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Superare il campanile

All'ombra del campanile

Sembra incredibile quanto la conformazione geografica dei luoghi influenzi il pensiero della gente. Noi, ad esempio: viviamo in questo centro dell’Italia caratterizzato da tantissime colline e tantissime vallate, su ogni collina un paese, e su ogni paese veglia il campanile di una chiesa. Quasi tutte queste città, cittadine, paesi e paesotti hanno per lo più incasati di origini addirittura medioevali: quando la vita era sudata, breve e quella poca andava difesa con le unghie e con i denti, letteralmente. Difendere la vita, i propri scarsi averi, era un lavoro arduo, da fare in squadra: insieme, cioè, a quelli che vivevano nella tua stessa città, perché comune era il pericolo e dunque comune la necessità di fronteggiarlo. Ci si difendeva l’un l’altro dalle guerre, dalle carestie, dalle razzie e, come si poteva, dalle malattie. Fuori dalle mura c’erano i nemici, ovvero una realtà talmente concreta e costantemente incombente da radicarsi praticamente nel DNA, tanto che certi ancestrali antagonismi sotto sotto covano ancora oggi: “li Fermà e li Sangiorgesi, o li Fermà e l’Ascolani…”. Insomma, ancora oggi che il Medioevo lo studiamo sui libri di storia, e dunque teoricamente col distacco dovuto a tempi e fatti lontani, eppure la sua matrice mentale rimane bene impressa in molti che abitano queste nostre terre. Ogni castello faceva nazione a sé, con l’agglomerato urbano che gli cresceva intorno e gli si proteggeva sotto come pulcini sotto le ali d’una chioccia. E se parlare di tante piccole nazioni appare esagerato, senz’altro si può parlare di stati e staterelli e, soprattutto, da un certo periodo in poi, li si può chiamare con un nome che la dice lunga: nacquero i Comuni, perché comuni erano le esigenze e gli interessi vitali. Ed ecco dunque che all’ombra delle cinte murarie e dei campanili delle chiese rimane tutt’oggi quell’orgoglio di appartenere a quei mattoni e alla loro storia. Un orgoglio distillato dal tempo, tenuto in vita artificiosamente, che suona palesemente come un controsenso in una civiltà totalmente diversa da quella medioevale, come è la nostra. Ma le Marche sono questo: l’orgoglio di non aver bisogno di nessuno, soffrendo in silenzio, arrivare a fare le cose da soli e meglio di quello che ti abita vicino. Già, perché qui l’universo si restringe: alla faccia della globalizzazione, il paragone non è né con la Cina né con l’India, ma con la cittadina di duemila anime che sta sul colle accanto; o addirittura, zummando sul particolare, con Nannì, il vicino del terreno a fianco! E bisogna guadagnare più “de Nannì”, avere la casa più bella de Nannì, e li figli “studiati” meglio di quelli “de Nannì”. E viceversa. Sorvoliamo, poi, sullo scottante tema degli antagonismi calcistici. Dunque, ancora oggi, questo è il “campanile”: una sorta di “invidia” o, meglio, di mala disposizione d’animo innata collettiva per il vicino di cocuzzolo! E hai voglia a dissimulare: gratta gratta, salta sempre fuori. Come nella barzelletta in cui un contadino marchigiano trova, arando il campo, una vecchia lampada: la raccoglie e la strofina per pulirla. Come nella famosa favola, un lampo ed esce fuori il Genio della lampada che gli comunica che esaudirà a vita tutti i suoi desideri, ma a una condizione: che quello che lui vorrà, e avrà, il suo vicino lo avrà anche lui, ma raddoppiato. Il contadino ci pensa un attimo poi, invece di gioire della propria fortuna, gli rode troppo quella del suo vicino e d’impeto dice al genio: “Càcceme un occhiu!”.

