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  Mercoledì, 05 Aprile 2006

Quali spazi per le mostre

- La mancanza di luoghi espositivi
Silvia Bonfigli, Architetto



A tutti è noto che le Marche sono disseminate di un’enorme quantità di musei che custodiscono raccolte di beni culturali di ogni genere e quasi sempre di inestimabile valore.
Molto spesso i musei sono accolti in splendidi edifici storici, musei di se stessi e in dialogo dialettico con le collezioni in essi custodite ed esposte. Basti pensare al Palazzo dei Priori di Fermo, al Palazzo Arringo di Ascoli Piceno, al Convento dei Filippini di Sant’Elpidio a Mare, ecc., solo per citare alcuni esempi a noi vicini.
Spesso allestiti in tempi lontani secondo il gusto dell’affastellamento, più che secondo i criteri della museologia e della museografia, i nostri “piccoli” musei sono dotati di un fascino unico, non facilmente rintracciabile in altre regioni italiane.
Non così alta e qualificata, è invece l’offerta degli spazi architettonici dedicati alle esposizioni temporanee, soprattutto nell’ambito della nuova provincia di Fermo.
Le esposizioni temporanee, sono spesso una occasione preziosa sia per gli esperti che per i visitatori: gli uni hanno la possibilità di approfondire o intraprendere studi storici e scientifici e gli altri possono conoscere ed abbracciare il senso di tali studi.
L’arricchimento personale è sempre garantito laddove la mostra è il risultato di un attento studio scientifico e di una efficace organizzazione. Per questo motivo sono sempre più numerosi i cosiddetti “consumatori d’arte o di cultura”, che trovano motivo di piacevole svago nel visitare una mostra.
In ogni stagione dell’anno, ma soprattutto in primavera e in estate, nel nostro territorio sono numerose le mostre proposte e allestite dalle amministrazioni comunali, dalla Regione, dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, dalle associazioni e fondazioni culturali, ma spesso gli allestimenti devono adattarsi a spazi non idonei o a strutture architettoniche adibite generalmente ad altri usi (culto, convegni, museo, concerti, ecc.), che debbono essere temporaneamente sospesi. E’ il caso, ad esempio, della Sala dei Ritratti del Palazzo dei Priori di Fermo, unico spazio cittadino in grado di ospitare mostre di grande respiro come la prossima “L’Aquila e il Leone”.
Mancano, in sostanza, spazi ampi e flessibili, che sappiano accogliere esposizioni eterogenee e di varia entità. Mancano strutture corredate da idonei depositi, per i materiali d’allestimento da riutilizzarsi in più occasioni, che ospitino anche un bar – ristoro, per non costringere il visitatore a visite troppo veloci, e che abbiano, all’interno, uno spazio da adibire a sala conferenze e un book shop, dove poter acquistare il catalogo della mostra o altri oggetti ricordo.
A Fermo, lo spazio chiamato “Caffè letterario”, ricavato all’interno del Palazzo degli Studi, pur essendo di ottima qualità, non è sufficiente, consentendo soltanto l’esposizione di piccole raccolte. Il nostro capoluogo di provincia, al pari di altre città marchigiane come Ascoli Piceno, Ancona, Urbino, dovrebbe dotarsi al più presto di uno specifico spazio, gestito da personale qualificato, per consentire alle amministrazioni pubbliche e a soggetti privati di investire, con maggiore sicurezza e con risultati qualitativamente sempre migliori, nelle attività di promozione culturale.






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