ANCONA– La revisione dei criteri per la classificazione dei Comuni montani ha fatto oggi un passo decisivo con la Conferenza Stato-Regioni, che ha sancito la riduzione della soglia altimetrica da 600 a 350 metri sul livello del mare. La decisione arriva dopo il ruolo determinante svolto da UNCEM Marche, che per prima ha sollevato, in modo formale e istituzionale, le criticità della Legge 131/2025 e del criterio altimetrico fissato a 600 metri. Una soglia che, come denunciato da UNCEM Marche con una lettera (novembre 2025) indirizzata al Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, ai Parlamentari marchigiani e alle istituzioni regionali, rischiava di escludere molte comunità appenniniche dalle politiche e dalle risorse dedicate alla montagna, penalizzando territori già segnati da isolamento, fragilità infrastrutturale e spopolamento.
«Il confronto di queste ore dimostra che le criticità che abbiamo evidenziato erano reali e fondate – dichiara Giuseppe Amici, Presidente di UNCEM Marche –. La montagna non può essere ridotta a un parametro altimetrico: negli Appennini la montanità è una condizione di vita, fatta di difficoltà di accesso, carenza di servizi, fragilità economica e demografica. Una quota non può decidere il destino di intere comunità».
In questo percorso, la Regione Marche, con l’assessore Baldelli, ha sostenuto con forza la revisione dei criteri, confermando l’ipotesi di abbassare la soglia a 350 metri e promuovendo un approccio integrato che tenga conto non solo dell’altitudine, ma anche di morfologia, pendenza, accessibilità e fragilità demografica. Questa proposta evita contrapposizioni artificiali tra diversi modelli montani e riconosce la dignità dell’Appennino marchigiano. Un orientamento che consente di superare l’impostazione originaria e riconosce la dignità dell’Appennino, evitando contrapposizioni artificiali tra modelli montani diversi.
«Accanto alla revisione dei criteri – aggiunge Giancarlo Sagramola, Vicepresidente di UNCEM Marche – serve una strategia strutturale sulle aree interne. Senza servizi essenziali, opportunità di lavoro e politiche dedicate, il ripopolamento in atto in alcune zone diventa complesso. E dove si svuotano le comunità non può esserci sviluppo, né economico né sociale».
La legge sulla montagna lega al riconoscimento dello status di Comune montano una serie di misure concrete: crediti d’imposta per i giovani che aprono un’impresa, incentivi per chi acquista o ristruttura casa, agevolazioni per medici di famiglia e insegnanti, contributi per i nuovi nati nei Comuni sotto i 5.000 abitanti e incentivi per il recupero del patrimonio agroforestale.
«Parliamo di scelte che incidono direttamente sulla vita delle persone e sulla tenuta dei territori – sottolinea Amici ed è per questo che abbiamo chiesto criteri giusti, capaci di fotografare la realtà dell’Appennino marchigiano e di garantire pari opportunità di sviluppo. Deve essere chiaro che occorrono misure che vadano riconosciute anche a quei Comuni che oggi sono ricompresi nella classificazione della Strategia Aree Interne, perché evidentemente già fin dal 2014 e anche prima hanno evidenziato tutti quei parametri di sofferenza alla base della strategia. Altrimenti verrebbe vano il lavoro fin qui svolto. Tra l’altro, soprattutto nell’Appennino Centrale, comuni ricompresi tutti nel cratere sismico».
Questo approccio è coerente con la visione di UNCEM Marche di una politica della montagna che riconosca e valorizzi l’Appennino nelle sue molteplici dimensioni: dalla gestione del dissesto idrogeologico alla resilienza demografica, dalle infrastrutture ai servizi essenziali.




