COMUNANZA – Una strada è fatta di incontri, partenze e ritorni. Ed è proprio una strada, quella che ha dato il nome alla band, a diventare la metafora perfetta per raccontare il percorso dei La Rua. Dopo la pausa, il ritrovarsi, la voglia di rimettersi in gioco e nuove energie da trasformare in musica, il gruppo ascolano torna a raccontare la propria storia e lo farà nell'accogliente Auditorium Adriano Luzi, ospite della sesta edizione del Festival Storie. Appuntamento venerdì 6 novembre, alle ore 21.15 (ingresso gratuito).
Con questo appuntamento, il Festival cambia ritmo e lascia spazio alla musica, senza abbandonare la propria vocazione: cercare, dietro ogni protagonista, la storia che merita di essere raccontata. Quella dei La Rua è un'avventura artistica partita da Ascoli Piceno e arrivata sui palcoscenici nazionali, attraversando esperienze televisive, importanti occasioni musicali e una continua ricerca della propria identità. La partecipazione ad Amici, tra il 2015 e il 2016, ha portato la band all'attenzione del grande pubblico. Nel 2018 è arrivato il secondo posto a Sanremo Giovani con “Alla mia età si vola”, mentre nel 2024 il gruppo ha partecipato a Una voce per San Marino con “Governo del Cuore”, brano prodotto da Dardust. Tre gli album pubblicati: La Rua (2015), Sotto effetto di felicità (2016) e Nessuno segna da solo (2019). Oggi, dopo un periodo di pausa, i La Rua sono tornati a suonare e a scrivere. Sul palco di Comunanza ci sarà la formazione guidata da Daniele Incicco, voce e frontman, insieme a William D'Angelo, Davide Fioravanti, Nacor Fischetti, Matteo Grandoni e Alessandro "Charlie" Mariani. Una ripartenza che ha il sapore della riscoperta e della libertà, come racconta Incicco, voce e anima del gruppo, nell'intervista al Festival Storie.
Daniele, La Rua è una strada e una strada è fatta di incontri, partenze e ritorni. Dopo il periodo di stop, a che punto è il vostro viaggio?
“È una ripartenza. Dopo un po' di tempo abbiamo deciso di tornare in studio, perché sentivamo di avere nuove energie da mettere in gioco e volevamo assecondarle. Abbiamo scelto prima di ritrovarci nella dimensione dei concerti, per poi dedicarci nuovamente alla scrittura. Sono nati nuovi pezzi, di getto, senza sapere ancora se diventeranno singoli o un disco. Non ci siamo posti subito un obiettivo preciso: la cosa importante era tornare a lavorare insieme”.
Siete partiti da Ascoli Piceno e avete attraversato esperienze che vi hanno portato davanti a un pubblico nazionale. Ripensando agli inizi, qual è il sogno che non avete mai abbandonato?
“Quello che abbiamo conservato è sicuramente la voglia di andare a Sanremo. Ancora non ce l'abbiamo fatta (ride). Il desiderio di poterci giocare quel palco, prima o poi, è rimasto sempre dentro tutti noi. Speriamo che quell'amaro in bocca un giorno diventi più dolce. Magari, con un brano valido, saremo pronti a riprovarci”.
Se dovesse scegliere una canzone che vi rappresenta, che racconti il vostro modo di guardare al mondo, quale sarebbe?
“Un bravo? Eccolo: “Non sono positivo alla normalità”. È la frase che più di tutte mi ha accompagnato nella vita. Ho sempre voluto guardare al futuro con uno sguardo più vergine, piuttosto che scegliere una vita preconfezionata, con le sue rotaie già tracciate”.
Amici, Sanremo Giovani, sono esperienze che regalano visibilità, ma portano anche aspettative. Quanto è difficile continuare a riconoscersi nella propria musica senza inseguire quello che il pubblico e il mercato si aspettano?
“È vero. Da una parte abbiamo voglia di appartenere a quel mondo, ma dall'altra sentiamo questo strano bisogno di non piegarci alle regole del mercato, che poi sono anche quelle necessarie per poterne fare parte. È un po' un cane che si morde la coda. Del resto, realizzare una canzone che arrivi a tante persone non è mai facile. Si potrebbe pensare il contrario, ma i brani che riescono a raggiungere un pubblico così ampio rispondono a dinamiche e regole che spesso nemmeno chi li scrive conosce fino in fondo”.
E guardando al futuro, oltre al palco di Sanremo, c'è un altro sogno musicale che vorreste realizzare?
“Sì, quello di fare un nuovo disco con i La Rua. Ma questo dipende da noi, perché siamo molto critici con noi stessi”.
Il Festival Storie vi invita a raccontarvi. Che serata avete immaginato per il pubblico di Comunanza? Che cosa dobbiamo aspettarci?
“Sarà un bel viaggio all'interno della nostra storia raccontata durante il concerto in acustico. Abbiamo voglia e bisogno di raccontarci e di condividere con il pubblico tante cose che non sono mai state dette. Sarà una serata all'insegna della condivisione e di una forte vicinanza con chi ci segue da tempo, ma anche con chi avrà voglia di conoscerci proprio attraverso questo incontro”.