Daniele Maiani



Ed è di nuovo primavera

Fondata nel 2008 e con lo scopo di promuovere e valorizzare il territorio della Provincia di Fermo senza fini di lucro, l’Associazione Marca Fermana svolge la propria attività in collaborazione con i suoi 68 soci attraverso i classici strumenti di comunicazione quali la redazione e la diffusione di materiale informativo cartaceo, ed i più efficaci e moderni sistemi di comunicazione on-line quali il web e i principali social network dove vengono diffusi gli eventi dei propri soci e tutte le notizie del territorio. “L’associazione – ha spiegato il Presidente Stefano Pompozzi - è da diversi anni un punto di riferimento per tutti coloro che nel territorio si occupano direttamente e indirettamente di turismo e che sentono la necessità di fare rete.” Nel 2015 il bilancio del sistema turistico locale si era chiuso con un saldo negativo al di sopra dei 100.000 euro. Un passato che rappresenta sicuramente un pesante bagaglio economico per i Comuni che ne fanno parte e per la provincia di Fermo. Nel 2016 si verificò un cambio per sanare la situazione e cancellare una parte del passivo.“C’è molto lavoro da fare ed è necessario aprire un nuovo capitolo.” Fare sistema è oggigiorno la parola chiave per la buon riuscita di qualunque progettualità, in particolar modo in ambito turistico e promozionale. “Siamo ottimisti e ricolmi di energie, tanto da non vedere particolari difficoltà nel ‘fare rete’ – afferma Pompozzi - poiché nel momento in cui bollono in pentola iniziative supportate da buoni finanziamenti, la strada è agevolata. L’importante è fare e farlo assieme, un concetto questo che può essere sancito solo attraverso azioni concrete. A tal proposito, nel dicembre del 2016, è stato elaborato un progetto di promozione e rilancio del territorio provinciale di Fermo con particolare attenzione ai Comuni categorizzati all’interno del cratere sismico. Tale rilancio è stato ipotizzato mediante alcune linee di azione che consistono in materiale promozionale come nuove guide del territorio rivisitate, la guida dell’ospitalità, le guide tematiche, la guida degli eventi estivi, la realizzazione di materiale promozionale informatico, shopper ed ancora progetti sperimentali con escursioni turistiche da diffondere e svolgere presso i Comuni della Marca Fermana. Nel 2015, nella nostra Provincia, vennero registrate elevate presenze di arrivi turistici che diedero importanti segnali di crescita. Grazie alla nuova progettualità, presentata ed approvata dalla Regione Marche, riusciremo ad intendere l’ammontare della cifra messa a nostra disposizione e di conseguenza quali azioni reali mettere in campo”. Con la pubblicazione del Piano di Marketing della Provincia di Fermo, l’Associazione Marca Fermana è stata individuata quale possibile DMO (destination management organization) del territorio fermano e quindi responsabile per il management e il marketing della destinazione turistica.

Federica Balestrini

La montagna avanti compatta, anzi, no

Visioni contrapposte, come è riscontrabile quotidianamente, sui social come negli articoli di stampa e nei luoghi d’incontro, dentro e fuori le istituzioni. Una sensazione, insomma, di una compattezza che (ancora) non c’è. E ascoltando alcuni sindaci dell’area montana, questa discrepanza sembra emergere in maniera chiara.

MONTEFORTINO

“Per quanto riguarda la parte montana, fatta qualche debita eccezione, vedo che c’è una forte unità d’intenti - spiega Domenica Ciaffaroni, sindaco di Montefortino -. Il terremoto ha rafforzato questo spirito di vicinanza e di intenti comuni. Poi certo, qualche sfumatura c’è sempre, per carità. Alcuni processi, alcune incorporazioni, e penso a Fiastra e Acquacanina, oppure fusioni come tra Pievebovigliana e Fiordimonte, fatta tra l’altro in un periodo durissimo, vanno però in una direzione diversa. Secondo me i segnali sono positivi, questo bisogna dirlo. A volte magari fanno più notizia le polemiche che i processi virtuosi che si sono avviati, ed è quest’ultimo aspetto ciò che io vedo con più forza. Sì, ci sono contrapposizioni, ma sono più di carattere politiche che legate a problemi reali, che invece sono comuni”. E sulla promozione turistica, perno dell’economia locale, qual è lo stato dell’arte? “Sono stati fatti importanti passi in avanti e cito l’esempio di Montefortino: avevamo fatto la rete museale, eravamo 4 Comuni all’inizio, oggi siamo arrivati ad una decina, da Montalto delle Marche a Loro Piceno. Ecco, quando uno lavora su questioni e proposte concrete il campanile viene meno. Io, per esempio, ho ottimo rapporti con Comuni che mi confinano appena, con Sarnano e con altri con i quali interscambiamo opinioni, progetti e tutto ciò che è possibile. È questa la strada da seguire”.

