FERMANO - Diabete di tipo 2, obesità e steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD) possono aumentare il rischio di epatocarcinoma. Gli studi clinici recenti hanno documentato una correlazione tra diabete e tumore al fegato dunque diventa fondamentale riconoscere subito la fibrosi epatica nei pazienti a rischio. L'Ast di Fermo, con la dr. Paola Pantanetti, direttrice della Diabetologia dell'Azienda sanitaria fermana, è stata tra i protagonisti del convegno dal titolo "Epatocarcinoma, le nuove frontiere del trattamento" tenutosi il 12 ottobre a Milano. Al tavolo, insieme alla dr.ssa Pantanetti, esperti e luminari di settore su scala nazionale e internazionale. Al centro dell'approfondimento scientifico, l'importanza di riconoscere precocemente la fibrosi epatica, il ruolo del FibroScan nella valutazione dei pazienti e la fondamentale collaborazione tra diabetologo, epatologo e medico di famiglia.
La malattia e le nuove frontiere del trattamento. "In passato la malattia epatica steatosica - spiega proprio la dr.ssa Pantanetti - veniva associata prevalentemente all'abuso di alcol. Tale entità clinica non è esclusivamente una malattia epatica ma costituisce un tassello essenziale della malattia metabolica sistemica. Il diabete e l'obesità, associati a fattori cardio-metabolici (ipertensione, iperuricemia) sono i determinanti della MASLD spesso presente nel diabete. Oggi possiamo invertire questa traiettoria fisiopatologica con atteggiamenti terapeutici legati sia alla ottimizzazione dello stile di vita che alla farmacoterapia. Non serve uno screening universale ma certamente dobbiamo identificare il paziente diabetico a rischio di fibrosi epatica. Poi, certamente, va valutato il livello di alcol consumato e, la presenza anamnestica di malattie epatiche correlate a infezioni virali. Una volta individuato il paziente ad alto rischio, ci avvaliamo di markers di fibrosi, come il Fib4, un indicatore non invasivo. Individuiamo uno score fissato a 1.3. Per i soggetti over 65 anni è sopra a 2. Al di sotto l'1.3. vi è un basso rischio di fibrosi, tra 1.3 e 2.6 il paziente va monitorato, magari con un'indagine di secondo livello con un Fibroscan. Sopra al 2.6 siamo in presenza di pazienti che vanno sottoposti a una elastografia transitoria, il Fibroscan. Anche in questo caso ci avvaliamo di uno score, quindi quei soggetti che presenteranno un fibroscan con un valore superiore a 8 kilopascal sono pazienti che necessariamente devono essere inviati all'epatologo per una valutazione del rischio oncologico e una sorveglianza successiva".
Il ruolo del diabetologo. "Al diabetologo - rimarca la dr.ssa Pantanetti - spetta il ruolo di intercettare i fattori di rischio della MASLD e chiaramente la strategia terapeutica imperativa è lo stile di vita. Purtroppo oggi siamo gravati anche da una condizione come l'obesità, presente in non pochi pazienti diabetici. Pertanto In primis dovremmo attuare delle modifiche allo stile di vita con lo scopo di ridurre il peso: se è superiore al 5% può migliorare la steatosi, se è pari al 7-10% consente addirittura di invertire quella che è la storia di steatoepatite e di fibrosi. Occorre promuovere una “sana” educazione alimentare cercando di favorire degli stili di vita corretti, enfatizzando il ruolo prioritario della Dieta Mediterranea, che rispetto ad altri programmi alimentari ha sicuramente documentato un beneficio sugli outcomes cardiovascolari. Altro pilastro terapeutico è l'attività fisica, almeno 150 minuti a settimana con esercizio aerobico, esercizi di resistenza e soprattutto fare attenzione alla qualità del sonno. Accanto alla strategia terapeutica non farmacologica oggi esistono, comunque, anche dei farmaci che hanno un'indicazione della gestione della MASLD".