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Duemila anni di spettacolo al Teatro Romano di Falerone

FALERONE - Nelle campagne di Piane di Falerone, a pochi chilometri dall’attuale centro cittadino, sorge uno dei monumenti meglio conservati dell'intera regione: il Teatro Romano. La sua costruzione risale al I secolo a.C., e si inserisce nella storia della colonia romana di Falerio Picenus, fondata dall’imperatore Augusto per insediarvi i propri veterani dopo le espropriazioni di terre nella valle del Tenna. Lo storico Svetonio racconta che Ottaviano volle rendere questa colonia quasi simile a Roma stessa, un’ambizione che si riflette ancora oggi nella cura e nella monumentalità dell'edificio teatrale.

Il teatro, completato secondo alcune fonti sotto Tiberio, poteva ospitare fino a 1.600 spettatori e si distingue per una caratteristica rara tra gli edifici teatrali romani: non è stato costruito sfruttando il declivio di una collina, come accadeva di consueto, ma su un terreno pianeggiante. Una scelta che ha richiesto soluzioni ingegneristiche particolarmente sofisticate, capaci di sostenere il peso delle gradinate e, allo stesso tempo, di sfruttare intercapedini vuote come vere e proprie casse di risonanza, per amplificare naturalmente la voce degli attori.

Verso la metà del II secolo d.C. l'edificio fu ulteriormente abbellito grazie alle statue donate da Antonia Picentina, sacerdotessa del culto della Diva Faustina, moglie dell’imperatore Antonino Pio: un segno del prestigio che il teatro, e la città che lo ospitava, avevano raggiunto nel cuore dell'impero. Le prime indagini archeologiche risalgono al 1777, e riportarono alla luce sculture di pregio, tra cui la celebre “Venere di Falerone”, oggi conservata al Museo del Louvre.

Il monumento fa parte del Parco Archeologico di Falerio Picenus, istituito nel 1994, che comprende anche i resti dell'anfiteatro, un tratto dell'antico acquedotto e alcune cisterne. Il percorso di visita si collega al vicino Museo Civico Archeologico di Falerone, dove sono custoditi molti dei reperti rinvenuti negli scavi. Nonostante i due millenni trascorsi, la qualità costruttiva dell'antico teatro è tale da renderlo ancora oggi pienamente utilizzabile: durante la stagione estiva la struttura torna a riempirsi di pubblico per spettacoli teatrali e concerti, complice un'acustica che, ancora adesso, permette agli attori di recitare senza microfono. Negli ultimi anni, infatti, l'amministrazione comunale di Falerone ha scelto di puntare con decisione sulla valorizzazione del sito, intrecciando tutela archeologica, ricerca scientifica e promozione turistica. Dal 2020 è attiva una convenzione tra il Comune di Falerone, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche e l'Università di Bologna, che ha portato avanti nuove campagne di indagine, comprese prospezioni non invasive e un recente rilievo laser scanner 3D del teatro, utile sia per la conoscenza scientifica del monumento sia per una sua più efficace gestione e comunicazione. Le ricerche hanno peraltro rivelato, nell'area a nord-ovest del teatro, tracce di un intero quartiere pubblico finora sconosciuto, tra cui i resti di un tempio romano.

Ma è soprattutto la programmazione culturale estiva a fare da traino. Ogni anno, da luglio ad agosto, il Teatro Romano torna a essere protagonista con una rassegna che unisce prosa, musica e cinema, realizzata dal Comune insieme ad AMAT, al Centro Culturale APS e ad altre realtà del territorio, con il sostegno del Ministero della Cultura. Il cartellone 2026 conta dieci spettacoli, tra cui riletture dei miti classici, grandi nomi della prosa italiana e un festival cinematografico dedicato al cinema d'archivio, capaci di richiamare pubblico anche da fuori Regione. Una dimostrazione concreta di come cultura e turismo, in territori come questo, possano crescere insieme.

(Danilo Monterubbianesi)

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