SMERILLO

Opposta, anche se parzialmente, la lettura del primo cittadino di Smerillo, Antonio Vallesi. “Credo che siamo ancora un po’ lontani dall’avere un concetto di territorio comune - rimarca -. Purtroppo ognuno tira l’acqua al suo mulino, tranne casi eccezionali. C’è un certo dialogo, anche abbastanza innovativo, ma siamo ancora lontani, ripeto. Ognuno cerca di essere più bravo dell’altro, io ho più soldi, io ho più donazioni di te. Certo, qualche piccolo passo è stato fatto, ma i risultati ancora non si vedono. Abbiamo fatto delle nuovi unioni, 17 Comuni del cratere sono andati insieme dal ministro Franceschini e hanno presentato progetti, però poi di fatto nella pratica ad operare siamo molti meno di 17. Manca proprio questo concetto di appartenenza, siamo ancora troppo gelosi della nostra piccola dimensione. Personalmente, sono molto favorevole alle fusioni e per questo vengo screditato, mettendo sempre in mezzo l’argomento della salvaguardia della storia del proprio Comune. Ma la mia convinzione è che la storia la tuteliamo proprio unendoci. Come Smerillo non abbiamo grandi prospettive, non ci sono neanche i soldi per andare alla Bit per promuoverci. Prima del terremoto ho avanzato l’idea di fondere addirittura 5 Comuni: il nostro, Santa Vittoria in Matenano (che faceva un po’ da fulcro), Montefalcone Appennino, Montelparo e Monte San Martino. Un’unione che ci può stare benissimo, affiancando i percorsi e le strutture artistiche, le Protezioni civili, persino ragionando sulla riapertura della piscina e cercando di avere soprattutto maggior peso in Regione. Da piccoli, pur bravi, non contiamo nulla. E aggiungo: in questo momento non abbiamo bisogno di un passaggio, come è stato per il recente Giro d’Italia, ma abbiamo bisogno che la gente si fermi veramente qui. Ma questo chi lo dice? Antonio Vallesi? Figuriamoci, non conta nulla, non ha neanche un partito dietro”.

Andrea Braconi

Unione Comuni Valdaso: ultimo atto

Quale futuro per l’Unione Comuni Valdaso? Un dibattito aperto da anni ormai, qualunque siano le sorti dell’ente, è previsto a giorni il consiglio per nominare presidente e giunta che avevano il termine naturale di 3 anni. Ne abbiamo parlato con il nuovo sindaco di Pedaso, Vincenzo Berdini, per capire quale sarà il ruolo del comune all’interno di questo ente condiviso e se vi può essere margine di rilancio. “Rilanciarla? Difficilissimo - questo è il parere di Berdini - un problema di fondo è quello del personale. Abbiamo iniziato ad affrontare il discorso di un piano di protezione civile, argomento che è stato demandato all’Unione, non possiamo farcelo da soli, non si trova mai un segretario e un ragioniere, è difficile immaginare come rilanciarla senza personale”. Secondo Berdini si tratta di un’esperienza da chiudere: “La prima cosa importante sarebbe quella di vendere l’immobile. Alcuni Comuni vogliono andare avanti, i più grandi sembrerebbero voler mollare. Anche se si decidesse di liquidarla sarebbe comunque un progetto a medio termine. Per quanto riguarda i servizi, ad esempio l’ufficio tributi potrebbe rimanere tale e utilizzato da tutti e sette i Comuni con una convenzione ad hoc”. Sui ruoli non ha nessun tipo di dubbio: “Visto e considerato che il sindaco di Pedaso è il Presidente uscente, non solo non mi propongo ma non accetterò mai la candidatura da presidente”; dopo i tre anni del sindaco uscente Toce, Berdini crede che una rotazione sia ragionevole e nel frattempo, durante il primo Consiglio Comunale di Pedaso ha nominato come assessori all’Unione Gianni D’Andrea per la maggioranza e Barbara Toce per la minoranza. “Credo che il presidente debba essere scelto dopo aver fatto una scelta di campo - continua Berdini - sapendo prima se l’idea è di rilanciarla o chiuderla, perché per rilanciarla serve un presidente favorevole all’Unione e che ci creda, mentre se l’atteggiamento è liquidatorio potrà farlo chi ha già questa mission. Io vorrei verificare se ci sono le condizioni per rilanciarla a breve, però serve un progetto e un calendario, sennò è inutile parlare di rilancio, siamo amministratori e non politici, basta traccheggiar”. Sulle fusioni, più volte menzionate in campagna elettorale: “Io ho parlato di tre Comuni e un obiettivo: condividere tutto quello che è possibile, partendo dal più vicino che è Altidona. Non parlo di fusione che dovrebbe prima essere condivisa dai cittadini. Il referendum potrebbe essere fuorviante, nel caso di Pedaso lo statuto prevede solo la percentuale del 10% e dunque rischierebbe di decidere un numero esiguo di cittadini e sarebbe deprecabile. Noi abbiamo parlato di fidanzamento, per dire, cominciamo a frequentarci e a fare delle cose insieme, vedi l’appalto per l’immondizia o la condivisione di un vigile”. Dopo il recente incontro informale con i 7 sindaci, Giuseppe Taffetani, ancora vice presidente dell’Unione in carica, ricorda che quando tre anni fa venne eletto sindaco di Lapedona, la situazione dell’ente condiviso era pressoché la stessa di oggi: “Il futuro? Cercare di capire cosa fare, un’idea chiara non c’è. Forse l’idea di volerla chiudere c’è ma non è stata ancora presa questa decisione, credo non vi siano più altre opportunità. In base all’indicazione dei nostri governanti dobbiamo associare e mettere in convenzione, abbiamo una struttura funzionante, l’ideale sarebbe continuare a farla funzionare ma ho i miei dubbi, al di là della volontà politica il problema è che l’Unione non ha più personale, soffre della stessa carenza dei Comuni. Finché c’erano risorse era un conto, finito il periodo delle vacche grasse sono venuti fuori i problemi. Le problematiche sono tante… credo che questo sia l’ultimo passaggio, adesso dobbiamo individuare chi farà il presidente”.

