primo appuntamento di Monsampietro Morico con il Festival. “Le comunità di questa provincia sono preziose, qui il legame tra giovani e adulti è talmente normale e spontaneo da rappresentare una delle caratteristiche più belle. Non è così in tutte le realtà e io lo percepisco in maniera molto evidente, è un valore aggiunto di questa terra”, ha sottolineato il Prefetto D'Alascio.
Parole alle quali si sono unite quelle del sindaco Andrea Claudi, che ha voluto sottolineare il valore della cultura come parte integrante dell’amministrare: “Fare il sindaco non significa soltanto occuparsi di quello che si deve fare ogni giorno. Se facciamo solo questo, rischiamo di perdere di vista il resto. La socialità, la comunità, il teatro sono cose importanti: senza tutto questo ci perdiamo tutti. La comunità è fatta di storie, quelle del bar, quelle della piazza, quelle che danno identità a un paese. Il Festival Storie ci aiuta ad avere qualche storia in più e ci permette anche di proiettarci fuori dal nostro Comune. Grandi storie in un piccolo paese: questo è il futuro”.
E forse è proprio qui che si trova il senso più profondo della serata di Monsampietro Morico. In un paese di poche centinaia di abitanti, un piccolo teatro può diventare una finestra sul mondo. Può portare un autore, una storia, un pubblico e persino nuove relazioni. È anche questo il Festival Storie: serate intime e intense, in cui lo spettacolo non finisce necessariamente quando si chiude il sipario. Ci si ferma, si scambiano parole e selfie con l’autore, ci si conosce, nascono relazioni e, talvolta, nuove idee e nuovi progetti. Un unicum che il Festival Storie continua a costruire, borgo dopo borgo, nel cuore delle Marche.
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