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Smart working e flessibilità: all’Italia piace questo modo di lavorare?

Negli ultimi anni anche in Italia si è affermata una trasformazione che ha cambiato il modo di intendere il lavoro: lo smart working. Sempre più aziende scelgono di dare ai propri dipendenti la possibilità di lavorare da remoto o con orari flessibili, superando il vecchio modello legato esclusivamente alla presenza in ufficio. Non si tratta solo di una moda, ma di una nuova organizzazione che può portare vantaggi concreti sia alle imprese che ai lavoratori.

Un fenomeno che cresce

Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel 2024 in Italia hanno lavorato da remoto circa 3,55 milioni di persone, un dato sostanzialmente stabile rispetto ai 3,58 milioni del 2023. Lo smart working è ormai una realtà consolidata nelle grandi imprese, dove viene adottato dal 96% delle aziende e coinvolge 1,91 milioni di lavoratori, con una media di nove giorni al mese svolti fuori dall’ufficio.

Più contenuta è la diffusione nelle PMI, che contano circa 520 mila smart worker (in calo rispetto ai 570 mila del 2023), mentre restano stabili le microimprese (625 mila) e la Pubblica Amministrazione (500 mila). Le prospettive per il 2025 restano comunque positive: si stima che il numero di lavoratori agili possa crescere fino a 3,75 milioni, con un aumento del 5%. Un dato interessante riguarda anche la percezione dei dipendenti: il 73% degli smart worker non vorrebbe rinunciare a questa modalità, al punto che quasi uno su tre sarebbe disposto a cambiare lavoro pur di non perderla.

I settori che puntano sulla flessibilità

Il digitale è stato il primo motore di questa rivoluzione, ma non è l’unico. In Italia lo smart working si sta diffondendo anche nel mondo della consulenza, della comunicazione, della formazione e persino nella pubblica amministrazione. Un esempio concreto arriva dal settore del gaming: dietro un sito di scommesse online lavora un team internazionale fatto di sviluppatori, analisti, traduttori, esperti legali e figure di customer care, molte delle quali operano da remoto. Lo stesso accade in settori come il giornalismo digitale, il marketing o i servizi finanziari, dove la possibilità di avere professionisti collegati da città diverse consente alle aziende di restare competitive e di attingere a competenze altrimenti difficili da trovare.

Vantaggi e sfide dello smart working

La flessibilità porta diversi benefici. Per i lavoratori significa meno tempo speso negli spostamenti, più equilibrio tra vita privata e professionale e una maggiore autonomia nella gestione della giornata. Per le imprese, invece, vuol dire riduzione dei costi fissi e possibilità di attrarre talenti indipendentemente dal luogo in cui vivono. Naturalmente non mancano le sfide: il rischio di orari troppo lunghi, la necessità di mantenere lo spirito di squadra e l’attenzione alla sicurezza informatica sono temi che richiedono soluzioni concrete.

Il futuro del lavoro in Italia

Guardando avanti nello scenario lavorativo italiano, lo smart working appare destinato a consolidarsi come una delle modalità più diffuse. Tuttavia, non è l’unico strumento che l’Italia potrebbe adottare per modernizzare il mercato del lavoro. Sempre più spesso si parla anche di settimana corta, un modello già sperimentato in altri Paesi europei che punta a garantire maggiore produttività e benessere dei dipendenti senza sacrificare la qualità dei risultati.

Lo smart working, insieme ad altre innovazioni organizzative, può essere l’occasione per rendere il lavoro in Italia più moderno, sostenibile ed equilibrato, capace di rispondere alle sfide di un mercato sempre più globale e competitivo.

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