Serena Murri

Nella provincia delle tante discipline sportive

Crescita, sviluppo, futuro. Tre parole chiave per qualsiasi ambito di ogni territorio. Sì, anche sportivo e non solo in riferimento a sistema industriale, manifatturiero ed economico. Possibilmente, in modo integrato e coordinato. Perché la condivisione delle offerte e proposte territoriali a carattere sportivo, concertate ed espresse in un circuito unico, farebbero la fortuna di tutti. Del resto, la diversificazione delle eccellenze sportive interessa e copre la maggior parte del territorio riconducibile alla quinta provincia delle Marche. Regione che, non a caso, è l’unica in Italia ad avere una declinazione al plurale. Ma procediamo con ordine: a Fermo, innegabilmente a farla da padrone ed a far balzare agli onori della cronaca, c’è il Calcio. A Montegranaro, storicamente, l’eccellenza sportiva è rappresentata dal Basket, come a P.S. Elpidio. E che dire, a Grottazzolina, del Volley? O, salendo un po’, dell’Ippica in quel di Montegiorgio. E, tornando verso la costa, come non accorgersi del Tennis o del Calcio a 5 a Porto San Giorgio? Proseguiamo? Il Motocross a Ponzano di Fermo, il Kyte Surf a Marina Palmense e via dicendo... La differenziazione territoriale fra sport e sport dunque, per una serie di proposte ad ampio raggio, c’è in pieno. Ma parlare di collaborazioni e cartelloni condivisi, risulta difficile se non impossibile. Anche dal punto di vista dell’impiantistica. Una Piscina comprensoriale? Mmmm...Un Autodromo territorialmente baricentrico? Ogni tanto se ne parla, ma... Un Palazzetto dello Sport a carattere provinciale ove far svolgere attività a svariati team di tante discipline indoor? Peggio che andar di notte. Perché? Perché il cosiddetto “fare sistema”, ragionando in una logica di rete e non di dimensioni solitarie che hanno innegabilmente fatto il loro tempo, il guardare tutti nella stessa direzione mantenendo, per carità, ognuno le proprie autonomie gestionali ed organizzative, tanto in voga (ripetiamo, in tutti i campi) in altre Regioni – che anche e soprattutto in termini economici hanno così tanto ben prodotto – da noi è un discorso quasi tabù, negando di fatto quella che sarebbe una unica impresa finalizzata al raggiungimento di obiettivi comuni? Probabilmente, a mancarci è proprio quel collante che dovrebbe tenere insieme i tanti “mondi” differenti e che dovrebbero vicendevolmente completarsi. Che a mancare sia la reciproca fiducia, la volontà effettiva di collaborare e condividere progetti? Francamente, non siamo in grado di dare una risposta certa. Il mondo dello Sport, però, ha ultimamente gettato il suo piccolo seme: il 35° Torneo Internazionale di Tennis di P.S.Giorgio è stato, per volontà delle rispettive Amministrazioni Comunali, organizzato in collaborazione con Fermo. Intanto, debbono aver pensato, iniziamo con l’andare al di là del campanile... A tal proposito, il Dr. Emiliano Guzzo, Presidente Regionale F.I.T. ha voluto dichiarare che: “Questa è una campagna politico/sportiva che sto portando avanti da circa 10 anni. Un piccolo incipit: il territorio espresso da P.S. Giorgio e Fermo vanta 5 circoli tennistici per un totale di 25 campi da tennis. Tanti quanti ce ne sono al solo “Roland Garros” di Parigi. Questo per dire che il nostro è stato sempre un territorio sportivamente importante per la pallacanestro, per il calcio...ma lo è anche per il tennis, ove potrebbe diventare una piccola capitale per manifestazioni a carattere internazionale. E la sinergia con Fermo sarebbe importante non solo dal punto di vista sportivo, ma anche politico e turistico. Il turismo sportivo infatti, è un turismo oggi importante perché porta soldi. Quindi avere la partecipazione di gente che viene non solo dall’Italia ma anche dall’Europa, con capacità di spesa, per un territorio che oggi accusa qualche difficoltà a livello di contesto economico, è fondamentale”. Emblematica la chiosa: “Sarebbe opportuno fare sinergia anche fra le diverse discipline sportive perché il bene dello sport poi è il bene di tutti ed il bene delle cittadinanze”.

