PONZANO DI FERMO - Il secondo appuntamento del Festival Storie, martedì 25 agosto a Ponzano di Fermo, avrà la voce inconfondibile di Federico Buffa, lo storyteller dei due mondi, ambasciatore del Festival e presenza ormai irrinunciabile di questo viaggio culturale tra i borghi marchigiani.
La sua partecipazione, anno dopo anno, è diventata quasi un dono al territorio, Buffa torna nelle Marche con la generosità di chi sceglie di condividere il proprio talento con luoghi e comunità che hanno imparato a riconoscerlo e amarlo. Perché Federico Buffa non racconta semplicemente lo sport. Lo trasforma in letteratura orale. Questa volta al centro del racconto ci sarà “Il mito Diego Armando Maradona”, un campione diventato simbolo per intere generazioni, amato non soltanto per ciò che riusciva a fare con un pallone, ma perché sembrava incarnare la possibilità, per chi nasce ai margini, di sfidare il destino. Dietro il mito, però, restava un uomo esposto a pressioni immense, attraversato da contraddizioni e fragilità che rendono la sua vicenda ancora oggi potentemente umana.
A fare da cornice al racconto sarà il suggestivo sagrato della Chiesa di San Marco a Ponzano di Fermo, luogo nel quale la parola di Buffa assumerà un sapore ancora più intimo e sospeso: appuntamento alle ore 21.30. Biglietti su ciaotickets.com o rivendite autorizzate del circuito: 18 euro intero, 10 euro ridotti under 14 anni (info 348.2423174). Ad accompagnarlo sarà il fisarmonicista Christian Riganelli, chiamato a intrecciare musica e narrazione e a dare ulteriore profondità emotiva alla serata.
Buffa, al Festival Storie non è più soltanto un ospite: è una voce di famiglia. Cosa deve accadere tra un narratore e un territorio perché il ritorno non diventi abitudine, ma continui ad avere il sapore di una scelta?
“Torno sempre molto volentieri. I piccoli teatri, i borghi sono luoghi preziosi da salvare e custodire. E io sono davvero felice di essere ambasciatore, ma soprattutto amico, del Festival Storie che va esattamente in questa direzione”.
Ha raccontato campioni, città, epoche e destini, ma Maradona sembra appartenere a una categoria diversa: più lo si racconta e più il personaggio sembra sfuggire a qualsiasi definizione definitiva. Da dove si parte per evitare il mito già conosciuto e andare a cercare l’uomo?
“Ogni volta è un'opportunità per andare a prendere altra polvere di stelle. Maradona è un personaggio dalla presenza fuori dal comune. Cerco sempre di raccontare l’uomo che sta dietro al giocatore: mi sembra più corretto partire dagli esseri umani, perché è da lì che nascono i fuoriclasse. Hanno angoli speciali, tratti unici, ma anche una componente che spesso li accomuna: quella quasi ossessivo-compulsiva, quello spasmodico desiderio di emergere”.
Questa volta racconterà Maradona a Ponzano di Fermo, sul sagrato della Chiesa di San Marco. In uno spazio così raccolto, tra parola, silenzio e musica, cosa vorrebbe che restasse al pubblico?
“Il luogo della serata è particolarissimo: quel sagrato ha una potenza tutta sua. Spero che si riesca a creare un contesto armonico, perché è un luogo che ispira e mi auguro possa essere altrettanto ispirante lo sguardo che proveremo a posare su un uomo capace di generare una passione, ma anche astio, come pochissimi altri. Sono esseri umani che attraversano l’umanità una volta ogni tanto e lasciano un segno destinato a durare molto oltre la loro esistenza. Di Diego, ne sono convinto, si parlerà ancora tra cent’anni”.