L'immigrazione, è una delle grandi questioni che segna la civiltà di un paese, ma l'Italia sta regredendo anche da questo punto vista.
Il 'caso Italia' è paradossale per un paese che ha mandato 27 milioni di italiani nel mondo, il numero maggiore tra i paesi europei, e oggi non riesce a darsi una cultura e un diritto delle politiche di accoglienza. Per prendere qualche voto si mandano al macero i diritti dell'uomo e si torna a prima della Rivoluzione francese.
Gli obiettivi dello sciopero di oggi sono tre: una politica industriale che difenda l'occupazione, una "riduzione immediata del prelievo fiscale su lavoratori e pensionati, senza aspettare la fine della legislatura e, appunto, una diversa politica di accoglienza nei confronti degli immigrati".
Ricordiamo che i lavoratori immigrati producono il 10% del Pil italiano e pagano 21 miliardi di contributi, 300mila immigrati sono iscritti alla CGIL .
Vent'anni fa gli italiani avevano un lavoro sicuro e gli immigrati un lavoro precario, oggi gli italiani hanno un lavoro precario e gli immigrati sono ridotti in schiavitù.
Non c'è sfida più difficile oggi di quella contro i pregiudizi, i luoghi comuni, l'intolleranza e la xenofobia.
Il Pacchetto sicurezza rappresenta una pesante incrinatura del profilo della nostra democrazia e della nostra civiltà giuridica.
La propaganda ideologica e xenofoba della Lega e della destra diventa legge dello Stato, e segna un profondo arretramento anche culturale del nostro paese.
Queste norme, prima fra tutte l'istituzione del reato di clandestinità, producono un diritto differenziato per i cittadini stranieri presenti sul territorio, di dubbia legittimità costituzionale che limita fortemente l'esercizio di importanti diritti fondamentali delle persone.
Il fatto che i lavoratori immigrati che perdono il lavoro abbiano solo sei mesi di tempo per trovarne un altro, altrimenti sono condannati ad essere espulsi come clandestini, è anch'essa una scelta irresponsabile tanto più che si tratta di lavoratori che pagano i contributi e hanno diritto ad avere gli ammortizzatori sociali al pari dei lavoratori italiani.
Il fatto che i lavoratori immigrati regolari non riescano a rinnovare il permesso di soggiorno perché la pubblica amministrazione non è in grado di dare una risposta celere alla loro richiesta (i tempi di attesa sono anche di 20 mesi) non fa altro che alimentare l'irregolarità per responsabilità dello stato e non degli immigrati.
Il fatto che il meccanismo dei flussi sia inceppato significa che è quasi impossibile entrare regolarmente, e quindi l'immigrazione irregolare non è una scelta, ma una strada obbligata e necessaria.
Come si può parlare d'immigrazione regolare e qualificata se l'iter del decreto flussi dura più di un anno? E' pensabile che un imprenditore, azienda o famiglia, possa aspettare tutto questo tempo? E cosa offriamo noi agli immigrati regolari, qualificati, che parlano un perfetto italiano, che lavorano, che pagano le tasse, che rispettano le leggi? Offriamo un contesto di discriminazione nel lavoro e nel sociale, non gli consentiamo di votare e non concediamo la cittadinanza neanche per i loro figli che nascono in Italia.
Il diritto di voto e la riforma della cittadinanza, rappresentano un banco di prova per il Governo e il Parlamento, per dimostrare di non essere in preda a un chiaro pregiudizio ideologico.
Una sfida difficile, questa, che non possiamo perdere come paese e come cittadini in tempi di ronde, e di tanti umori sbagliati e irrazionali.
Alla nuova Provincia chiediamo di costituire una consulta per avviare un percorso condiviso con le associazioni di rappresentanza degli immigrati, con le associazioni di volontariato che operano nel campo dell'immigrazione così come è fondamentale che i Comuni incrementino le risorse destinate dai Piani di Zona degli Ambiti Territoriali Sociali per progetti riguardanti l'immigrazione, risorse ancora oggi insufficienti.
(questo testo è stato letto in occasione dello sciopero organizzato dalla CGIL lo scorso 12 marzo, in Piazza del Popolo a Fermo)






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