Uberto Frenquellucci

Porto Sant'Elpidio e Sant'Elpidio a Mare: aumentano i servizi in comune

Quasi un anno fa il sindaco di Sant’Elpidio a Mare, Alessio Terrenzi, scriveva al collega di Porto Sant’Elpidio Nazzareno Franchellucci. Tema della missiva: l’unione dei due Comuni, attraverso cui si legano gli organi comunali ma restano distinti gli organi amministrativi, differente dalla fusione che costituisce un nuovo Comune. Oggi, in merito a un eventuale accorpamento, Terrenzi afferma: “Ritengo che sia un percorso da continuare lungo vari canali: con l’ampliamento di collaborazioni sui servizi, con incontri sistematici tra i rispettivi consigli comunali e le giunte, con iniziative di sensibilizzazione tra i cittadini. Praticamente con atti concreti che possano far maturare culturalmente, nella mentalità della collettività, un’opinione positiva su questo tema che dovrà vedere poi la conferma tramite lo strumento democratico per eccellenza che è il referendum, previsto dalla legge per queste importanti operazioni tra enti”. Da sottolineare è che la collaborazione con il Comune costiero è già in essere da diverso tempo, così come con Monte Urano. “Da anni lavoriamo con questi due Comuni in Ambito XX sulle tematiche del sociale; da due anni, in particolare, abbiamo inciso ancora di più creando una gestione associata che interessa sempre più attività, sempre nell’ambito dei servizi sociali. Questo ci consente di mantenere ed elevare ancor di più la qualità dei servizi che riguardano le fasce più deboli, in questo particolare momento di tagli finanziari. Abbiamo già espresso la volontà di ampliare queste nostre collaborazioni anche ad altri settori: pensiamo ai servizi demografici e alle attività culturali in genere; lavoreremo anche su questo, sempre coinvolgendo il personale interessato” dice Terrenzi. Un argomento dei rapporti con i “vicini” che interessa particolarmente il neosindaco rieletto, tanto da affidare nuovamente a un suo assessore, Norberto Clementi, la delega ai servizi associati. Oltre che con Porto Sant’Elpidio, la collaborazione è attiva con Monte Urano. Porte aperte anche per questo Comune? “La città di Monte Urano urbanisticamente è praticamente unita al nostro Comune. Penso che anche l’indole delle persone sia la stessa, vale a dire una mentalità concreta e basata sull’impegno lavorativo e imprenditoriale. Così come Porto Sant’Elpidio. Questo facilita la collaborazione e l’intesa tra amministrazioni. Pertanto, credo che si possa pensare anche un percorso con Monte Urano. Diventeremmo la prima città della nostra provincia: avremmo sicuramente un peso diverso e quindi maggiori possibilità di incidere di più sulle politiche che provengono dai livelli superiori. Questa è una bella sfida che mi affascina e sulla quale mi piacerebbe impegnarmi a fondo”. Più frenato, ma sulla stessa linea di pensiero il sindaco Nazzareno Frenquellucci: “Insieme a Sant’Elpidio a Mare abbiamo effettuato uno studio per verificare i migliori passi da fare per collaborare: ne è emerso che, in questa prima fase, non è conveniente optare per l’Unione dei Comuni. Per questo motivo, abbiamo scelto le convenzioni. Attualmente siamo uno dei pochissimi Comuni delle Marche di queste dimensioni che hanno un ufficio dei Servizi sociali convenzionato con altre realtà. In pratica, è come se fosse unico e copre tutti e tre i territori”. Come Terrenzi, conferma gli altri servizi in partenza. “Anche l’Anagrafe e lo Stato civile diventeranno un tutt’uno. Stiamo collaborando concretamente, non a parole. Attualmente, per ciò che riguarda i servizi sociali, noi partecipiamo alle gare insieme, gli appalti sono comuni e abbiamo una dirigente che segue anche gli altri, perché in questo ambito è Porto Sant’Elpidio a fare da ‘capofila’. Quando prenderà il via il servizio ‘anagrafe’, invece, sarà Sant’Elpidio a Mare. Gli accordi si fanno di volta in volta.” Come vede la delega di Clementi a Sant’Elpidio a Mare, grazie alla quale si occuperà proprio della collaborazione tra i tre Comuni? “In maniera molto positiva”. In un lontano futuro, qualora si arrivasse a parlare di fusione, pensa anche al Comune di Monte Urano? “Noi abbiamo fatto i primi passi a tre e sempre lavorato in tre. Della fusione, in generale, vanno capiti i concreti vantaggi dell’operazione. Se non ce ne sono, io penso che si riesca a ottenere molti più vantaggi da quello che stiamo facendo noi, per esempio, dal punto di vista del convenzionamento, però mai dire mai in futuro”.

