FERMO/CARASSAI - Attraversando la Valle dell’Aso e dopo alcuni tornanti di strada brecciata – provata dai moti del terreno – si scorgono delle mura merlate, che crescono sempre più imponenti allo svelarsi della struttura. Svetta in alto il mastio, al centro di quella che è, alle porte di Carassai, Rocca Montevarmine. Di probabile fondazione longobarda, nata come fattoria fortificata, per vigilare sul solo nucleo abitativo, la Rocca assunse, a partire dal XIII secolo, un aspetto marcatamente militare, fungendo da baluardo difensivo nelle guerre tra Ascoli e Fermo. Dalla proprietà del signore longobardo Longino D’Azzone, passando per la potestà giudiziale dei Vescovi di Fermo e del nobile Matteo Mattei, il gioiello rimase dal 1417 al XX secolo in mano alla Confraternita di Santa Maria della Carità, ente religioso che negli anni mutò vari nomi, tra cui Opera Pia Brefotrofio di Fermo. L’ente è stato poi soppresso e il 26 settembre 1988 la Rocca è diventata di proprietà del Comune di Fermo, sebbene insista sul territorio comunale di Carassai.
Rocca Montevarmine non è solo la struttura militare: nella proprietà sono compresi quasi 700 ettari di terreno agricolo, un ex ristorante dirimpetto all’ingresso della struttura, un ex scuola – sul declivio del colle –, 48 case coloniche e, più a valle, la chiesa di Sant’Angelo in Piano: un intero ecosistema da valorizzare. Negli anni ’90, l’allora sindaco Ettore Fedeli diede inizio alla rinascita con il restauro parziale della chiesa – chiave per il ritorno delle antiche feste sul prato limitrofo –, il recupero della casa colonica accanto alla Rocca – divenuto un ristorante attivo per diversi anni – e l’avvio di un progetto di sviluppo agroalimentare. L’idea era quella di un polo culturale, agricolo e turistico.
Nei decenni successivi i progetti aumentano ma la macchina burocratica inizia a rallentare: il 31 luglio 2006 viene firmato un accordo tra la Provincia di Fermo e i Comuni di Fermo e Carassai, e viene redatto un piano di Project Financing. L’obiettivo: la conversione biologica della tenuta agricola e il restauro completo della Rocca per fini turistico-ricettivi, ma il progetto venne successivamente abbandonato. Si procede però, prima del sisma del 2016, al restauro di un’area al primo piano dell’ala sud, quindi all’ingresso del complesso, adibita a sala conferenze. Mentre, dalla metà degli anni ’10, si procede all’affitto delle aree coltivabili, il sisma del 2016 danneggia gravemente la struttura già segnata dall’incuria e da progettualità di valorizzazione che hanno stentato a decollare.
In questa situazione di limbo, nasce a settembre 2021 il “Comitato per la Rinascita di Rocca Montevarmine”, composto da associazioni e cittadini dei Comuni di Fermo e Carassai. “Il nostro obiettivo era ed è quello di far rinascere un luogo dalle potenzialità infinite, attraverso una collaborazione tra le due amministrazioni”, spiega Alessandro Ciaudano, membro attivo del Comitato e dell’Università Popolare di Fermo. Il lavoro di mediazione dà i suoi frutti: «Nel 2022 – prosegue Ciaudano – il Comune di Fermo provvede a rendere perfettamente agibile gran parte dell’area esterna alle mura, permettendo così l’organizzazione di eventi e incontri per valorizzare il luogo, raccontare la sua storia ed accendere un faro per coinvolgere il territorio della Vallata ed avviare il progetto “Rocca Montevarmine, Stella polare della Valdaso”».
Grazie all’attenzione del sen. Guido Castelli, Commissario Straordinario alla Ricostruzione, e alla stipula del Manifesto dei Sindaci della Valdaso, firmato da 24 amministratori del territorio, è stato possibile accedere ad un finanziamento di quasi 4.400.000 euro per la messa in sicurezza e ristrutturazione della Rocca, “al fine di renderla un centro di formazione, ricerca e tecnologia utile allo sviluppo integrato della Valdaso - dichiara Ciaudano -, uno spazio vissuto da più generazioni tutto l’anno e dallo sguardo internazionale”.
A marzo dello scorso anno è stata aggiudicata la gara per gli interventi di miglioramento sismico. Ad oggi, i lavori non sono ancora stati avviati: la Rocca è chiusa e inagibile, la vegetazione e l’edera sono tornate ad avere la meglio sull’ingresso e sulle pareti della struttura. L’ex ristorante e l’ex scuola sono chiusi e abbandonati all’incuria, come la Chiesa di Sant’Angelo, lasciata in balia dei piccioni. “Si tratta di un’opportunità unica per il nostro territorio – chiosa Ciaudano – non possiamo lasciarcela sfuggire”.
Danilo Monterubbianesi




