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Pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato: chiusa l'annosa vicenda del piano di lottizzazione in contrada Santa Leandra a Montegranaro

Il sindaco Ediana Mancini

MONTEGRANARO - Con la pubblicazione della sentenza del Consiglio di Stato, si è definitivamente chiusa l'annosa vicenda legata ad un piano di lottizzazione in Contrada Santa Leandra. A darne notizia sono il Sindaco Ediana Mancini e l'Assessore ai Lavori Pubblici Aronne Perugini.

“Il 29 settembre 2014, appena insediati – ricorda Mancini –, in Consiglio comunale in terza approvazione abbiamo votato contro la variante, come coerentemente fatto quando eravamo all'opposizione, che prevedeva l’aumento dell’indice territoriale e lo stralcio dell’area da un più vasto comparto edificatorio. La maggioranza dell'epoca, invece, aveva per 2 volte votato a favore. A seguito di questa decisione, motivata da elementi di natura urbanistica e di carattere generale, venne fatto un esposto da parte di alcuni consiglieri comunali nei confronti della sottoscritta e dell'Assessore Perugini, oltre che un ricorso al Tar da parte del proprietario dell'area con richiesta danni personale”.

Esposto che venne immediatamente archiviato, al quale fece seguito la vittoria in sede di Tribunale Amministrativo Regionale da parte del Comune (sentenza 28 agosto 2015, n. 623), con conseguente respingimento della richiesta danni. Il proprietario aveva fatto appello, arrivando fino al Consiglio di Stato che, come già evidenziato, ha respinto le sue istanze condannandolo alle spese.

“Si chiude una vicenda durata anni – conclude Perugini - che ha visto anche una continua strumentalizzazione da parte dell'allora opposizione. Da parte nostra c'è piena soddisfazione perché è stata riconosciuta la legittimità e l'esattezza di tutte le motivazioni portate avanti dall'Amministrazione comunale, fugando ogni dubbio che opposizione e privato hanno portato avanti. Nella sentenza pubblicata il 16 novembre 2020, infatti, l'appello viene definito 'integralmente infondato' e per questo lo stesso Consiglio di Stato ha deciso di respingerlo condannando il privato al pagamento delle spese, per un importo in 3.000 euro oltre agli accessori di legge”.

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