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Fermo, vista da dentro: nelle foto di Monia Marchionni uno sguardo “diverso”

FERMO - A Fermo Monia Marchionni è nata e ha studiato, muovendosi dalla sua Porto San Giorgio. E a Fermo ha mosso quotidianamente il proprio sguardo, a partire da quella Biblioteca Romolo Spezioli dove entrava dopo la scuola per ammirare gli scaffali, pensando al suo futuro. Senza dimenticare luoghi magici come il Teatro dell'Aquila, la Sala del Mappamondo, il Parco della Rimembranza e la maestosa Cattedrale. Poi la partenza per Bologna, per frequentare l'Accademia delle Belle Arti ed iniziare un percorso formativo che la farà piacevolmente oscillare tra installazioni e fotografia. Fino al ritorno, colorato anche dalla nascita di una figlia. Con quel desiderio, però, di riprendere un qualcosa che era rimasto sospeso, tra piazze e vicoli.

Mentre la mia piccola, che oggi ha 6 anni, cresceva, io sentivo l'esigenza di sviluppare un altro progetto, ma non sapevo bene come. Ne avevo appena concluso uno di ritorno dal Cile, meraviglioso, prima di dedicarmi completamente a lei. Eppure, da qualche parte dovevo ripartire”.

E come rientra Fermo nella tua vita? Nell'estate 2016 ho visitato le Cisterne Romane, dove era allestita una mostra di un ragazzo che conoscevo. C'ero già stata quando ero molto più giovane, ma in quel momento ho visto un potenziale fantastico, accorgendomi di un qualcosa che avevo completamente rimosso. Davanti a me c'era una monumentalità della storia romana di Fermo, con dentro un allestimento contemporaneo bellissimo. E io in quella fase lavoravo molto con le installazioni. Così si è aperto un mondo, avevo un gioiello grezzo a portata di mano dove sviluppare un lavoro. Ho stilato il progetto e preparato i bozzetti, per poi presentare tutto al Comune.”

Come definiresti questo progetto? Si tratta di un progetto di lunga durata, stage photography (fotografie allestite) che mi ha portato a fotografare i posti più importanti per me. Non è un lavoro reportagistico, ma un parlare della storia di Fermo e in quella storia riconoscere anche me stessa e il mio sguardo.”

Da lì è nato il libro “Fermo Visioni Extra Ordinarie”.

Il fine ultimo è sempre un libro, che rimane. E nel libro potevo far vedere tutto il percorso. Era il giusto finale, così l'ho proposto all'editore, Simone Giaconi.”

Editore che sei riuscita a conquistare attraverso cosa?

Avevo già il libro, non definito ma comunque in mano mia. In tutto questo ho coinvolto determinate figure professionali, come il tecnico della fotografia Alan Rei Wilmeth, che mi ha affiancato per i primi 2 anni di scatti.

Penso che quando fai un lavoro del genere non lo puoi fare da sola, servono persone competenti che ti aiutano e da lì arrivi ad acquisire sul campo delle importanti competenze. Cristian Ribichini, grafico e fotografo, mi ha aiutata nella post-produzone e nell'impaginazione del libro. Ho stampato la bozza e ho scelto Giaconi perché sapevo che si occupava del territorio, in vari settori, photobook compresi. Lui è stato subito entusiasta, con il Covid ci siamo dovuti un po' fermare ma il lavoro è stato portato comunque avanti.”

Ed è finalmente uscito. Il 15 giugno scorso, con un lancio a Torino in occasione di Paratissima, mostra d'arte di fotografia emergente dove ho esposto una serie di foto contenute proprio nel libro. Ultimamente c'è stata anche la presentazione allo Chalet Nomad di Porto San Giorgio in occasione della presentazione del concorso fotografico Gaia, dove sono una dei tre giurati. Il 16 luglio saremo a Fermo all'interno di un festival di libri ed entro agosto faremo una presentazione anche alla Mondadori di Porto San Giorgio. Giaconi ha già portato il libro a Chiari (Brescia) e Venarotta (Ascoli Piceno), sarà nuovamente a Torino in ottobre per il Salone del Libro e faremo tante altre presentazioni, programmandole di volta in volta.”

Cosa ti resta, oltre alle forti emozioni vissute andando a riaccarezzare quel passato fermano? La metodologia di un lavoro personale e soggettivo, non solo le mie foto, ma anche la ricerca di immagini d'epoca, i bozzetti preparatori, le parole e gli aneddoti. Un lavoro con una sua impronta accademica, dove tutto viene progettato, nei minimi particolari, per essere poi realizzato. Volevo far vedere la storia di questa città in modo diverso e l'ho fatto anche impegnando tantissimi fermani durante gli scatti.”

Andrea Braconi

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