Silvia Ilari

Fermo e Porto San Giorgio, una partita da giocare insieme

Quando si parla del rapporto tra Fermo e Porto San Giorgio, immancabilmente, l’opinione pubblica si divide e tornano a riaffacciarsi rigurgiti di variegata natura: dalla realizzazione di un unico Comune, sempre rimasta sulla carta e bocciata anni fa dall’esito di un referendum, alla netta separazione tra le due realtà, sicuramente tangibile in tanti settori. Eppure, parafrasando il poeta, qualcosa si muove.

FERMO

“Il rapporto è buono per il grande legame che c’è tra gli amministratori - spiega il primo cittadino Paolo Calcinaro, in carica dal 2015 -. Certo, si può fare di più, ma non è facile per le barriere burocratiche legate a meccanismi che regolano le attività degli uffici. Parliamo soprattutto di obiettivi strategici, come il bando regionale a cui parteciperemo insieme per la realizzazione del ponte sul fiume Ete; pensiamo ai bandi europei a cui abbiamo già partecipato e relativi a macro aggregati di 50.000 abitanti, immaginandoci insieme. Poi strategie comuni che stiamo portando avanti sul turismo, perché quando si fa pubblicità al territorio si fa insieme, e penso al trenino turistico che collega la costa. Andando sul tecnico, però, ci sono ostacoli che non sono legati alla volontà politica ma alle normative vigenti”.

PORTO SAN GIORGIO

Più diretto il Loira pensiero. “Credo che i rapporti, al di là di una cordialità nel privato, vadano riscritti completamente - rimarca il riconfermato sindaco -. Bisogna creare delle situazioni per trovare le formule per lavorare insieme. Poi se qualcuno non vuole farlo, lo dice assumendosi le proprie responsabilità. Finora ci si è affidati a rapporti estemporanei che a volte hanno portato a mancanza di comunicazione e al fatto che in determinati settori si vada in maniera disgiunta, se non contrapposta. Sulla scorta delle indicazioni avute dai settori produttivi e dalle associazioni dei commercianti, dobbiamo ritrovare rapporti di tipo formale, istituzionali, non affidati a singole vicende. Ne ho già parlato con il sindaco Calcinaro e con l’assessore Trasatti, che convengono. So che il nostro assessore Baldassarri si è già mossa. Siamo convinti che la partita dobbiamo giocarcela per forza insieme. Bisogna costruire dei tavoli di collaborazione e in questi primi giorni ci stiamo muovendo in questo senso, perché non è più pensabile continuare così”.

Andrea Braconi

Ultima modifica il Martedì, 11 Luglio 2017 10:28

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