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Fermo nel Duecento: tra Chiesa, Impero e Venezia

FERMO - Il Prof. Pier Luigi Cavalieri ci offre un'altra pagina di storia locale di Fermo e del Fermano. L'argomento trattato stavolta è "Fermo nel Duecento: tra Chiesa, Impero e Venezia".

Nel 1239 un’armata dell’imperatore Federico II al comando del figlio Enzo, invase la Marca con l’obiettivo di unire i territori dell’Impero e quelli del Regno di Sicilia. In realtà già dieci anni prima l’imperatore svevo aveva fatto invadere la provincia adriatica dal duca di Spoleto Rainaldo di Urslingen e Fermo aveva sottoscritto patti con diversi feudatari del suo contado in funzione difensiva, ma ora l’attacco fu portato con maggiore decisione, tanto che nel 1242 lo stesso sovrano intervenne nel cruento conflitto per il pos-sesso della Marca attaccando e devastando la città di Ascoli. Fermo si arrese allora a Roberto di Castiglione, vicario generale dell’imperatore, così che il partito ghibellino poté controllare la città per i successivi cinque anni. Ro-berto di Castiglione rassicurò i fermani confermando loro il diritto esclusivo di edificazione sul litorale dal Potenza al Tronto (cui molto tenevano). Tuttavia il vescovo dovette fuggire a Venezia, dove si trattenne per alcuni anni. Nel 1244 anche il pontefice Innocenzo IV si allontanò da Roma riparando a Genova e poi a Lione, dove convocò un Concilio che nel 1245 depose Fede-rico II portando lo scontro con l’Impero al massimo livello; ma appena cinque anni più tardi l’imperatore morì e la Chiesa poté riprendere gradualmen-te il controllo della Marca. A Fermo il passaggio avvenne attraverso il vescovo Gerardo da Massa, il quale era stato nominato podestà nel 1251 dai ghibellini, ma dopo qualche tempo riportò la città all’obbedienza ecclesia-stica. Risale a questo periodo l’inizio del rapporto privilegiato che Fermo avrebbe intrattenuto a lungo con la Repubblica di Venezia: il successore di Gerardo nella carica podestarile fu infatti il nobile veneziano Renier Zeno, il quale essendo stato poi eletto doge dal Senato della Serenissima, partì alla volta della città lagunare, mentre il Consiglio cittadino insediò al suo posto il figlio Andrea Zeno.

Tra il 1251 e il 1255 il Comune fermano allargò notevolmente il proprio contado attraverso la sottomissione di castelli come Penna San Giovanni, Montefalcone, Montefortino, Marano (Cupra Marittima) e di diversi signori locali, i quali però spesso mantenevano in parte la loro giurisdizione. L’incremento territoriale corrispose anche ad un allargamento della città, che avvenne nella zona sud-occidentale con l’inclusione dell’attuale quartiere di Campoleggio all’interno della cerchia muraria (1253). Precedentemente quest’area costituiva una specie di borgo al di fuori delle mura civiche risalenti all’epoca romana. È documentata infatti l’esistenza di una porta cittadina accanto alla chiesa di S. Zenone, ricavata da un arco di trionfo romano, che sarebbe scomparso nel XVIII secolo.

Dal 1258 al 1266 la Marca tornò ad essere controllata dai ghibellini, questa volta sotto le insegne di Manfredi, figlio di Federico II, il quale invase la provincia adriatica attraverso il suo vicario Percivalle D’Oria tentando di guadagnare alla sua causa comuni e castelli. Molti di essi in effetti abbandonarono la fedeltà alla Chiesa schierandosi subito dalla sua parte. Fermo si era già schierata due anni prima con il partito ghibellino contro il nuovo rettore della Marca Annibaldo Annibaldi e perciò fu pronta a prende-re le parti di Manfredi. La lega filosveva comprendeva, oltre a Fermo, Camerino, San Severino, Macerata, San Ginesio, Morrovalle e Civitanova, insieme a parecchi signori ghibellini.

È in questo secondo periodo svevo che Fermo sottoscrisse, nel 1260, un vero e proprio trattato commerciale con Venezia che prevedeva per le due città la possibilità di scambiare merci senza pagare dazi. La Repubblica di San Marco aveva ricercato l’alleanza con Fermo, che controllava un lungo tratto di costa, allo scopo di contenere l’ascesa economica di Ancona, sua rivale e concorrente in Adriatico. Inoltre essa chiedeva a Fermo la fornitura di cereali e altri prodotti agricoli di cui aveva bisogno per sfamare la sua popolazione.

La soggezione di Fermo al re di Sicilia Manfredi durò fino alla sua sconfitta e morte nella battaglia di Benevento ad opera di Carlo d’Angiò (febbraio 1266), la quale pose fine nella Marca agli scontri tra fautori della Chiesa e sostenitori dell’Impero, decretando la vittoria dei primi. Carlo d’Angiò, che era stato chiamato in Italia dal pontefice francese Urbano IV, ben presto inviò un esercito nella provincia adriatica per vincere le ultime resistenze ghibelline. Nel 1267 tutte le località della Marca, Fermo compre-sa, entrarono nei domini della Chiesa.

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