Cofondatrice del movimento umanitario Future Children Project
Un viaggio nato quasi per caso, una prima esperienza in un paese straniero, un successivo biglietto preso sul momento: sono stati questi i primi passi che Cecilia Panichi, 25 anni di Porto San Giorgio, ha compiuto prima di immergersi nell'entusiasmante esperienza del Kenya. Un esperienza che l'ha poi portata alla realizzazione della Future Children Project, un movimento umanitario che grazie al sostegno morale ricevuto dalle tante persone incontrate lungo il “Grande Viaggio”, intende esportare un modello di vita umano nel mondo, senza mai invadere la libertà altrui, credendo nel dialogo e nell'uguaglianza in quanto esseri viventi, senza voler imporre nessun ideale e quanto meno assumere posizioni di rilievo fra le parti.
Cecilia, cosa ti ha spinta ad intraprendere tale viaggio?
”Sono andata in Kenya come turista e ne sono rimasta incantata. Quando vi ho fatto ritorno ho sentito l'esigenza di far qualcosa per quella gente, per una terra che potrebbe dar tanto, una terra che mi ha colpita fin da subito per la sua semplicità, una semplicità che se non la si vive, non la si può capire”.
Quali sono gli scopi di tale iniziativa?
"Intendiamo trasformare i 15.000 metri quadri che abbiamo acquistato a Kakuyuni in uno spazio comune, dove l'intera comunità ne potrà trarre beneficio. Il nostro scopo è quello di potenziare le capacità latenti di ogni individuo per sviluppare una forza motrice volta alla salvezza della specie vivente, attraverso la valorizzazione e la conoscenza delle diversità socio culturali che la madre terra contiene.”
Cosa ti ha spinta a voler rendere partecipe della tua esperienza una realtà piccola e troppe volte chiusa ideologicamente come la nostra?
“Amo la mia terra, e proprio per questo ho voluto far partecipe del mio viaggio quelle persone che molto spesso conoscono la povertà soltanto guardandola in televisione, ma che non sanno cosa voglia veramente dire. E’ vero, la nostra è una piccola realtà, ma grazie alla realizzazione di questo progetto ho potuto incontrare numerosi ragazzi ed adulti che hanno apprezzato il mio lavoro e che vogliono contribuire a far emergere la F.C.P. Questa è per me la prova del fatto che tali tipi di sensibilizzazioni non sono poi come si pensa, ”fini a se stessi”, ma hanno un forte riscontro, soprattutto nel mondo giovanile. Un mondo che ha tanta voglio di fare, ma che troppe volte non sa da dove poter cominciare. Molti, lecitamente, mi hanno fatto notare che anche in Italia abbiamo la nostra Africa, ed io sono cosciente di ciò, ma non voglio sentirmi condannata per il fatto di aver deciso di aiutare il mio prossimo in un altro continente, per il fatto di sentirmi oltre che italiana, cittadina del mondo, un mondo diverso, lontano dalla vita frenetica e dalle tante insulse preoccupazioni che incontro nel mio paese. Un mondo in cui un sorriso donato è già una grande ricchezza.”






/