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  Giovedì, 09 Febbraio 2006

I blog, la tua voce nel deserto

- Riflessioni sull’esplosione di un fenomeno virtuale
Massimo Del Papa



Dicono che la democrazia viaggia sul web, uno dei più convinti è il comico convertito in santone Beppe Grillo di cui si vantano i centomila contatti giornalieri, tutta gente che va sul suo sito per arrabbiarsi, per stare male. Ma un posto “virtuale”, cioè che non c’è ma è come se ci fosse, dove tutti possono dire quello che vogliono mascherandosi dietro nomignoli improbabili, fotomontaggi e notizie incontrollate non è democrazia, non è giornalismo, è tutto fuorché la terra promessa. Ricorda un deserto dove uno può urlare nella morte oppure un talk show in cui tutti strillano e nessuno capisce. In rete la democrazia lascia il posto all’anarchia, il diritto a comunicare si mistifica per diritto a informare che invece non può prescindere da una funzione etica: finché non verranno regole certe, i blog resteranno quello che sono: flatus voci, contenitori dove i fatti veri si mescolano alle “notizie del diavolo”, alle polpette avvelenate. Anche io ho aperto un blog, per poterci infilare gli articoli che mi avanzavano dai giornali, perché sono un grafomane. Quasi subito ho dovuto chiudere l’accesso ai commenti, arrivavano cose deliranti, per lo più di notte e chissà perché quasi sempre da Milano. Uno mi ha scritto: “Volevo uccidermi ma dopo avere scoperto il tuo blog ho trovato una ragione per vivere: odiarti”.
Le diffamazioni viaggiano sui blog, perché “la calunnia è un venticello” e non è che si sia fatta poi grande strada dall’Audacter calumniare, semper aliquid haeret di Bacon, l’umanità ha una indomabile voglia di credere al peggio. Il mio di blog l’ho trasformato in un piccolo giornale quotidiano, un articolo al giorno e c’è pure la rubrica della posta. È un passatempo, uno sfogo, magari un servizio perché mi sforzo di osservare le regole del buon giornalismo: verifica, testimonianza, responsabilità. Ma pretendere, come fanno quelli convinti delle magnifiche sorti e progressive, che basti un computer a cambiare il mondo, vuol dire illudersi, e di brutto. Di solito l’ambizione di quelli che fanno i blog è venire scoperti, uscire dal mondo virtuale ed entrare in quello reale, quello dei giornali di carta. Il più delle volte questi blog si limitano a riprodurre materiale da altri blog, giri giri e ti ritrovi al punto, anzi al blog, di partenza. C’è chi parla del perduto amor, chi delle proprie imprese sessuali, chi della salute, che è sempre la cosa più importante, signora mia. Con l’esplosione del fenomeno, tutti scrivono i blog ma nessuno legge quelli degli altri. Io, vecchio ronzino della cronaca, col computer so fare due cose in croce, è già tanto che riesco a battere e “postare”, cioè pubblicare un articolo sul web: volendo, sono “editore, direttore e redattore di me stesso”, ma in realtà sto nelle mani di mia moglie che mi fa da prontosoccorso blog: ogni tanto combino qualche casino, caccio un urlo e lei accorre. Senza la mia signora sono afasico, altro che democrazia.






gennaio 2012
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